Andrea Colombo – Il manifesto
7/08/2018
«Temete l’ira dei giusti»: Per
qualche ora Salvini fa finta di niente, poi sbotta. Del resto è lui stesso a
dichiararsi «sorridente e incazzato». L’irritazione è impossibile non capirla.
In una decisione del Tribunale del riesame di Genova che ribaltasse la
decisione seguita al ricorso della Procura, quella che congela non solo i fondi
in cassa della Lega, cinque milioncini, ma anche tutte le entrate fino a 49
milioni, i leghisti ci avevano sperato. La mazzata invece è pesante.
Ma anche qualche sorriso, al capo
rimasto in bolletta, scappa sinceramente. Dal punto di vista del portafogli il
guaio è grosso, ma i dividendi politici non mancheranno. Salvini non perde
tempo, prova a incassare subito: «Lavoro per la sicurezza degli italiani e mi
indagano per sequestro di persona (30 anni di carcere). Lavoro per cambiare l’Italia
e l’Europa e mi bloccano i conti correnti. Se qualcuno pensa di fermarmi o
spaventarmi ha capito male». Stando alle reazioni seguite all’iscrizione nel
registro degli indagati e ai sondaggi che puntualmente cita, il leader del
Carroccio invece ha capito benissimo: stavolta l’effetto dell’intervento della
magistratura gira in senso inverso rispetto al passato. È vento che gonfia le
vele, non che frena e mette a rischio di naufragio.
MA SE DALLA COLONNA della
politica si passa a quella dei quattrini il discorso cambia. Dunque urge
correre ai ripari e la soluzione c’è già. Pronta e preparata per tempo. È quel
cambio di nome che renderebbe se non impossibile almeno infinitamente più
difficile congelare i fondi di via Bellerio. Quale sarà il nuovo nome non è
certo, anche se pare che in realtà sia già stato depositato. Di certo c’è solo
che il brand Lega continuerà a campeggiare, probabilmente seguito dalla formula
“per Salvini premier”. È la strada che lo stesso vicepremier aveva smentito
appena pochi giorni fa. Ma allora il vertice del Carroccio sperava in un
verdetto positivo del Riesame e sfidare i pm alla vigilia della decisione
sarebbe stato controproducente. Ora il pollice verso è arrivato e non c’è più
bisogno di essere diplomatici e prudenti. Serve solo un congresso dall’esito
scontato in partenza.
Del resto a Salvini non resta
altra possibilità. La sola alternativa sarebbe confluire in Fi, il cui leader,
Berlusconi Silvio, non a caso ha scelto proprio la giornata di passione della
Lega per chiarire che lui a un partito unico non ci pensa per niente: «Finora
non ho smentito perché mi pareva evidente la mancanza assoluta di fondamento.
Fi va avanti perché il futuro del centrodestra è liberale». Ci si può
facilmente figurare quanta voglia abbia Salvini di farsi assorbire nel “partito
liberale” di Berlusconi e Tajani.
IN TEORIA LA SCELTA di sottrarsi
con un espediente alle decisioni della magistratura dovrebbe provocare una
tempesta nei rapporti con M5S, che su questo fronte è sempre stato
sfacciatamente giustizialista. Le cose sono cambiate. Di Maio non ha alcuna
intenzione di buttare a mare il governo in nome di una desueta coerenza. Non
gli sfugge di sicuro la manovra di Forza Italia, che ieri non ha perso un
attimo nell’esprimere massima e convinta solidarietà all’ormai quasi ex alleato
leghista. Dalla capogruppo alla Camera Gelmini al governatore Fitto, passando
per chiunque abbia voglia di rilasciare dichiarazioni, quello azzurro è un coro
senza stecche: lasciare a secco un partito senza aspettare la sentenza
definitiva è una grave ingiustizia. Insomma, attaccare la Lega significherebbe
lasciare a Fi ampi margini per il gioco a cui mira Berlusconi: incunearsi,
separare i soci contraenti del contratto di governo, subentrare poi al posto
dei 5S.
Di Maio non ci pensa su neppure
un attimo: «La vicenda riguarda il periodo antecedente alla gestione Salvini.
Si va avanti».
IL PD STREPITA e Renzi più di
tutti: «Chi tace è complice. Per Salvini contano solo i sondaggi, non le
sentenze. Non le rispetta e i 5S stanno zitti?». Certo che sì, dal momento che
il governo val bene una deroga sul giustizialismo d’ordinanza. Vale a maggior
ragione per il premier Conte. «Non è mio costume commentare un provvedimento
della magistratura, ma non avrà ripercussioni sul governo. È chiaro che così
fare politica diventa difficile. Mi auguro che si possa trovare una soluzione
alternativa». Sembra la sagra delle banalità. Invece è un modo per tirare la
volata alla giustificazione della Lega per spiegare il cambio di nome, quella
che già ieri veniva suggerita in via ufficiosa: «È l’unica per sopravvivere. Ci
costringono».

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