Redazione– Rassegna sindacale
19 settembre ’18
A Salerno, il 19 settembre si
apre l'assemblea nazionale di Cgil, Cisl e Uil sulla salute dal titolo “Salute,
diritti, lavoro, sviluppo. L'Italia che vogliamo”. È un'iniziativa unitaria, e
“questo è un fatto molto importante. Così come importante è il titolo, che
richiama il diritto dei cittadini di stare in buona salute, non essere curati.
Allo stesso tempo c’è il richiamo al lavoro degli operatori nei servizi
sanitari e dell'indotto, così come allo sviluppo. Perché la sanità non è solo
spesa”. A dirlo, ai microfoni di RadioArticolo1 è Rossana Dettori, segretaria
confederale della Cgil.
La sanità, secondo la Cgil non è
infatti “un cappio al collo sul bilancio del paese”. Tutt'altro: “La sanità, se
i governi lo vogliono davvero, può essere un volano per lo sviluppo. Perché
mantenere in salute la gente significa spendere meno. Questo è il primo
obiettivo che dovrebbe avere qualsiasi governo, dato che ogni euro speso in
sanità produce 0,50 centesimi di risorse in più e lavoro per l'industria”.
Se venisse fino in fondo
rispettato l'articolo 32 della Costituzione, che sancisce la salute come
diritto di cittadinanza, la Sanità potrebbe insomma cambiare volto all'economia
di questo paese, rendendolo al contempo più giusto. “Tra l’altro – ha spiegato
Dettori – l’iniziativa cade nell’anno in cui si celebra il quarantesimo
anniversario dell'approvazione della legge 833, che istituisce il Servizio
sanitario nazionale. Grazie alla mobilitazione di cittadini, operatori, parti
sociali e operai si arrivò a questa grande riforma. Man mano, però, si è persa
l'idea dell'universalismo, perché oggi non c'è più un diritto universale alla
salute”.
Ma c’è di più. Perché “il fatto
che la salute non sia un diritto uguale per tutti si è insinuato anche nella
cultura di massa, nella testa dei cittadini”. L’idea che un diritto “possa
essere differenziato a seconda delle condizioni di dove si nasce e dove si
vive, o di quanto si guadagni, è terribile”. Con l'assemblea nazionale unitaria
di Salerno, quindi, i sindacati vogliono “rimettere al centro l’idea che
bisogna superare e non accettare le disuguaglianze che oggi esistono
nell'accesso dei livelli di assistenza”. Livelli che “non sono garantiti in
tutto il paese, soprattutto al Sud”. Anche se pure in diverse regioni del Nord
“abbiamo cittadini di serie A e di serie B, dato che l'accesso al Servizio
sanitario nazionale e la garanzia della presa in carico del cittadino non è
uguale ovunque”.
Il primo problema da risolvere
per Dettori è dunque “quello delle risorse da immettere sul fondo sanitario
nazionale, per garantire la piena applicazione dei livelli essenziali a tutti i
cittadini, giovani, adulti, anziani e migranti. Perché in questo campo non si
può lasciare indietro nessuno”. “Quello italiano – ha concluso – rimane uno dei
sistemi sanitari migliori, grazie agli operatori che continuano a garantire
un'ottima qualità rispetto alle prestazioni che vengono erogate. Ma ormai
abbiamo 20 modelli sanitari diversi. È questo il dramma: le regioni più ricche
sono state in grado di garantire di più, il Sud è stato invece sottoposto a
pesantissimi piani di rientro, anche perché partiva molto svantaggiato rispetto
alla presenza delle strutture, dell'innovazione e dell'articolazione
territoriale. Sono questi gli aspetti su cui bisogna intervenire subito”.

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