Redazione Cronache di ordinario
razzismo
05 Settembre 201
05 Settembre 201
Un’agenzia di stampa ci annuncia
ancora un’aggressione razzista compiuta ieri pomeriggio. Ancora in Sicilia, a
Raffadali, piccolo centro dell’agrigentino. La vittima, questa volta, è un
minore tunisino di sedici anni, insultato con frasi razziste e preso a calci e
pugni. Si tratterebbe del quinto episodio (di quelli noti alla stampa, ndr)
nell’isola in poco più di un mese: due aggressioni a Partinico ed una Lercara
Friddi, sempre in provincia di Palermo, oltre a quella di Bagheria di pochi
giorni fa.
Il racconto dell’accaduto, come
oramai spesso accade, è stato diffuso via Facebook da Giovanni Mossuto,
responsabile del centro per minori stranieri non accompagnati dove alloggia la
vittima: “Ahmed ha 16 anni ed è arrivato in Italia da solo, più di un anno fa
con uno dei tanti barconi di disperati partiti dalle coste tunisine – scrive.
In questi mesi grazie al suo bel carattere ha conosciuto tanti suoi coetanei
raffadalesi. Però malgrado questo, in questi mesi, Ahmed e gli altri ospiti
della comunità sono stati oggetto di insulti, sputi e minacce da parte di un
piccolo razzista nostrano. Oggi probabilmente sentendosi legittimato da un
clima che tutti avvertiamo, aggredisce il piccolo Ahmed prima con una
sportellata in faccia e poi a pugni e schiaffi dicendogli “Ritornatene nel tuo
paese””. Il ragazzo si trova ricoverato in ospedale con contusioni e ferite su
tutto il corpo. I medici gli hanno diagnosticato una contusione ad un testicolo
e una ferita ad un ginocchio, giudicati guaribili in circa 5 giorni. La
denuncia è stata formalizzata affinché “queste aggressioni razziste non passino
in silenzio”, ha ribadito Mossuto.
Ma il vero aggressore non è il
minore siciliano, come si potrebbe evincere dal post pubblicato su Facebook. In
realtà si tratta di S. C., pregiudicato 46enne che in passato è scampato a un
agguato ed è stato a processo, poi assolto, per un omicidio. Secondo quanto
ricostruito dai carabinieri, il minore tunisino avrebbe avuto «una diatriba per
futili motivi» con uno dei figli dell’aggressore. Da questo episodio, che i
carabinieri minimizzano e definiscono «piccolo litigio tra ragazzini», sarebbe
maturata la reazione del genitore che sarebbe andato a cercare personalmente il
piccolo migrante per “regolare” i conti. Ai ragazzi della comunità intervenuti
per difendere il loro amico, l’aggressore ha gridato “Vi ammazzo tutti“.
Oltretutto, non sarebbe la prima volta che l’uomo, che lavora prestando un
servizio di pubblica utilità e abita nei pressi della comunità di accoglienza,
se la prende con i minori ospiti della struttura. Resta il fatto che i minori
ospiti del centro avvertono questa atmosfera e, a maggior ragione dopo quanto
successo ieri, hanno paura. Si sta persino valutando l’ipotesi di trasferire
altrove la comunità, per ragioni di sicurezza e tutela dei minori stessi.
Risale, invece, a venerdì 31
agosto, l’altra aggressione razzista, altrettanto violenta, avvenuta a Bagheria
(PA), ai danni di un giovane immigrato nigeriano di 30 anni, Fredrick
Omonzakgia. La vittima si trovava nei pressi della gelateria Anni 20 per
prendere un gelato. Un giovane lo ha affiancato e ha iniziato a gridargli
contro: “Tornatene al tuo Paese” (stessa frase urlata nel precedente episodio
descritto, ndr). Fredrick ha provato a rispondere “Stai calmo, fratello”, ma ha
ottenuto l’effetto contrario. Un gruppo di persone, insieme all’aggressore, gli
si sono scaraventate addosso, l’hanno buttato a terra e colpito alla testa con
un cric. Gli agenti di polizia sono intervenuti ed hanno sentito diversi
testimoni, oltre ad aver acquisito le immagini dei sistemi di
videosorveglianza.
L’aggressore principale, un
giovane pregiudicato bagherese di 25 anni, è stato denunciato, anche se ha
negato di averlo colpito. Intanto, Fredrick, portato in ospedale con una
evidente ferita sull’arcata sopraccigliare, è stato medicato con prognosi di
dieci giorni e resta in stato di shock. Anche quest’episodio è stato reso noto
su Facebook da un residente, lo psicoterapeuta Leonardo Fricano, che ha
riportato sul suo profilo la versione dei fatti raccolta dai presenti.
Bagheria, fortunatamente, ha
mostrato di voler subito reagire all’ennesimo episodio di violenza razzista. E
sulla vicenda, sono intervenute le sezioni locali di Mdp-Art.1 e Leu, che, in
una nota, hanno puntato il dito sul ministro dell’Interno: «Il clima di odio
razzista che Salvini alimenta da mesi, dapprima con una campagna elettorale dai
toni allarmistici mai vista prima in Italia, e poi da ministro sta dando i suoi
drammatici frutti – si legge nella nota -. La violenza delle dichiarazioni
politiche non è innocua. Il clima e l’atmosfera fortemente razzista che si
respira nel nostro paese ha una ripercussione concreta nella realtà. Dobbiamo
reagire, l’indifferenza e il silenzio sono i migliori complici di questi
crimini di odio. Si moltiplicano infatti le aggressioni di matrice razzista, e
questa volta succede a Bagheria, una città mai sfiorata da episodi di
intolleranza».
Sono giunte a Frederick anche le
scuse e la solidarietà di padre Tindaro, il parroco francescano della chiesa di
Sant’Antonino, che, durante la messa, ha avvertito tutti i fedeli che negherà
l’eucarestia a chi parlerà di “neri, omosessuali e zingari come persone
inferiori”.
Nel pomeriggio di ieri, infine,
circa duecento persone si sono ritrovate nel parco urbano di via Serradifalco
per discutere di razzismo in un’assemblea pubblica, «visto il clima d’odio e di
razzismo che comincia a respirarsi anche nel nostro territorio», si legge nel
volantino. «La sensazione è che vogliano derubricare il caso a rissa fra
ragazzi. Dunque è importante cominciare a fare chiarezza e non abbassare la
guarda e l’attenzione». L’appuntamento antirazzista, che ha ricevuto anche il
sostegno della Chiesa bagherese, ha visto la partecipazione di molti
insegnanti, ai quali sarà demandato il lavoro di sensibilizzazione nelle
scuole. Nei giorni scorsi, proprio il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando,
aveva inviato una lettera ai dirigenti delle scuole del territorio per
“promuovere l’accoglienza”, registrando “una preoccupante ondata di razzismo e
xenofobia in tutta Italia e anche in Sicilia”. L’impegno di promotori e partecipanti
all’iniziativa di Bagheria è di tornare comunque a incontrarsi a breve per
tenere vivo il dibattito sul tema. Purtroppo, molte violenze razziste, anche
gravi, non ottengono la giusta visibilità e sono giustificate e minimizzate
come atti “goliardici”.

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