Mario Pierro – Il manifesto
19 settembre ’18
19 settembre ’18
L’occupazione continua a crescere
anche nel secondo trimestre 2018, trainata dal lavoro a termine (in aumento
ininterrotto dal secondo trimestre 2016); dal lavoro a chiamata o intermittente
(+14,1% nel secondo trimestre 2018, ma +66,5% nel primo); lavoro in
somministrazione (in rallentamento rispetto al 2017). Secondo la nota congiunta
pubblicata ieri dall’Istat, dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali,
Inps, Inail e Anpal nel secondo trimestre 2018 è aumentato ancora il lavoro a
tempo indeterminato, +53 mila, mentre quello a tempo determinato è aumentato di
34 mila unità. L’immagine di un mercato del lavoro dove prolifera l’attività
precaria è confermata: l’aumento del lavoro dipendente a tempo determinato
continua per il nono trimestre consecutivo (+361 mila unità). La crescita ha
interessato soprattutto i servizi (+71 mila posizioni) e l’industria in senso
stretto (+12 mila).
LA STRUTTURA del mercato conferma
la divisione tra i generi e l’espansione dell’occupazione tra gli over 50,
anche se in questo caso si registra un aumento dei disoccupati. Il tasso di
occupazione destagionalizzato è risultato pari al 58,7%, in notevole crescita
(+0,5 punti percentuali) rispetto al trimestre precedente, l’aumento interessa
tutte le classi di età (anche a livello tendenziale). Rimangono tuttavia
inalterati i divari di genere riguardo ai tassi, con andamenti simili degli
indicatori per uomini e donne. Tra i giovani di 15-34 anni prosegue il calo
tendenziale del numero dei disoccupati (-6,4%, -86 mila unità) e quello sia
tendenziale sia congiunturale del tasso di disoccupazione (-1,4 punti e -0,6
punti rispettivamente). Nella classe di età 35-49 anni, torna a crescere il
numero di occupati rispetto al trimestre precedente (+0,3 punti), ma questa
fascia di età – tra le più colpite dalla crisi – conferma le sue sofferenze se
calcolata sull’anno. Prosegue, infine, la crescita del numero di occupati e del
tasso di occupazione tra gli over50, soprattutto in termini tendenziali. In
questa fascia di età si riscontra l’incremento del numero di disoccupati, a cui
corrisponde l’aumento del tasso di disoccupazione in entrambi i confronti. La
situazione resta incerta: a luglio si è registrato un calo di occupati di 28
mila unità su base mensile ma con -44 mila dipendenti permanenti.
IERI L’ISTAT ha pubblicato anche
i dati sul fatturato e gli ordinativi dell’industria a luglio. Le vendite hanno
registrato un calo dell’1% rispetto a giugno (mese nel quale si era già
verificato uno stop, -0,3%), mentre gli ordini hanno registrato un arretramento
del 2,3%, dopo la flessione dell’1,5% registrata a giugno. Su base tendenziale
il fatturato cresce del 2,9% su luglio 2017 (dato corretto per i giorni
lavorativi) mentre nei primi 7 mesi 2018 (dati grezzi) l’avanzamento è del 4,8%
sullo stesso periodo del 2017. Nei primi 7 mesi aumentano anche gli ordini
(+4,3%).
LA CRESCITA DEL PIL è in
rallentamento (+0,2% in termini congiunturali e +1,2% su base annua) rispetto
al ritmo registrato nei due trimestri precedenti. E le previsioni non sono
rosee per l’anno prossimo. Segnali non confortanti in vista della manovra dove
si assiste allo scontro tra chi, come il ministro dell’economia Tria, vuole
mantenere il rapporto deficit-Pil all’1,6 e chi, come il vice-premier Di Maio e
altri esponenti della maggioranza gialloverde vorrebbe ancora arrivare a
sfiorare il 3%.

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