Redazione – Rassegna sindacale
21 settembre ’18
Tragedia
del lavoro, questa mattina ad Arezzo, dove due impiegati dell'Archivio di Stato
hanno perso la vita in seguito alla fuga di un gas inodore, l’argon. Le due
vittime (Piero Bruni e Filippo Bagni) erano scese in un ripostiglio per un
controllo, dopo che era scattato l’allarme antincendio nell’edificio. Un terzo
impiegato è intossicato.
“Quando
è scattato l'allarme – ricostruisce l’agenzia Adnkronos – i due impiegati sono
scesi nel piccolo locale dove si trova la centralina dell'impianto per
verificare l'accaduto. Nel locale sarebbe avvenuta la fuga del gas che avrebbe
saturato l'ambiente provocando la morte di due impiegati, caduti a terra dopo
aver perso conoscenza. I colleghi di lavoro, insospettiti dal mancato rientro
in ufficio di Bruni e Bagni, sono andati a cercarli. Sarebbe stato il
centralinista ad avvisare un altro collega che è sceso nel locale e ha trovato
i due impiegati distesi sul pavimento privi di sensi. Il terzo impiegato –
ricostruisce ancora l’agenzia – ha risentito anche lui degli effetti
dell'argon, ma è riuscito ugualmente a chiamare i soccorsi. In breve tempo sono
arrivati i vigili del fuoco e i sanitari del 118 che hanno praticato sul posto
il massaggio cardiaco, ma non c'è stato nulla da fare e i due impiegati sono
giunti morti in ospedale. Il terzo impiegato è stato trasportato al pronto
soccorso per accertamenti”.
Le
due vittime “si sono trovate in un ambiente saturo di argon rimanendo
intossicate: il gas non provoca scoppi, ma brucia l'ossigeno”. Lo ha spiegato
all’Ansa il dirigente dei vigili del fuoco di Arezzo Roberto Tommasini.
Immediata
la reazione dei sindacati di categoria e territoriali, che stigmatizzano la
gravità dell’episodio. La Fp Cgil nazionale “esprime tutta la propria vicinanza
e solidarietà alle famiglie dei lavoratori morti sul lavoro nell’Archivio di
Stato di Arezzo – si legge in un comunicato –. Quanto alle cause che hanno
determinato questo gravissimo episodio e alle eventuali responsabilità
aspettiamo gli accertamenti della magistratura, ma c’è un problema di sicurezza
che ormai avvolge da troppo tempo i luoghi della cultura”.
Un
problema di sicurezza, aggiunge la categoria della Cgil, “derivante dai mancati
investimenti, dai tagli ai bilanci che hanno inciso sulle spese di manutenzione
ordinaria e dall'insostenibile leggerezza con la quale si bypassano le misure di
sicurezza in nome delle politiche di valorizzazione”. Come Fp Cgil, aggiunge,
“abbiamo denunciato, inascoltati, gli effetti di politiche che hanno fortemente
indebolito i cicli di tutela e manutenzione del nostro patrimonio culturale,
non dobbiamo aspettare i morti sul lavoro perché questo tema diventi centrale
nella coscienza collettiva”.
Per
la Funzione pubblica Cgil “serve da subito un piano straordinario di messa in
sicurezza del patrimonio, dei lavoratori e dei cittadini che ne fruiscono e
serve una riflessione profonda sugli effetti di politiche che hanno inciso in
maniera negativa anche sulla percezione collettiva, inducendo a pensare che le
misure di tutela e conservazione fossero un freno alla valorizzazione dei
nostri luoghi della cultura. Non è così e la vicenda drammatica e profondamente
triste che ha colpito i lavoratori dei Beni culturali evidenzia un declino
apparentemente inarrestabile che interessa il settore degli Archivi di Stato,
fondamento della memoria storica del nostro paese, ma poco appetibile al
mercato della valorizzazione”, conclude.
“È
necessario agire e dare risposte concrete. Forse qualcuno si è assuefatto ai
morti e agli incidenti sul lavoro, eventi che provocano reazione e cordoglio
per lo spazio di alcuni giorni. Noi no”. Lo dicono in una nota le federazioni
di categoria Funzione pubblica di Cgil Cisl e Uil di Arezzo. “Non solo non
siamo assuefatti, non solo non siamo soddisfatti delle risposte che ci vengono
dalle istituzioni, ma siamo assolutamente determinati a confermare la vita e la
sicurezza nei luoghi di lavoro quale nostro fondamentale e prioritario
impegno”, aggiungono. I sindacati sottolineano come con la tragedia di oggi “si
è fatto un ulteriore passo verso il baratro. La conferma è che non sono a
rischio solo i tradizionali settori manifatturieri, ma anche gli altri, quelli
genericamente indicati come ‘dietro una scrivania’”.
Non
più tardi di quindici giorni fa, ricorda la nota, avevano chiesto al prefetto
la “riattivazione del tavolo sulla sicurezza nel lavoro”, una richiesta oggi
confermata a tutte le istituzioni perché “la difesa della salute e della vita
nei luoghi di lavoro sia assunta come priorità”: per i sindacati, che esprimono
le loro condoglianze alle famiglie dei due dipendenti morti, la sicurezza non può
essere una variabile “non dipendente da nulla e da nessuno, tanto meno da
ragioni di profitto o di scarsità di risorse”.

Nessun commento:
Posta un commento