Ernesto Milanesi – Il manifesto
08/08/2018
Come Berlusconi con le “toghe
rosse”, Matteo Salvini spara bordate sulla magistratura: «La Lega sta subendo
un processo politico senza precedenti. Anzi, uno c’è: in Turchia, quando a un
partito fu sequestrato tutto il patrimonio prima ancora della condanna e poi la
stessa magistratura fu costretta a restituirglielo».
La sentenza di Genova sul
sequestro dei 48,9 milioni di euro ha innescato anche una reazione politica a
catena. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti
ieri sera ha disertato la Festa nazionale del Pd, dove era atteso dal faccia a
faccia con Matteo Orfini. E di nuovo la Lega “mira” esplicitamente al
presidente Mattarella: «Ricordo che c’è un garante della Costituzione che deve
far rispettare i diritti politici di 60 milioni di italiani», scandisce il vice
premier leghista.
Altrettanto dura la reazione di
Magistratura Democratica: «L’accusa di intervenire per scopi politici e di
agire per ribaltare le scelte compiute democraticamente dagli elettori ha una
portata eversiva. Realizza una grave interferenza rispetto all’esercizio delle
prerogative che alla giurisdizione spettano a tutela dei diritti e della
legalità». Di più: la nota di Md definisce “intimidatori” i toni di Salvini,
richiama il controllo di legalità nei confronti del potere e difende
l’indipendenza dell’autorità giudiziaria. E conclude così: «La magistratura è
consapevole e attenta ai limiti delle sue funzioni e non si interessa di chi
esercita la funzione di indirizzo politico. Come in passato, temiamo la pretesa
di esercitarla al di fuori dei vincoli che pone la Costituzione a tutela
dell’eguaglianza di tutti di fronte alla legge».
A Milano, in via Bellerio,
“summit” di Giorgetti con gli avvocati Giovanni Ponti e Roberto Zingari che già
il 28 giugno hanno depositato a Strasburgo un ricorso alla Grande Chambre della
Corte europea dei diritti dell’uomo, e che ora preparano un nuovo appello alla
Cassazione.
Nell’agenda politica della Lega
Nord, sono sempre cerchiate le elezioni del 21 ottobre in Trentino. Il giovane
segretario Mirko Bitesti tuona: «Ci svuotano i conti? Rispondiamo con il
sostegno di tantissimi cittadini e organizzeremo collette di autofinanziamento.
La Lega continua pancia a terra la campagna elettorale. La sentenza non ferma
la volontà di un popolo sovrano di dare un effettivo segno di cambiamento al
nostro Trentino».
Dal Veneto, invece, arriva
l’esplicito riferimento al piano di Salvini. Gianantonio Da Re, segretario
“nazionale” della Lega, garantisce: «Noi andiamo avanti comunque. Ci sarà
presto un altro soggetto politico al posto della Lega Nord: sarà “Lega per
Salvini Premier”, con nuovo codice fiscale e una figura giuridica diversa. Il
nuovo statuto è pronto da tempo, mentre nei prossimi giorni si riunirà il
consiglio federale, forse non più tardi di lunedì, per adottarlo. E così
bloccheremo i giudici».
Il governatore lombardo Attilio
Fontana commenta: «La sentenza rappresenta una vicenda doppiamente paradossale.
È davvero un tentativo di processare la storia, imputando oggi al nostro
partito responsabilità di altri. Poi carica la sanzione su chi è evidentemente
parte lesa nella vicenda, per dichiarazione stessa del tribunale».

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