Lello Saracino- Rassegna sindacale
14 settembre 2018
14 settembre 2018
“La
democrazia è un prodotto chimico instabile, non è data per sempre, non è
costituente ma è determinata dai rapporti di forza della società”. E’ uno dei
passaggi della lectio magistralis svolta da Luciano Canfora, filologo e
storico, nell’ambito nell’ambito delle Giornate del Lavoro della Cgil a Lecce.
L’arte oratoria del professore emerito dell’Università degli Studi di Bari ha
catturato il pubblico del Teatro Paisiello, che ha ascoltato un excursus
storico che ha preso il via dalla Rivoluzione Francese e non ha risparmiato
l’attuale situazione politica.
“La
democrazia intesa come potere di tutti si è scontrata come visione con sistemi
di suffragio che per lungo tempo hanno interessato solo la popolazione
maschile, peraltro con alcune specifiche che potevano essere il grado di
alfabetizzazione o l’appartenenza sociale. Uno dei casi è quello del cosiddetto
voto plurimo, il cui scopo era quello di proteggere chi possedeva la ricchezza
dal pericolo di un parlamento elettivo guidato da lavoratori e quindi
potenzialmente ostile. Così il voto del proprietario valeva dieci volte quello
del contadino o dell'operaio”.
Ma
anche laddove, come in Germania e Austria, si sperimentava il suffragio
universale, sempre maschile, spesso il movimento democratico socialista
risultava essere minoranza. Di fatto, per lo storico, “una negazione della
democrazia del popolo”. Si affermano altresì scuole di pensiero elitiste che
sostengono “la ferrea legge delle oligarchie, anche all’interno delle strutture
di partito socialdemocratiche, per cui le minoranze organizzate risultano
irresistibili”.
Lo
stesso Gramsci nei Quaderni “parte dalle teorie che affermano l’inevitabilità
del dominio elitista, ma – rinchiuso ormai da anni in carcere – osserva come le
elezioni alla fine siano un terminale dei rapporti di forza nella società. Se
le forze dominanti perdono è perché non hanno saputo utilizzare la presa che
avevano sul popolo”. Un riferimento al risultato delle elezioni del 1919, che
vedono eletti 150 deputati socialisti e cento del Partito Popolare, senza che
questo conduca a un governo. Una fase di stallo che si prolungherà fino al 1921
“e porterà poi al voto del 1924, segnato dalla legge Acerbo con la vittoria del
listone liberal-fascista”. Era la risposta all’avanzata del socialismo.
Dopo il
ventennio fascista e la vittoria della Resistenza nella guerra di Liberazione,
“nasce la speranza di una democrazia di tipo nuovo. Alla visione del capo della
Consulta, Ferruccio Parri, che fa coincidere la democrazia con la giustizia
sociale, si contrappone quella conservatrice di democrazia come ‘regole del
gioco’. Su questo scontro si scrive la Carta Costituzionale che fa propria
l’impostazione di Parri e delle forze della sinistra. Una visione – aggiunge –
cui aderisce in prima istanza anche Bobbio”. Al filosofo, storico e politologo
italiano, Canfora dedica un lungo passaggio, suddiviso in tre fasi storiche e
date snodo. Nel '75, trentennale della Liberazione, Bobbio tiene una lezione
alla Statale di Milano “dove parla di democrazia come sinonimo di diritti
sociali, uguaglianza effettiva e formale. È il biennio delle giunte rosse nelle
regioni e nelle gradi città. Nel 1985 torna su un’idea di regole minime del
gioco”, fino al 1994, all’ascesa di Berlusconi, “quando scrive 'Destra e
Sinistra' richiamando l’attualità dei valori della Rivoluzione francese, dove
il faro della cultura democratica è l’uguaglianza”.
Uno
sguardo calato sull’oggi, in cui “il richiamo all’unità è minato da divisioni
religiose, dal razzismo, da una destra fascista che addita il falso nemico
nell’immigrato per aizzare il povero. Così, oggi l’internazionalismo riguarda
solo il capitale finanziario". Per Canfora possiamo e dobbiamo
contrapporci a una situazione così drammatica come quella che stiamo vivendo
"iniziando a chiamare le cose con il proprio nome". Ad esempio,
"dicendo che chi coniuga nazional razzismo e welfare-state sta costruendo
le fondamenta del fascismo”. Serve un capovolgimento di prospettiva “che non è
bloccare i porti, ma pensare che una umanità unita europea e africana potrà
darci nel futuro pagine di libertà e dignità”.

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