Alessandro Cardulli – Job News
21 settembre ’18
Come
in un western stiamo assistendo all’assalto alla diligenza che si chiama
aggiustamento del Documento di economia e Finanza e messa a punto del Bilancio
dello Stato. Siamo alla stretta finale. Mancano pochi giorni alla presentazione
alle Camere del Def e anche per quanto riguarda il Bilancio i tempi sono
stretti, metà ottobre. I numeri ballano, a volte un valzer lento, con
dichiarazioni sempre sfumate da parte dei due vicepremier, Salvini e Di Maio,
che fanno di tutto per apparire compatti, uniti, con il premier Conte che ora
si scopre populista, in quanto avvocato
del popolo e alza i toni per far apparire che conta qualcosa, invia un
messaggio anche al ministro Tria per quanto riguarda il deficit. Già, il
deficit, quell’1,6% sul quale si è impegnato il ministro dell’Economia, ora sta
ballando. Così come l’asticella del 3% nel rapporto deficit-pil sembra non
reggere. Una situazione sempre più confusa, tanto che Cgil, Cisl, Uil hanno
chiesto un incontro al governo per discutere l’impostazione del Bilancio, di
cui parliamo nel seguito dell’articolo. Ogni giorno una notizia, con
valutazioni diverse che vengono da Lega e M5S. La manovra in alto mare. Con il
presidente del Consiglio che si barcamena nella polemica, non sotterranea fra
Di Maio e Salvini. Dopo aver incontrato a Palazzo Chigi i capigruppo M5S, D’Uva
e Patuanelli, ha affermato: “Abbiamo ragionato della necessità che la riforma
del reddito di cittadinanza, che sarà inserita nella manovra, abbia un impatto
significativo sul piano sociale”. Non l’ha detto ma si è capito che era una
risposta a Di Maio al quale preme solo che nella manovra abbia un posto di
rilievo questo “reddito” per non
rimanere dietro a Salvini che si vuole aggiudicare flat tax e smantellamento della legge Fornero sulle
pensioni, non si sa bene per andare dove.
Il
ministro del Lavoro. Non si sfora il 3%, come chiede la Ue. Ma non è vero
Non
è un caso che proprio mentre Conte assicurava i capigruppo pentastellati,
lasciando intendere che occorre rivedere i numeri, deficit in testa, dalla Cina
il vicepremier Di Maio lanciava un messaggio molto chiaro, diretto in primo
luogo a Tria: “Occorre attingere un po’ di deficit per far rientrare il debito
l’anno dopo o tra 2 anni. È questa la nostra intenzione – ha affermato il
vicepremier – tenendo i conti, senza voler fare nessuna manovra distruttiva
dell’economia. Non possiamo aspettare 2 o 3 anni per mantenere le promesse”.
Appunto, il reddito di cittadinanza in primo luogo. Le risorse per realizzare
gli obiettivi che il M5S si era posto in campagna elettorale per il ministro
non sono introvabili: “I soldi ci sono. Bisogna modulare il deficit per
soddisfare i bisogni degli italiani. È un lavoro che stiamo facendo”. Il
vicepremier ha tenuto ad assicurare che il tetto del deficit imposto
dall’Unione europea non sarà sforato: “Ci sono 2 cose che posso assicurare fin
da adesso: che non si toccano i diritti essenziali dei cittadini e che non si
sfora il 3%”. Ma non è vero, i numeri
parlano chiaro. Le priorità per il ministro del Lavoro sono tre: “Flat tax,
reddito di cittadinanza e superamento della legge Fornero”. E i soldi dove li
troviamo? Dice Di Maio: “Li troviamo dai tagli, sì c’è tanta roba inutile da
tagliare nel bilancio dello Stato, ma qualora non si dovessero trovare tutti i
soldi dai tagli, noi sappiamo che nei prossimi anni potremmo tagliare tanti
altri sprechi e mandare a regime tutte le risorse che servono per queste iniziative”. Rincara la dose la
sottosegretaria Castelli che attacca il ministro Tria al quale dice “vorrebbe
mantenere il rapporto deficit/pil all’1,6%. Un tetto che non è sufficiente.
Vorrebbe dire non fare quasi niente, a meno che non si facciano solo tagli”.
Servono
15 miliardi in più di quanto previsto
nella impostazione del Bilancio
In
realtà se facciamo un po’ di conti per dare attuazione alle promesse elettorali
sarebbero necessari circa quindici miliardi in più di quanto previsto dal
ministro Tria, sarebbe necessario un punto di Pil in più, scompaginando i conti
impostati dal ministro dell’Economia. Ma il ministro Tria ha ribadito, lo ha
fatto sapere anche ai Commissari Ue, che non intende venir meno agli impegni
presi e ribaditi, non sforando il 3% e
mantenendo il rapporto debito-Pil all’1,6 % Dal canto suo Salvini sembra estraniarsi dal
dibattito su deficit, Def, Bilancio. Flat tax e superamento della legge Fornero
sono due punti irrinunciabili per il capo leghista. Li sente già in tasca. E
esulta.
Brambilla,
economista, vicino alla Lega sconfessa Salvini e le sue “litanie”
Ma
c’è un fatto nuovo. In un convegno al Cnel, Alberto Brambilla, presidente del
Centro sudi e ricerche itinerari previdenziali, un “tecnico” vicino alla Lega
per quanto riguarda i problemi della previdenza, ha ribadito “la propria
contrarietà su reddito e pensione di cittadinanza”, su cui – dice – “basta
continuare la litania. Non è così che si risolvono i problemi. Peraltro –
aggiunge – il reddito di cittadinanza non è una novità, è stato già
sperimentato con il reddito minimo di inserimento lanciato da Livia Turco nel
1998 ed è già fallito”. Brambilla propone “incentivi per nuove assunzioni a
tempo indeterminato, diretti in particolare ad under29, donne 50enni e in
generale over56 che faticano ad essere reinseriti nel mondo del lavoro”.
Incentivi “pari al 130% del costo lavoro per i primi 2 anni, che poi scendono
di 5 punti ogni anno successivo”, per una durata di “sei anni”. Una proposta che,
afferma, si concretizza in un credito d’imposta e che è alternativa agli sgravi contributivi finora
previsti. “Solo se aumentiamo l’occupazione – sottolinea – possiamo mettere in
sicurezza i conti dello Stato e le pensioni”. “In Italia il 55% del totale
della spesa pubblica è già indirizzato in politiche sociali, ossia in pensioni
– che sono in equilibrio -, sanità e assistenza sociale. Le famiglie italiane
sono in sofferenza perché manca il lavoro, i figli non lo trovano, i mariti lo
perdono. Se proprio vogliamo aiutare le famiglie dobbiamo fare due cose:
razionalizzare la spesa assistenziale, che ormai ha quasi raggiunto la spesa
netta per pensioni, e mettere risorse per sostenere l’occupazione”, con
incentivi ad hoc. Brambilla afferma che “il ministro dell’Economia Tria ha
perfettamente ragione a mantenere la sua posizione, a mantenere la barra dritta
sui conti pubblici. I mercati internazionali ci guardano”. Il problema,
prosegue, è che “manca il lavoro. Bisogna sostenere l’occupazione con incentivi
per nuove assunzioni”.
Camusso
(Cgil): il grande tema del Paese si chiama investimenti
È
in questa situazione confusa, con Cinque stelle e Lega che si muovono secondo i
propri interessi elettorali, fanno di nuovo promesse in vista delle europee
che, come abbiamo detto all’inizio dell’articolo, intervengono i sindacati.
Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, rispondendo alle domande dei
giornalisti, a margine di un convegno sulla Sanità che si è svolto a Salerno,
afferma: “Sarebbe importante che si capisca qual è il progetto che hanno perché
fino ad ora non è assolutamente chiaro come intendono far ripartire un Paese.
Penso, per esempio, al tema degli investimenti e delle opere che vengono messe
in sospensione invece che favorire i cantieri. È sempre più importante creare
lavoro che determinare norme di assistenza”. Lo
scontro tra i ministri Tria e Di Maio – sottolinea Camusso – “è figlio
evidentemente di una sommatoria di rivendicazioni che sono tra di loro contraddittorie”.
Poi annuncia che insieme a Cisl e Uil è stato chiesto al governo un incontro
sulla impostazione della legge di Bilancio e sottolinea che “se il centro
dell’impostazione della legge di bilancio continua a essere la flat tax e la
riduzione delle tasse a chi ha di più, non andiamo lontano”. Camusso, inoltre,
ha evidenziato che il “grande tema del Paese si chiama investimenti che non
sono soltanto infrastrutture. Investire in Welfare è la prima necessità che c’è per rimettere su un profilo
d’uguaglianza questo Paese e generare una risposta sociale”.

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