Redazione – JOB News
19 settembre ’18
Il ministro del Lavoro e
vicepremier Di Maio nella sua frenesia di comparire sui media ogni giorno, più
volte al giorno, ne combina di tutti i colori e, se ce ne fosse bisogno dà
prova a dir poco di non conoscere le cose di cui parla. Incontra i vertici di
Assolombarda e promette loro il varo entro il mese di dicembre di un “Codice
unico del lavoro”. Con l’aria del sapientino che sa tutto, arriva
lui e mette le cose a posto. “Il testo – afferma – semplificherà la giungla di
140 leggi, in cui ormai non si capisce più nulla”, ha detto, e “consentirà a
lavoratori e imprenditori di sapere qual è la legge che si applica ai loro
problemi”. “È la mia priorità”. Priorità, una parola che ormai usa molto
spesso. Quando c’è un problema aperto lui subito, con la faccia sorridente, fa
sapere che ci pensa lui, ci fa venire a mente che tanti anni fa c’era un altro
che diceva che ci pensava lui. Sappiamo come è andata a finire.
Ma l’intrepido vicepremier non
sente storie. Accumula priorità e, insieme, sciocchezze. Susanna Camusso,
segretario generale della Cgil tramite il suo Twitter gli dà la risposta che si merita. Dato che lo
stesso Di Maio “ha detto che le leggi di iniziativa popolare vanno discusse dal
Parlamento” – afferma Camusso –, il codice di cui parla Di Maio esiste già, “è
depositato in Parlamento”, ha ottenuto “1,5 milioni di firme” e si chiama
“Carta dei diritti universali del lavoro”. E insieme a Cisl e Uil con una lettera inviata immediatamente al
ministro Di Maio viene richiesta “l’apertura di un tavolo di
confronto sugli interventi in materia di mercato del lavoro. È urgente – si
legge nella nota – che si superi la logica degli interventi a spot, per avviare
un confronto sistemico sulle emergenze che gravano sul mondo del lavoro. In
particolare nelle prossime settimane migliaia di lavoratori vedranno terminare
la copertura garantita dai loro ammortizzatori sociali, senza che, nel
frattempo, siano ripartiti adeguati investimenti e processi di riorganizzazione
e riconversione produttiva”. “Occorre – concludono le tre Confederazioni –
aprire subito un confronto con le parti sociali per risolvere tale situazione,
a partire dal superamento delle rigidità delle attuali norme che regolano gli
ammortizzatori sociali, oltre che dare credibilità ed efficacia alle politiche
attive, decisive per garantire percorsi di ricollocazione e sostegno”. La
“dimenticanza” di Maio che a proposito della Carta dei diritti che giace un
Parlamento, come gli ricorda Camusso è un fatto molto grave, un segnale sulla
politica del governo che ignora le forze intermedie, i sindacati in primo
piano, fondamento della nostra democrazia. Al Di Maio ci permettiamo di
rinfrescare la memoria, e la rinfreschiamo anche alle forze politiche, ai
gruppi parlamentari che la Cgil consultò quando presento in Parlamento la Carta
dei diritti.
La Carta dei diritti si trova facilmente cliccando su questo link http://www.cgil.it/admin_nv47t8g34/wp-content/uploads/2016/03/Carta_dei_diritti_Testo_Definitivo.pdf
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