Giulia Mietta – Il manifesto
21 settembre ’18
La
Gronda di ponente, da progetto «inutile e possibilmente da abbandonare» a
qualcosa che «se si deve fare si farà». Nel giro di un mese è talmente mutata
la posizione del ministro dei trasporti e delle infrastrutture Danilo Toninelli
che c’è da aspettarsi un’ulteriore svolta grandoperista dagli esponenti di
governo del M5S. All’inizio di agosto, durante un’audizione alla camera,
Toninelli aveva dichiarato che «la Gronda, come il terzo valico» erano in «un
elenco di opere da sottoporre a revisione complessiva, inclusa l’ipotesi di
abbandono». Al contrario l’affermazione di ieri, durante l’inaugurazione del
Salone Nautico di Genova, è di apertura e fa il paio con quanto dichiarato
qualche settimana fa, nei giorni dopo il crollo di ponte Morandi, dal
vicepremier Luigi Di Maio: «È agli atti che il progetto della gronda è bandito
e partirà». Ipse dixit.
La
questione del raddoppio autostradale di Genova, un progetto di cui si parla
dagli anni Ottanta e per cui nei mesi precedenti al disastro erano state
espletate tutte le procedure necessarie (ai trasporti c’era Delrio), è tornata
al centro delle polemiche che neppure erano trascorse 24 ore da quella mattina
del 14 agosto.
Riconosciuta
come opera di interesse nazionale nel 2017, i cantieri avrebbero dovuto partire
– secondo i piani di Autostrade – nel 2019.
Quei
4,3 miliardi di spesa per 72 chilometri di tragitto, 23 gallerie e 13 nuovi
viadotti secondo l’economia e la politica ligure quasi all’unanimità (persino
Rete a Sinistra in consiglio regionale aveva votato a favore dell’opera)
avrebbero salvato Genova dagli ingorghi. Quasi all’unanimità. Perché il
Movimento 5 Stelle non si è mai spostato dall’opzione zero. E Alice Salvatore,
portavoce del M5S in regione Liguria, dopo la distruzione del viadotto
Polcevera, affermava: «Ora la Gronda è doppiamente inutile perché si raccordava
al ponte, eravamo e siamo contrari, l’analisi costi-benefici dimostrerà le
bontà delle nostri ragioni». Di questa analisi ieri Toninelli ha parlato:
«Stiamo analizzando varie grandi opere – ha detto – tra cui quella, ma l’opera
più necessaria per il paese è la miriade di interventi per mettere in sicurezza
e mantenere le infrastrutture». Poi però ha aggiunto che «non c’è alcun tipo di
pregiudizio nei confronti della gronda».
In
questi termini, il ministro che meno di una settimana fa posava in selfie
ironici scherzando sulla ricostruzione del ponte, non si era mai espresso e, a
sorpresa, è parso essere sulla stessa lunghezza del suo sottosegretario Edoardo
Rixi, genovese, leghista, favorevole a gronda e terzo valico.
A
questo punto sembra sempre meno improbabile che nel totonomi per il futuro
commissario per la ricostruzione ci sia anche quello di Iolanda Romano, già
commissario straordinario per l’alta velocità Genova-Milano. Il suo profilo
potrebbe non risultare così inviso alla componente M5S del governo gialloverde.
Nel
decreto Genova di cui ieri Toninelli ha portato una bozza con sé la Gronda e il
terzo valico non ci sono, ma il sindaco Marco Bucci, in consiglio comunale, ha
dichiarato che le garanzie sulle grandi opere potrebbero essere inserite quando
il decreto sarà convertito in legge. Il progetto esecutivo della gronda elaborato
da Autostrade dovrà comunque essere rivisto dato che si basava sia
sull’esistenza del viadotto sia sul pagamento dei pedaggi ad Aspi fino al 2042,
anno che era stato fissato con una maxi proroga come termine per lo scadere
della concessione. A questo punto, se il governo dovesse revocarla, dovrebbe
essere il nuovo soggetto subentrante a farsi carico della costruzione. Ancora
una volta sarebbe tutto da rifare.

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