Mauro Ravarino – Il manifesto
21 settembre ’18
Un
ministro in cerca di autore. Danilo Toninelli, a capo del dicastero delle
Infrastrutture, sembra precipitato in un gioco delle parti. A metterlo in
imbarazzo, uno dei nervi scoperti dell’esecutivo gialloverde: il Tav, la linea
ferroviaria ad alta velocità fra Torino e Lione. Più che altro, ad aver
innescato un corto circuito pirandelliano sul tema, sono state le dichiarazioni
della commissaria Ue ai trasporti, Violeta Bulc. Iniziamo con queste. «Ho già
parlato un paio di volte col nuovo ministro italiano, che mi ha assicurato che
non devo preoccuparmi perché l’Italia onorerà gli impegni presi», ha
sottolineato, a margine della plenaria del Comitato economico e sociale
europeo.
IL
TAV «È ESSENZIALE per sviluppare appieno il mercato unico europeo». Bulc si è
detta «fiduciosa» che il governo «troverà il modo migliore per andare avanti».
Segue da vicino la vicenda: «La Torino-Lione è un progetto enorme, estremamente
importante, che contribuirà alla libera circolazione dei beni e alla
decarbonizzazione, uno dei motivi principali per cui sosteniamo il trasporto su
rotaia. Questo progetto non sarebbe mai stato fatto senza il contributo
dell’Unione».
A
LEGGERLO COSÌ parrebbe un tacito, e non pubblicizzato, via libera dato dal
ministro. Pochi minuti dopo arriva, infatti, una smentita dello stesso
affidata, però, a non precisate «fonti» del ministero dell’Infrastrutture. «In
relazione alle dichiarazioni della commissaria Bulc, si precisa che il ministro
Toninelli si è sempre espresso facendo riferimento all’analisi costi-benefici
in corso sul Tav Torino-Lione e al contratto di governo che prevede di
ridiscutere integralmente l’opera».
Qualche
ora dopo, Toninelli in carne e ossa, ieri a Genova per l’inaugurazione del
58esimo Salone nautico, aggiunge: «Forse riusciremo ad anticipare a novembre
l’analisi costi-benefici. Non c’è solo quella tecnica ingegneristica ma anche
quella legale e giuridica e quindi dobbiamo intersecarle». Sono giorni
complicati per Toninelli. Se solo poche settimane recitava la parte del terzo
«ariete» del governo (uno scalino sotto i vicepremier), adesso, dopo gaffe e
nomine discutibili, la sua posizione si è fatta meno solida.
E
NON È LA PRIMA VOLTA che il ministro si trova in difficoltà sul tema alta
velocità, soprattutto nei confronti di quello che fu il fortino più simbolico
del M5s, appunto, la Val di Susa. Oggi a Torino dovrebbe incontrarne alcuni
sindaci. A luglio, Toninelli aveva detto che l’obiettivo del governo «era
quello di migliorarla». Poi, dopo l’indignata reazione No Tav, aveva corretto
il tiro dando l’alt a qualsiasi «avanzamento» dell’opera. Ma sono stati proprio
questi toni ondivaghi ad aver esaurito il rapporto tra pentastellati e No Tav.
D’altronde, nel governo gialloverde il Tav ha più di un sostenitore, non solo
il fronte leghista ma anche, per esempio, il ministro dell’Economia Tria che
solo pochi giorni fa se ne augurava una celere realizzazione. La questione
rimane calda, nonostante il premier Conte dissimuli.
Di
sicuro, ci saranno sorprese.

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