Roberto Ciccarelli – Il manifesto
6/08/2018
Il nuovo anno scolastico è alle
porte (ieri è iniziato a Bolzano, dal 10 settembre nelle altre regioni) e il
ministro dell’Interno, vicepremier tutto fare, Matteo Salvini ha presentato il
daspo urbano per i «pusher» che spacciano vicino alle scuole di 15 città, il
potenziamento degli impianti di video-sorveglianza, l’assunzione di agenti di
polizia locale a tempo determinato (un anno) e campagne informative. In una
conferenza stampa ieri al Viminale, tenuta insieme al capo della polizia Franco
Gabrielli, Salvini ha confermato che per il «progetto pilota» chiamato «scuole
sicure» sono stati stanziati 2,5 milioni di euro, attinti dal «Fondo unico
giustizia». Tra le città interessate ci sono Roma (727 mila euro), Milano (344),
Napoli (243), Torino (222), Palermo (168) e Genova, Bologna, Firenze, Bari,
Catania, Venezia, Verona, Messina, Padova, Trieste. Il governo pensa anche di
installare videocamere negli asili nido e nelle strutture per anziani e
disabili. I sottosegretari all’Interno Stefano Candiani e Nicola Molteni hanno
confermato: «È una storica battaglia della Lega. L’obiettivo è passare dalle
parole ai fatti, come già stiamo facendo in altri campi come l’immigrazione».
«NON CI SARANNO i carri armati
fuori dalle scuole – ha assicurato Salvini – Sarà qualcosa di soft, a carattere
preventivo, non punitivo». L’intento è di coinvolgere sindaci, presidi e
prefetture invitati a fare «segnalazioni». A ottobre sarà fatto un primo
bilancio. L’obiettivo, ha detto Salvini, «è sequestrare droga per un importo
pari ai 2 milioni e mezzo investiti». Intento rivelatorio di un’idea di
«produttività» legata a una misura di pubblica sicurezza. Un simile parametro
presuppone inoltre l’esistenza fuori dalle scuole di legioni di malintenzionati,
probabilmente immigrati. Per raggiungere un simile obiettivo l’ingresso degli
studenti a scuola potrebbe essere trasformato in quello allo stadio: cani
antidroga, polizia, telecamere alla ricerca della «droga». Non è escluso che
questa operazione di inizio legislatura, per un governo sensibile al
securitarismo à la carte, possa anche produrre effetti dentro gli istituti. I
casi di cronaca di piccolo spaccio di hashish nelle scuole già registrati negli
ultimi due anni, a Roma e in altre città, hanno già prodotto un impazzimento
del sistema mediatico e la stigmatizzazione degli studenti. Nuovi, eventuali,
episodi dello stesso genere potrebbero essere usati per rafforzare l’impianto
propagandistico del provvedimento. In questo senso va anche valutato l’orientamento
di Salvini che sostiene di non fare «distinzione tra droga leggera e pesante».
Inoltre, l’insieme delle misure è stato giustificato dal ministro con l’aumento
delle statistiche legate all’aumento di tutti i reati legati allo spaccio,
arresti e denunce comprese, non con quelli che riguardano nello specifico reati
commessi davanti alle scuole. Una generalizzazione giustificata, come spesso
accade a Salvini, con il suo essere «ministro e papà» e in base ad altre
statistiche sul calo dell’età media della prima assunzione degli stupefacenti.
Invece di coinvolgere i docenti, e gli studenti, in una campagna di prevenzione
e consapevolezza si stanziano risorse per polizia e telecamere. «Un modello
inutile e dannoso – sostiene Giulia Biazzo (Uds) – si alimenta un clima di
paura e pregiudizio e le scuole sono private del loro ruolo educativo». L’Uds
manifesterà il prossimo 12 ottobre.
LA MISURA più simbolica di questo
sistema di sorveglianza è il «daspo urbano», strumento già previsto
dall’articolo 13 nelle «Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle
città» approvate in un decreto legge del 20 febbraio 2017 del precedente
governo, con Minniti al Viminale. Questa misura, già oggetto di polemiche per
il ripristino dell’arresto in flagranza differita (entro 48 ore), prevede
l’allontanamento dal comune di soggetti nelle manifestazioni sportive,
politiche o per comportamenti giudicati «devianti» per il «decoro urbano». La
direttiva «Scuole sicure» evidenzia la possibilità di applicarlo anche davanti
alle scuole. Senza contare che di «Daspo ad aeternum» per i corrotti si parla
nel ddl anticorruzione voluto fortemente dall’altro vicepremier, il
pentastellato Di Maio. Diversamente da quello per le «Scuole sicure», in questo
caso Salvini ha evocato il garantismo: «Bisogna stare attenti a garantire che
fino al terzo grado di giudizio si è innocenti, processi sommari non sono da
paese civile» ha detto.
SULLE MATERIE più attinenti alla
vita scolastica, il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, in quota Lega, ha
chiarito che il governo non intende al momento fare nuove riforme (in campagna
elettorale i Cinque Stelle avevano proposto l’abolizione della «Buona scuola»
di Renzi). Le ore dell’alternanza scuola-lavoro saranno dimezzate nei licei,
mentre negli istituti tecnici se ne faranno «qualcuna in più». Il ministro
intende evitare che «sia al centro dell’esame orale della maturità».

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