Antenne migranti
05 Settembre 201
Antenne Migranti si unisce allo
sdegno per la votazione dell’emendamento approvato giovedì 30 agosto in
Consiglio comunale di Bolzano che sanziona gli insediamenti abusivi, sia in
aree pubbliche sia in quelle private, con l’immediato sgombero e multe a carico
delle persone senza dimora.
Purtroppo questo emendamento che
criminalizza la povertà parte da lontano e non risolverà una situazione che ha
invece urgenza di maggiori politiche sociali, di ascolto dei bisogni e di
solidarietà.
Ci sembra utile ricostruire
alcuni passaggi significativi per far comprendere come nel corso degli anni si
sia arrivati a questa posizione. Il processo che ha, infatti, portato alla
progressiva chiusura degli spazi pubblici alle persone senza dimora si è
intensificato all’inizio della primavera 2017. Si è trattato di un processo che
ha trasformato il volto della città, chiudendo e modificando spazi pubblici,
invisibile ai più ma ben chiaro ed evidente, e ovviamente non privo di
conseguenze, per le persone senza casa.
Nelle nostre azioni di
monitoraggio, già allora, verificammo che l’entrata secondaria della stazione
di Bolzano in via Garibaldi, un angusto spazio di 6 mq da molti anni utilizzato
come riparo notturno, da un giorno all’altro fu completamente recintata sino al
soffitto e dotata di un cancelletto. Questa chiusura fu, appunto, una delle
prime iniziative per impedire l’accesso a "ripari di fortuna" che
molte persone sono costrette tuttora a utilizzare come giacigli notturni perché
prive di alternative.
Successivamente le
"enclousure" si sono estese. All’inizio dell’estate 2017, toccò alla
mensa per senza dimora in piazza Verdi. Lo spazio all’aperto fu recintato per
impedire alle persone di dormire nel retro dell’edificio. Lì, infatti, dalla
primavera del 2017 dormivano una ventina di persone senza casa. L’effetto
visivo ricorda una gabbia: pur comprendendo la preoccupazione degli esercenti
dei negozi che hanno la loro sede a fianco alla mensa, bisogna dire che in quel
frangente non venne data nessuna alternativa di posti letto a quelle persone
senza tetto.
Durante il periodo estivo, ci
furono altre chiusure. Blocchi di cemento furono posizionati sotto alcuni ponti
per impedire alle persone di dormirci. Forze di polizia procedevano a
sgomberare le zone sotto i ponti, gettando spesso nell’immondizia anche gli
effetti personali, come coperte e vestiti. In seguito, alcuni anfratti sotto i
ponti, tra l’estate e l’inverno sempre dello scorso anno, furono
definitivamente chiusi con delle grate. Oltre a recinzioni e sgomberi, anche
gli alberi e arbusti presenti lungo le rive del fiume Isarco furono tagliati
con l’effetto di impedire alle persone di costruire, protetti dal fitto della
vegetazione, delle parvenze di rifugi per la notte e avere un luogo di sosta
durante il giorno. Quando si parla di senza fissa dimora, al di là della
provenienza geografica o dello status giuridico, si dimentica sempre di
riflettere su altro punto essenziale: dove passano la loro giornata le persone
se una casa non la hanno? A Bolzano, un centro diurno aperto, soprattutto in
inverno, dove trascorrere la giornata al caldo, trovare dei servizi o degli
operatori che offrano opportunità, è assente. Certo, un passo in avanti fu
fatto con l’apertura mattutina per alcuni mesi, nel corso del 2018, dei locali
della mensa di piazza Verdi, dove - pur non trattandosi di un centro diurno -
perlomeno le persone potevano avere un luogo di sosta; rimasero però scoperte
le ore del pomeriggio.
A fronte di tutto ciò, una
decisione positiva dell’amministrazione fu presa nell’aprile 2018, prolungando
l’apertura del Centro Emergenza Freddo ben oltre la chiusura annuale prevista a
fine marzo: 110 posti letto che permisero a molte persone di dormire al
coperto.
C’è però da sottolineare che
molti dei posti nel dormitorio sono utilizzati da richiedenti protezione
internazionale che hanno diritto, come da normativa, ad essere accolti in
centri d’accoglienza: se da parte degli organi preposti fossero prontamente
inseriti, lascerebbero libero il posto letto rendendolo disponibile a quelle
persone che attualmente dormono lungo il fiume in condizioni estremamente
preoccupanti visto l’innalzamento del livello dell’acqua.
Quanto osservato in questi ultimi
anni impone una seria e urgente riflessione sulla tendenza delle politiche
locali nei confronti dei poveri; più in generale crediamo che la riflessione
debba essere posta a livello regionale, visto quanto sta accadendo anche a
Trento, altra città dove la risposta alle persone che dormono in strada sta
involvendo in una spirale di azioni repressive.
Il 21 ottobre si svolgeranno le
elezioni in entrambe le Province Autonome: ci auspichiamo che la tutela e i
diritti dei soggetti più vulnerabili siano, con doverosa onestà intellettuale,
rimessi al centro del dibattito politico.
Invitiamo tutta la società civile
a mantenere alta l’attenzione su questi temi e le istituzioni ad attuare reali
politiche di inclusione sociale. Solo così si potrà garantire un futuro
migliore per le nostre comunità.

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