martedì 4 settembre 2018

ITALIA Manovra economica: Salvini si mangia Di Maio.


Alessandro Cardulli - JOBnews
05 Settembre 201


Ora l’intento è più chiaro se ce n’era bisogno. Salvini ovviamente non l’ha detto in maniera esplicita ma la manovra, a partire dall’aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, scadenza 27 settembre e poi il Bilancio per il 2019, fine ottobre, sarà l’occasione per mangiarsi l’alleato Di Maio. I sondaggi, se ce ne fosse stato bisogno, spingono il vicepremier e ministro dell’Interno, che si occupa di tutto e di tutti, ad accelerare l’operazione. L’occasione del vertice della Lega sull’economia che si è tenuto al Viminale, messo su in quattro e quattr’otto, ma non c’era niente di improvvisato, ha delineato a tutto tondo lo scenario politico dei prossimi mesi. O meglio della intera legislatura. Salvini è stato chiarissimo. Al termine della riunione  è stato molto parco di parole, cosa che in genere non avviene. Poche parole, dicevamo, ma molto chiare. Poche parole per non disperdere l’obiettivo che la Lega si è posta, accelerare, dare una sterzata al programma di governo, rendere ancora più chiaro che nella alleanza con i Cinque stelle, c’è un capo e un gregario. Il capo, ovviamente, è lui, il gregario Di Maio.
Numeri, conti, tempi, il  cronoprogramma spalmato su tre anni
 Salvini ricostruisce la riunione con i responsabili economici, sottosegretari, vice ministri, esperti, si fa per dire, affermando: “Abbiamo discusso su numeri, conti e tempi per realizzare nell’arco della legislatura le nostre proposte per famiglie e imprese: flat-tax,  smantellamento della legge Fornero, pace fiscale (leggi condono, ndr),  chiusura delle liti con Equitalia, meno burocrazia per aziende e partite IVA, eliminazione delle accise più vecchie sulla benzina, interventi a favore dei Comuni, grande piano nazionale di manutenzione ordinaria e straordinaria”. C’è tutto e anche di più. Anzi non tutto, perché la parola Ilva non è mai stata pronunciata. Il capo leghista dosa le parole. Per la seconda volta, nel giro di poche ore, elimina dal programma di governo il reddito di cittadinanza, il fiore all’occhiello, la promessa sulla quale l’altro vicepremier, Di Maio, ha centrato tutta la campagna elettorale. Non solo. Mentre il pentastellato va promettendo che da subito prenderà corpo il sostegno a chi non ha lavoro, a chi è povero. Salvini, non solo non nomina neppure il cavallo di battaglia dei pentastellati, ma indica una specie di tabella di marcia, un cronoprogramma da realizzare nell’arco del triennio.
La sfida del capo leghista. Il governo nasce per durare a lungo
Dice il Salvini “siamo persone serie e il governo nasce per durare a lungo”. Verrebbe da dire campa cavallo che l’erba cresce. Il vicepremier non ha fretta, diluisce gli interventi nel tempo.  Poi, magari, dirà che ci hanno provato ma il destino cinico e baro non ha consentito di dare attuazione alle promesse elettorali. Magari dando la colpa a quelli che stanno a Bruxelles, alla Commissione europea. Argomenti da campagna elettorale per mascherare il vuoto politico di cui danno prova personaggi come Di Maio e Salvini. Dimenticavamo che esiste anche un presidente del Consiglio che si chiama Conte che per “problemi personali” buca una riunione del Consiglio dei ministri, da lui stesso convocato. Imitato dal Di Maio, il quale invece che recarsi a Palazzo Chigi se ne è andato a Foggia, se non andiamo errati. Oggi Conte ha convocato un vertice dell’esecutivo per fare il punto sulla questione dei migranti. Non sappiamo se Salvini si sia presentato, così come Toninelli, il ministro che obbedendo al capo leghista ha bloccato i porti,  il quale era impegnato  a riferire alle Commissioni parlamentari Affari Costituzionali e Bilancio su come vanno, o meglio non vanno proprio, le cose a Genova. Ne parliamo in altra parte del giornale. Non sappiamo neppure come sia andato questo “vertice” dell’esecutivo. Loro, i chiacchieroni, sembra che improvvisamente abbiano perso la parola. Non ci sono notizie, né dichiarazioni, al momento in cui scriviamo. Poche parole anche al termine della riunione dei leghisti. Poche ma molto interessanti. Si sta delineando il quadro programmatico che verrà delineato nella Nota di aggiornamento al Def.
Previsto un nuovo vertice dei leghisti poi l’incontro con Di Maio e Tria
Mentre il ministro Toninelli, appunto ministro delle Infrastrutture, rispondeva al Parlamento su come affrontare l’emergenza Genova, Salvini ribadiva che il capotreno era lui, che il programma lo dettava lui, che una seconda riunione  con i responsabili economici, avrebbe definitivamente messo a punto il programma di legislatura. L’orientamento, hanno detto alcuni dei partecipanti alla riunione, è quello di posticipare le grandi opere e di partire dalle misure urgenti per la manutenzione del territorio. L’agenzia Dire ha avuto modo di intervistare alcuni dei partecipanti alla riunione. “Per ogni riforma in cantiere contenuta nel  contratto di governo occorrerà capire quali saranno le risorse sul tavolo”. Un avvertimento, senza mezzi termini rivolto al Di Maio. La fonte Dire precisa che “quella di oggi è stata una prima riunione per inquadrare le aree dove intervenire maggiormente. Poi ci sarà un secondo step per definire proposte, gli obiettivi economici, in vista della prossima legge di bilancio. Si arriverà così ad un incontro con il Movimento 5 Stelle e il ministro Tria”. La solita fonte ha fatto presente che “Il ministro Tria vorrebbe portare il deficit al 2%, io dico che possiamo fare un po’ di più”, riprendendo quanto affermato ieri da  Salvini. Il vicepremier infatti aveva sostenuto che si poteva “sfiorare” il 3%, “dolcemente”. Oggi ha detto che “ rispetteremo il 3%”. Aveva anche affermato che la dolcezza era una caratteristica dei  leghisti. Non la pensano così, ne siamo certi, i 170 migranti  che per volontà di Salvini sono stati tenuti, quali ostaggi, a bordo della Diciotti. E l’elenco potrebbe essere molto lungo. La parola umanità non trova sede in casa leghista..

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