Alessandro Cardulli – Jobnews
18 settembre ’18
Non ce l’abbiamo fatta a seguire
per l’intera durata Otto e mezzo su La7 condotto da Lilli Gruber. L’annuncio
che aveva preceduto la messa in onda del programma dedicato a Salvini Matteo,
vicepremier, ministro dell’interno era di quelli che ti costringono a sederti
di fronte al video. Il Salvini infatti era stato protagonista di un attacco a
trecentosessanta gradi nei confronti del Parlamento europeo che aveva votato a
favore della adozione di sanzioni nei confronti del suo grande amico, il
leader ungherese Vicktor Orban, il capo del quartetto di Visegrad di cui fanno
parte oltre al lui, i capi bastone di Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca,
tutti nazionalisti, antimigranti, razzisti e chi più ne ha più ne metta.
Salvini al termine di una riunione tenuta a Vienna aveva dichiarato: “Le
sanzioni contro l’Ungheria sono un atto politico, una follia di quell’Europa di
sinistra che non si rassegna al cambiamento e sono convinto che tra qualche
mese ci troveremo a governare l’Europa in compagnia di Viktor Orban”. Una
dichiarazione di guerra aperta nei confronti della Unione Europea e l’annuncio
che alle prossime elezioni europee la Lega si troverà a fianco di Orban. Una
dichiarazione che chiamava in causa di fatto il governo gialloverde di cui il
Salvini porta le massime responsabilità insieme all’altro vicepremier, Giggetto
Di Maio, leader dei Cinquestelle.
I due big del giornalismo:
Salvini è il comunicatore ma a governare sono i pentastellati
Nel silenzio del presidente del
Consiglio Conte, la dichiarazione di Salvini diventava la notizia del giorno.
Tanto più che due “big” del giornalismo italiano, sempre presenti nei talk
show, come Antonio Padellaro, già direttore e fondatore del Fattoquotidiano,
che il direttore Travaglio ha schierato con i Cinquestelle, e Paolo Mieli,
autorevolissimo editorialista del Corriere della Sera lo “storico” per
eccellenza della Rai, già direttore de La Stampa e subito dopo proprio del
Corriere della Sera. In particolare in questi ultimi tempi si è fatto notare
per aver preso posizione contro coloro che usano la parola “barbari”, storie di
13 secoli fa ha detto il Mieli, per definire i leghisti e il Di Maio. Non è un
caso che l’editore de La7 sia anche l’editore del gruppo Corriere della Sera.
La loro presenza in trasmissione, insieme ad
una giornalista di Al Jazeera, Barbara Serra, se non adiamo errati,
corrispondente da Londra, nota per le comparsate quale esperta di politica
estera sulle nostre tv era un invito a nozze. Vista anche la professionalità di
Lilli Gruber c’era da aspettarsi un
confronto scoppiettante, con la partecipazione anche di Gene Gnocchi che
annunciava il ritorno del programma di Floris di cui lui fa parte.
Decadenza del nostro giornalismo.
Silenzio sulle notizie che non piacciono agli editori
La nostra aspettativa non è
andata delusa. Purtroppo, però, ci ha confermato la decadenza del nostro
giornalismo. Fino al momento in cui, disgustati, abbiamo cambiato canale, non
una parola era stata detta a proposito delle dichiarazioni di Salvini, del suo
schierarsi apertamente con la peggiore destra europea, della alleanza di
governo con Orban per la conquista del Parlamento europeo. Non solo, sia
Padellaro, per inciso ricordiamo essere stato anche direttore de L’Unità su
indicazione di Furio Colombo, di fatto dimissionato dalla direzione del
quotidiano di cui ora è direttore Travaglio, sia Mieli sostengono una singolare
tesi. Anzi due singolari tesi. Lasciamo da parte la giornalista di Al Jazeera,
che ha annunciato all’inizio della trasmissione che lei era d’accordo con
quanto affermato da Salvini a proposito del governo con Orban e che aveva
risposto agli attacchi che gli sono stati portati in particolare dai Commissari
della Ue, l’ultimo dei quali dal francese Moscovici, il quale aveva parlato a
proposito della situazione politica e del governo gialloverde affermando che in
Italia non c’è un Hitler ma ci sono tanti piccoli Mussolini. Padellaro e Mieli
l’hanno presa proprio male. La Gruber non aveva dato neppure notizia
dell’annuncio di Salvini sulla alleanza con Orban. Così come non è stata data
neppure una frase dell’intervento del presidente della Bce, Mario Draghi, che
aveva rivolto pesanti critiche al comportamento dell’Italia anche alla luce
della sempre più complicata vicenda relativa alla manovra di Bilancio.
Padellaro ha lanciato l’idea che Salvini sia il “leader” della comunicazione ma
che la verità, la sostanza sia un’altra. Anche lui ha criticato chi accusa
Salvini per le posizioni che sta sostenendo in campo europeo ma sulle cose da fare ha battuto la grancassa a
sostegno del Di Maio, l’operatore in campo, il deus ex machina visto che “Funziona
di più l’asse Tria-Moavero-Conte”. Insomma il problema dei migranti, la carta
che gioca Salvini, la paura del diverso, del nero, il sequestro dei migranti a
bordo della Diciotti, sarebbero cosette da niente.
Quali sono gli interessi del
Fattoquotidiano. Il rapporto fra Lega e M5S
Comprendiamo che è interesse
primario del “Fattoquotidiano”, di portare in grande evidenza i problemi del
Bilancio, facendo intendere che nel “contratto di governo” a prevalere sono le
questioni economiche e sociali, il lavoro, le pensioni, le tasse, tutta roba che
troverebbe in primo piano i pentastellati. Gli ha fatto da spalla, o forse, è
stato proprio il Mieli a dare il la a questa visione idilliaca del rapporto fra
Lega e M5S, quando ha affermato che “sin qui i provvedimenti adottati dal
governo sono stati portati avanti dal M5S”. Ancora: “Questo esecutivo verrà
giudicato come esecutivo dei Cinque Stelle”. Poi, forse rendendosi conto di
essersi troppo esposto ha detto di non condividere il programma di governo.
Sarebbe interessante conoscere l’opinione, tanto per dirne una, dei big del
giornalismo onnipresenti nelle televisioni, nelle radio su “affarucci” come la
cacciata, di fatto, di Nava dalla presidenza della Consob, da quanto sta
avvenendo alla Rai, dove le cariche importanti, a partire dal presidente, sono merce
di scambio, per future alleanza fra berluscones e leghisti nelle elezioni
regionali e nei comuni, la minaccia di cacciare i funzionari, vincitori di
concorsi, che dirigono i ministeri, l’occupazione delle aziende pubbliche,
l’attacco ormai giornaliero ai magistrati che fanno il loro dovere. E si
potrebbe continuare. Abbiamo troppa stima di colleghi come Padellaro, Mieli,
Lilli Gruber. Siamo certi che troveranno il modo per raccontare un’altra
storia.

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