Redazione - Rassegna sindacale
14 settembre 2018
14 settembre 2018
Nella
scorsa legislatura il Senato ha varato la norma che istituisce la nuova
Commissione antimafia, ma il Codice ancora stenta a muovere passi decisivi.
“L'azione antimafia oggi, però, dovrebbe partire dall'idea che i problemi
possono essere affrontati anche efficacemente purché ci sia una consapevolezza
generale, civile, in grado di determinare la volontà politica di perseguire
determinati obiettivi, sempre”. A dirlo, ai microfoni di RadioArticolo1, è
Nando Dalla Chiesa, sociologo, docente all'Università statale di Milano e
presidente onorario di Libera.
“Non
bisogna fermarsi agli spot, alle presenze formali dentro le commissioni, alle
dichiarazioni davanti alle telecamere – ha continuato –. Ciò che manca alla
politica è la voglia di impegnarsi, cosa che invece spesso accade tra gli
studenti e i ricercatori. Cioè in persone che capiscono che devono dedicarsi a
una causa, sfruttando le capacità specialistiche che posseggono per ottenere
dei risultati”.
C'è poi
un grande lavoro che viene fatto sui territori a partire dai beni confiscati
alla criminalità organizzata, probabilmente i luoghi in cui più si rinforza la
consapevolezza civile di questo Paese. “Parliamo purtroppo di una fetta ancora
piccolissima dell'economia sociale – ha detto Dalla Chiesa –, che però può
diventare un paradigma, e collegarsi con altre forme di economia come il
commercio equo e solidale e il chilometro zero. Un segmento economico che
riesce a essere un punto di riferimento per tanti. In questo momento ci sono
migliaia e migliaia di giovani che stanno facendo un'esperienza importante nei
campi della legalità e che non sono iscritti ad alcuna associazione antimafia”.
Dietro questo movimento, però, servono delle “istituzioni salde” perché, quando
si incominciano ad approvare delle leggi come il codice antimafia, “si crea un
tessuto virtuoso che produce effetti decisivi”.
La
lotta alle mafie, però, non pare esattamente la priorità dell'agenda di
governo: “Non ci sono provvedimenti, impegni, o scelte. Ci sono solo gesti
episodici a vantaggio delle foto sui giornali. Occorrono impegni coerenti che
vadano nella stessa direzione. Innanzitutto bisognerebbe cominciare dal dare
seguito al nuovo codice antimafia e far vivere la nuova agenzia. Rivoluzionare
le burocrazie che si occupano di antimafia sarebbe davvero importante. Ma ancor
più importante sarebbe farlo con qualità professionali di livello. Perché per
fare antimafia servono competenze e un animus pugnandi specifici”.
C'è,
tra l'altro, un passaggio del nuovo Codice che è stato molto contrastato perché
equipara le pene per i reati di corruzione con quelle dei reati di mafia. “Le
due cose, però, vanno distinte – conclude Dalla Chiesa –. Io insisto sempre sul
fatto che dove c'è la mafia la corruzione diventa la sua autostrada, perché
rende tutto più facile e meno necessario il ricorso alla violenza. La
corruzione aiuta a mimetizzarsi. Ma la corruzione non è la stessa cosa della
mafia. La mafia è un potere che si erige contro quello dello Stato, contro le
istituzioni legittime, e questo non va mai dimenticato. D'altra parte, se il
corrotto concorre al successo del mafioso, esiste il reato di concorso esterno
in associazione mafiosa”.

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