Fabrizio Ricci- Rassegna sindacale
14 settembre 2018
Si può
parlare di migrazioni uscendo dalla retorica dell'emergenza e si può ragionare
di come governare un fenomeno complesso senza alimentare paure e intolleranza.
È quello che hanno provato a fare gli ospiti del dibattito sui nuovi cittadini,
a chiusura del giovedì delle Giornate del Lavoro della Cgil (SPECIALE) che si
stanno svolgendo a Lecce. A confrontarsi, coordinati dal direttore di
Radioarticolo1, Altero Frigerio, Stefano Allievi (Università di Padova),
Giuseppe De Giorgi (ammiraglio Marina Militare), Emilio Del Bono (sindaco di
Brescia) e Morena Piccinini (presidente Inca Cgil).
E
proprio quest'ultima ha esordito osservando come “la questione cruciale sia il
riconoscimento degli stessi diritti”. Piccinini ha ricordato come lo scorso 8
agosto, in occasione dell'anniversario della strage di Marcinelle, il ministro
del Lavoro Luigi Di Maio abbia avuto un'uscita “infelice” affermando che la
scelta di emigrare di quegli italiani morti nella tragedia in miniera, non fu
“una buona scelta”. “Ma l'emigrazione non è quasi mai una scelta – ha osservato
la presidente dell'Inca – e quando si è costretti ad emigrare non c'è
condizione peggiore di quella di chi percepisce di non avere gli stessi diritti
degli altri. Questo vale per gli italiani all'estero, per i quali abbiamo
conquistato quella parità, come per i migranti che arrivano oggi in Italia, per
i quali – ha concluso Piccinini – questa uguaglianza dobbiamo garantirla”.
C'è
però un elemento di novità nelle nuove migrazioni, in particolare in quella dei
richiedenti asilo, che arrivano per lo più via mare nel nostro Paese. Lo ha
sottolineato il professor Allievi: “Molte persone immigrate dal Corno d'Africa
fino a pochi anni fa avevano come obiettivo del loro progetto migratorio la
Libia, non l'Europa. Poi – ha spiegato il professore – la Libia è stata fatta
implodere dalla Francia e dall'Europa e allora il viaggio si è allungato, ma
spesso anche oggi non c'è un punto di arrivo preciso, o comunque questo non è
in molti casi l'Italia. Perciò, parlare di nuovi cittadini per questo tipo di
migranti può essere poco corretto, vista la grande flessibilità della mobilità
di queste persone”.
È
quindi importante distinguere con attenzione le diverse tipologie di
migrazione. “A Brescia ad esempio – ha detto il sindaco Emilio Del Bono –
convivono 105 nazionalità diverse, con 37mila immigrati regolari su 200mila. E
chi risiede regolarmente, italiano o meno, per me è un cittadino. Ma il tema
oggi non sono tanto quei 37mila, che di certo non spacciano e non delinquono,
quanto piuttosto i richiedenti asilo, che rappresentano senz'altro un nodo
spinoso”. Per Del Bono infatti è “un'ipocrisia” il fatto che questi arrivino in
Italia per fare richiesta di asilo: “È una grande finzione – ha detto il
sindacato bresciano – alimentata dalle storture della Bossi-Fini, che rischia
di portare al collasso un'istituto fondamentale”. Per questo, ha aggiunto il
primo cittadino, “va incalzato il governo che in realtà sfugge su questo tema”,
perché senza un intervento “se le richieste di asilo verranno respinte avremo
un boom di clandestinità, ovvero fantasmi, non regolarizzabili nelle nostre
città. Si può invece costruire una cittadinanza fatta di nuove persone,
aggiornando una legislazione ormai obsoleta”, ha concluso Del Bono
Anche
secondo Allievi, “non si può lasciare questo fenomeno all’anarchia o, peggio,
alla gestione delle mafie internazionali. Il controllo dei confini, poi, non
può e non deve essere un tema della destra”, ha aggiunto il professore,
sottolineando che “non ci si può illudere di fermare il flusso”.
Così
come non si possono chiudere i porti, ha spiegato l'ammiraglio Giuseppe De
Giorgi, già a capo dell'operazione Mare Nostrum, perché “se il migrante è
salvato da navi dello Stato, di fatto è già su territorio italiano e può
chiedere asilo appena sale a bordo”. Il problema, dunque, “non è cercare di
svuotare il mare con un cucchiaino – ha aggiunto il militare – quanto piuttosto
lavorare ad una stabilizzazione della Libia” e “agevolare l’ingresso legale,
accelerando al contempo l'integrazione di chi è già qui. “Una piccola cosa – ha
esemplificato De Giorgi - potrebbe essere farli entrare nelle forze armate, un
percorso che li qualifichi agli occhi di chi è meno disposto ad accoglierli”.
Lo
Ius soli e il ruolo fondamentale della scuola sono altri due elementi
importanti secondo l'ammiraglio. Che si debba puntare molto sulla formazione,
in particolare quella finalizzata al lavoro, è anche l'idea di Morena
Piccinini: “Abbiamo bisogno di manodopera, ma di manodopera preparata – ha
concluso la presidente dell'Inca – e anche questo è un impegno per il nostro
patronato

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