Carlo Ruggiero – Rassegna sindacale
18 settembre ’18
Quale idea di Europa per il
futuro? Come uscire dalla crisi di
credibilità e resistere alle spinte antieuropeiste che investono il vecchio
continente? Quale strada intraprendere per istituzioni comunitarie che siano
meno lontane dai cittadini? A queste non certo semplici domande ha cercato di
rispondere l’incontro che si è svolto a
Lecce nell'ambito delle Giornate del lavoro della Cgil dal titolo “Democrazia è
di nuovo Europa”.
Ora per molti non è più così, ma
la parola Europa un tempo evocava un
sogno. “E io ancora sogno l’Europa - ha
detto il ministro per gli Affari europei
Paolo Savona -. L’errore è stato commesso quando l’Italia fu costretta a
firmare il trattato di Maastricht senza puntare all’opting out (clausola di
esenzione ndr) come fece l’Inghilterra. Il fatto è che dovevamo prima preparare il Paese per poi entrare nei
vincoli di una moneta”.
Il ministro ha recentemente
inviato a Bruxelles il cosiddetto “Piano
Savona” per l'Europa, un documento di 30 pagine che si intitola "Una
politeia per un'Europa diversa, più forte e più equa”. “In quel testo - ha
affermato - è chiaro che non vogliamo decidere se stare o meno nell’euro, il
problema è come starci. L’altro grave errore fatto dall’Europa è stato decidere
che il regolamento del mercato e la moneta unica sarebbero stati nei poteri
dell’Unione, mentre la politica fiscale sarebbe rimasta nei poteri dei singoli
Stati, ma condizionata da parametri stringenti”. Quello, per Savona, è stato “il momento di rottura”. Questa mancata politica fiscale “crea problemi
difficili da risolvere”, ma “noi dobbiamo risolverli, anche se nei trattati europei
mancano gli strumenti per raggiungere gli obiettivi”.
Il problema di una mancata
politica fiscale unitaria, è stato confermato anche da Innocenzo Cipolletta,
presidente Assonime. “ Io non sono un fanatico delle grandi architetture - ha
detto -, e ho sempre pensato che
l’Europa dovesse andare avanti per strappi, confidando che la politica
avrebbe trovato di volta in volta le
soluzioni per andare avanti. E così è successo”. Per Cipolletta, infatti,
l’Unione è mancata soprattutto con la crisi del 2008. “In quell’occasione,
avremmo dovuto fare una politica fiscale espansiva, come hanno fatto gli Stati
Uniti. Invece abbiamo accettato dei disavanzi enormi e poi è arrivata la
mazzata della Grecia. L’Europa che io sogno deve puntare sulla domanda interna,
invece che sulla competitività". Questo, a detta dell’ex direttore
generale di Confindustria, "significa abbassare salari, tassi e contributi
sociali, esportando di più, ma deprimendo la domanda interna". La Germania
è un caso esemplare: “Non cresce ed esporta moltissimo. La stessa cosa sta
succedendo in Italia e Francia. L’Europa deve ribaltare questa impostazione,
puntando su investimenti e consumi interni, partendo dalle infrastrutture”. In
questo modo, ha concluso, “potremo avere dei cittadini che tornino a credere
nel sogno europeo, non solo costretti a tirare la cinghia”.
Un approccio diverso è anche
quello che chiede la Cgil. “Serve una sorta di ribaltamento delle prospettive -
ha confermato la segretaria confederale Gianna Fracassi -. Per questo il documento
del ministro Savona è largamente condivisibile, soprattutto quando si parla del
ritorno all’economia della conoscenza, con investimenti in ricerca che devono
esser scorporati dai calcoli dei parametri”. Le politiche degli ultimi anni
hanno invece tradito il sogno europeo, “minando le basi sociali di condivisione
dell’Unione”. “In piena crisi – ha continuato Fracassi – queste scelte hanno
aumentato le disuguaglianze, soprattutto nel Sud Europa. Nonostante ciò, si è
proseguito con interventi dagli effetti deflattivi che oggi determinano una
condizione drammatica. Non si è tenuto conto dei bisogni delle persone e
dell’esigenza di politiche che potessero rispondere a questi bisogni”. Per
questo oggi l’Europa è percepita come lontana. Soprattutto in Italia, che è
stata spesso “più realista del re”, applicando politiche neoliberiste non
sempre richieste, “come nel caso del fiscal compact”.
Oggi, anche solo parlare di
Europa è difficile. Anche perché è stata spesso “usata come capro
espiatorio per le scelte dei governi. È
questa la grave responsabilità della classe politica di questo Paese. I
sovranismi e le spinte xenofobe che attraversano il continente sono il frutto
avvelenato di queste scelte”. Per dare
forza all’utopia europea, ha concluso Fracassi, “bisogna ripartire da
discussioni come queste. Anche se nel governo ci sono posizioni molto diverse
da quelle espresse da Savona. Io spero che prevalga il dialogo e non l’esigenza
di una campagna elettorale permanente”.

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