Carlo Ruggiero– Rassegna sindacale
19 settembre ’18
Quello alla salute è un diritto
fondamentale oggi troppo spesso messo in discussione. Di questo si è parlato a
“Democrazia è… diritto alla buona salute”, l’incontro moderato dalla
giornalista Carmen Santoro, e organizzato a Lecce in occasione delle Giornate
del lavoro della Cgil. Su un tema così attuale ed essenziale per la vita di
ogni cittadino si sono confrontati Carlo Cottarelli, direttore
dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani, l’economista Maria Cecilia
Guerra, Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, e la segretaria
confederale della Cgil Rossana Dettori.
Il grande problema della sanità
italiana è che oggi un esercito di persone non si cura per problemi economici.
“E tutto questo – ha detto Rossana Dettori – non si concilia in alcun modo con
il diritto alla buona salute dei cittadini sancito dall’articolo 32 della
Costituzione”. Da anni la Cgil chiede che questo abbia luogo: “Siamo tra
l’altro convinti che è anche un diritto dei migranti che arrivano sul nostro territorio,
e che la carenza di garanzia alla salute sia un vulnus che parte
dall’organizzazione del Servizio sanitario nazionale”. Per Dettori, i ticket e
i superticket “sono uno di quei meccanismi che tengono fuori dalla cura milioni
di persone”, ma per rilanciare il sistema “bisogna investire con decisione in
risorse economiche e nel personale. Investire, anche risparmiando, ma
soprattutto con la capacità di stare sul territorio”.
L’impianto del sistema sanitario
è invece “sostanzialmente buono” per Carlo Cottarelli. “Prima della crisi – ha
detto – la spesa sanitaria era aumentata rispetto al Pil, ma in linea con i
Paesi più virtuosi. Questo almeno fino al 2008. Poi è il Pil che ha cominciato
a scendere. Questo ha messo sotto pressione il Snn. I tagli, quindi, sono stati
molto consistenti. In questa situazione diventa importante evitare gli
sprechi”. Un obiettivo molto difficile da raggiungere, “anche perché il
problema sta anche nel diverso grado di efficienza tra le regioni italiane. Con
spese uguali, oggi, abbiamo rendimenti molto diversi. Quindi abbiamo la
possibilità di aumentare la qualità dei servizi senza spendere di più. Questa è
la sfida principale del sistema italiano”.
Per Maria Cecilia Guerra, invece,
il finanziamento deve arrivare esclusivamente dalle tasse. “Il Servizio
sanitario nazionale deve essere universale – ha detto –. I ticket sono uno
strumento di tassazione che non è eticamente accettabile. La proporzionalità
dei costi della sanità deve quindi pervenire dalla fiscalità generale”. Il Sistema
sanitario italiano, in realtà, è stato per anni ai vertici delle classifiche
internazionali di qualità. Questo, ha spiegato ancora Guerra, “soprattutto
grazie alla sua grande accessibilità”. Ora invece l’impianto sta scricchiolando
proprio perché in molti restano fuori. “È il caso del superticket, ma anche dei
razionamenti ingiusti, come le enormi liste d’attesa, una piaga che colpisce i
più poveri, proprio coloro che non possono permettersi di rivolgersi al
privato”. Le difficoltà poi riguardano anche i farmaci innovativi distribuiti
in maniera sbagliata per risparmiare, oppure il caso dei Lea, “ampliati ma
fermi da ormai un anno perché la Ragioneria dello Stato fa ostruzione riguardo
alla ripartizione tra le regioni”. Tutti segnali, questi, di un sistema “che
sta diventando sempre più ingiusto”.
Per il presidente di
Farmindustria Massimo Scaccabarozzi, invece, la “buona salute può arrivare
dalla sostenibilità, dall’innovazione e dalla qualità del lavoro e dal lavoro
di qualità”. La ricerca infatti deve essere sempre sostenibile, e anche se “la
spesa farmaceutica e i prezzi dei farmaci in Italia sono tra i più bassi al
mondo, l’accesso è calato”. “È un paradosso – ha detto –, come è un paradosso
inaccettabile il fatto che lo Stato ha fatto un’enorme fatica a trovare i fondi
per la ricerca sui farmaci innovativi, ma questi fondi poi non sono stati
utilizzati. Anche questo vuol dire speco”.
“Quaranta’anni fa – ha concluso
Rossana Dettori – abbiamo ottenuto un grande risultato con un Sistema sanitario
nazionale giusto e di qualità. Non possiamo permetterci di tornare indietro a
un sistema mutualistico che aumenterebbe ancora le differenze tra le persone.
L’investimento in Sanità è fondamentale, perché produce equità”.

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