Lorenzo Vita– Gli occhi sulla guerra
La mappa dell’attacco diffusa dai
russi
19 settembre ’18
La Russia ha confermato che
l’Ilyushin-20 è stato abbattuto per errore dalla contraerea siriana. Una
conferma che sa di ammissione: l’errore c’è stato, ma da parte dell’alleato
siriano. E per adesso, Israele, per quanto chiaramente responsabile da un punto
di vista generale, non è considerato il colpevole diretto dell’abbattimento
dell’aereo russo.
Mosca è fortemente adirata per quanto
avvenuto questa notte nei cieli di Latakia. E non potrebbe essere altrimenti,
visto che il bombardamento israeliano non solo ha colpito l’area vicino la base
di Khmeimim, ma ha anche causato, in maniera ancora tutta da chiarire,
l’abbattimento di un aereo e la morte dei 15 membri dell’equipaggio.
Ma, dietro l’ira del Cremlino e
dei vertici militari russi, si nascondono anche una serie di trame ancora poco
chiare che fanno capire perché la reazione russa sembra mantenersi in quegli
stessi ranghi che, fino a questo momento, hanno caratterizzato gli equilibri
fra Israele e Russia in tutto il conflitto siriano.
La questione è certamente grave,
a tal punto che si sono mossi sia Vladimir Putin che Sergei Shoigu e
l’ambasciatore israeliano a Mosca è stato immediatamente convocato per chiedere
delucidazioni su quanto avvenuto nella notte. E per ora i rapporti appaiono
tesi.
I militari russi hanno accusato
subito Israele di non aver avvertito in tempo il comando in Siria per evitare
una tragedia. E la Russia ha, almeno nelle prime ore, accusato apertamente lo
Stato ebraico di avere sulla coscienza la morte dei 15 soldati imbarcati
sull’Il-20 per averlo usato come “copertura” per eludere gli S-200 siriani.
Il portavoce della Difesa russa,
Igor Konashenkov, ha denunciato che “gli aerei israeliani hanno deliberatamente
creato una situazione pericolosa a Latakia”, definendo come “irresponsabili” le
azioni dell’aeronautica dello Stato ebraico. Mentre il ministro Shoigu, come
cita Tass, ha detto che “la responsabilità per l’abbattimento dell’aereo russo
e per la morte degli uomini del suo equipaggio è solamente di Israele”.
“Il ministero della Difesa ha
usato i diversi canali di comunicazioni disponibili, e in diverse occasioni,
per sollecitare Israele ad astenersi dal condurre raid aerei in Siria, raid che
minacciano la sicurezza del personale militare russo”, ha continuato il capo della
Difesa russa. “Al comando militare russo in Siria è stato notificato il raid
degli F-16 israeliani solo un minuto prima dell’inizio“, ha continuato Shoigu,
ricordando che “le azioni del ministero della Difesa israeliano non rispettano
lo spirito della partnership russo israeliana e quindi ci riserviamo il diritto
di adottare misure di rappresaglia”.
Ma a queste reazioni, che in un
primo momento sembravano essere improntate a una vera e propria escalation fra
Mosca e Tel Aviv, sono poi seguite parole molto più concilianti da parte di
Putin. Il presidente russo, in conferenza stampa a a Mosca dove ha incontrato
Viktor Orban, si è mostrato molto più conciliante rispetto ai suoi vertici
militari. Il leader del Cremlino ha parlato dell’abbattimento dell’aereo come
“risultato di una catena di circostanze tragiche“, negando l’accusa rivolta a
Israele di aver colpito deliberatamente, o attraverso tattiche dei suoi F-16,
l’aereo-spia.
E per adesso, la reazione russa –
sintetizzata nelle parole di Putin – sembra essere decisamente controllata. Il
presidente russo ha infatti detto che è previsto un forte incremento della
difesa delle basi in Siria. “Per quanto riguarda le misure di ritorsione,
saranno innanzitutto mirate a garantire ulteriormente la sicurezza del nostro
personale militare e delle strutture in Siria”, ha detto il leader russo e, ha
continuato, “saranno passi che tutti noteranno”. E adesso sono in molti a
credere che l’ipotesi più accreditata sia un aumento del contingente presente
in Siria, in particolare dei mezzi aerei, per imporre una no-fly zone in tutta
l’area di Latakia.
Secondo Rivista italiana difesa,
“agli attuali 20 cacciabombardieri tattici Su-24M2 Fencer (12 aerei) e Su-34
Fullback (8 apparecchi) ed ai 4 caccia multiruolo Su-35S Flanker, dovrebbero
aggiungersi una ventina di velivoli costituiti da altri caccia multiruolo
Su-30SM e Su-35S e da cacciabombardieri Su-34 Fullback, oltre ad una manciata
di aerei da supporto, tra cui almeno una coppia di aerocisterne aerocisterne
Il-78M”.
Se confermate queste
indiscrezioni, il piano di Mosca, a questo punto, sarebbe avere il totale
controllo dei cieli siriani, ma confermerebbe anche una linea tutto sommato
morbida nei confronti di Israele. Una scelta dettata anche dal fatto che Mosca
e Tel Aviv dialogano costantemente sulle operazioni in Siria. E la rottura del
canale militare e diplomatico di due comandi non sembra utile a nessuna delle
parti.
La guerra in Siria, ad ogni modo,
sembra ancora lontana dal trovare una fine. E il raid a Latakia ne è la
dimostrazione: c’è ancora molto di cui discutere. E gli attacchi servono anche
come laboratori diplomatici e militari per capire le mosse e le capacità dei
propri nemici (così come dei propri partner). Del resto, come spiegato da
Fulvio Scaglione su questa testata, il fatto che questo raid sia arrivato nelle
ore successive al vertice di Sochi per Idlib, è un segnale chiaro di come
questi attacchi siano sempre “una continuazione della politica con altri
mezzi”.


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