Amira Hass– Invicta Palestina
6/08/2018
Questa è una frottola
anti-semita, direbbe l’editore di un giornale inglese prima di archiviare un
simile sevizio del suo ufficio Medio Oriente. L’editore di un notiziario
televisivo tedesco darebbe un’occhiata al servizio del suo inviato a
Gerusalemme, si metterebbe paura e direbbe: “Scòrdatelo; sai quante lettere e
telefonate di protesta riceveremmo se pubblicassimo questa roba? Direbbero che
stiamo mandando in onda un capitolo dei Protocolli dei Savi di Sion [falso
documento anti-sionista dei primi del ‘900, ndt].”
Chi, infatti, potrebbe inventare
una storia simile se non i nemici di Israele? Cioè che lo stato ebraico e
democratico possa offrire a dei non-ebrei queste due opzionisul posto in cui
vivere: o vicino a una discarica di rifiuti o vicino a un impianto di depurazione
di liquami?
Per fare in modo che l’area dove
sono vissuti per decenni possa essere sgomberata così da permettere
l’espansione delle ville ebraiche? Solo Jeremy Corbyn potrebbe inventare una
tale assurdità, direbbero i capi londinesi della comunità ebraica. Ma purtroppo
questa non è un’invenzione di chi odia gli Ebrei. È la verità.
L’Alta Corte di Giustizia di
Israele ha richiesto all’ufficio del procuratore generale di spiegare per
iscritto la proposta avanzata da quest’ultimo per mitigare in qualche misura il
decreto di forzata espulsione dei Beduini della tribù Jahalin da Khan al-Ahmar,
che era stato precedentemente approvato da un diverso collegio di giudici.
Ancora una volta, i dettagli sono
necessari, perché la tattica del governo consiste nell’offuscarli. Ed ecco
anche qui i dettagli, perché questo non è un episodio isolato. Espulsioni
simili sono avvenute da quando furono firmati gli Accordi di Oslo. Ora il
progetto è quello di liberare dai Beduini-Palestinesi una vasta area del
territorio della Cisgiordania, per continuare ad espandere le colonie. Se si
riesce ad espellere la comunità che è diventata popolare grazie alla sua scuola
costruita con le gomme, questo sarà il segnale per un’espulsione di massa di
altre comunità palestinesi.
Alla richiesta dell’Alta Corte, i
procuratori Ran Rosenberg e Hadas Eran hanno dato questa risposta scritta: gli
sfrattati saranno inizialmente sistemati in tende fornite dallo stato, in una
località chiamata Jahalin-West (vicino alla discarica di rifiuti di Ma’ale
Adumim). Poi, in un futuro imprecisato, verrà assegnata a loro e ad altre tre
comunità della stessa sotto-tribù, Abu Dahuk, un’area di 255 dunam (25,5
ettari) su cui costruire le loro case. Se lo desiderano, “c’è anche la
possibilità di connettere le strutture del futuro piano urbanistico alle
tubature idriche che si trovano a 1,3 km di distanza.” Perbacco! Acqua
corrente, che offerta allettante. Certamente gli sfollati [israeliani] di Amona
non hanno ottenuto altrettanto.
Ma non basta. C’è l’ipotesi di un
altro piano preliminare, cioè di allacciarli al sistema fognario. Così hanno
scritto i procuratori, col sostegno di una dichiarazione ufficiale del maggiore
Yaniv Ben-Shoshan, vice-capo delle infrastrutture nell’Amministrazione Civile:
“Al livello ambientale, esiste in quest’area la possibilità di connettere il
sistema fognario all’impianto per il trattamento dei liquami [della colonia] di
Vered Yeriho, che si trova vicino all’alternativa proposta (a est di Mitzpeh
Yeriho).”
Così, in un inciso, un documento
presentato ai giudici dell’Alta Corte afferma che l’alternativa proposta si
trova vicino all’impianto di trattamento dei liquami di Vered Yeriho.
È proprio così? Foto aeree
allegate alla proposta, e fornite anche all’avvocato dei Beduini, Tawfiq Jabarin,
non erano chiare. Allora quest’ultimo ha richiesto e ottenuto foto più chiare,
in cui si vede che il sito proposto non è vicino all’impianto di trattamento di
liquami di una colonia, ma è vicino al grande Impianto Regionale di Trattamento
di Og. Quest’ultimo impianto tratta i liquami delle colonie di Ma’ale Adumim e
Kfar Adumim. Ironia della sorte, queste sono proprio le colonie che spingono
per sfrattare i Beduini dal posto in cui vivono.
Dopo che l’avvocato Jabarin ha
smascherato questo travisamento e tutti i difetti dei piani
dell’Amministrazione Civile, questi sono stati un po’ ripuliti. Le dimensioni
del sito di ricollocamento sono state ridotte, in modo che rimarrà un po’ più
distante dall’impianto. La versione migliorata del piano presentato ora dai
procuratori cerca di nascondere il precedente tentativo di copertura.
I procuratori hanno ribattezzato
il grande impianto di trattamento col nome di Vered Yeriho, e solo tra
parentesi hanno aggiunto il nome Og. Ma questo nome non esiste in altri
documenti ufficiali. Cercano di cavarsela col nome HaOg S.T.P. Una cosa
soltanto vorremmo chiedere: perché non dicono all’Alta Corte che è stato loro
richiesto di approvare uno sfratto in un sito che si trova al limite di un
impianto regionale di trattamento dei liquami?

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