Redazione – Cronache di ordinario razzismo
22settembre ’18
L’ipotesi
di Decreto Salvini in materia di immigrazione e asilo, un testo che andrebbe a
modificare la legge 286/98, che circola da qualche giorno e ha come obiettivo
quello di modificare in maniera restrittiva la normativa in materia di
immigrazione, non si trova in buone acque. Si tratta di un testo pessimo e
prima di vedere perché potrebbe non vedere la luce, sarà bene capire cosa
contiene.
La
prima modifica sostanziale riguarda l’abolizione di fatto della protezione
umanitaria: questo tipo di permesso di soggiorno si concede a chi, pur non
avendo diritto a essere riconosciuto come rifugiato presenti “seri motivi, in
particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o
internazionali dello stato italiano”, oppure nel caso di persone fuggite da
conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità. La nuova
norma prevede l’abolizione della protezione umanitaria, che in varie forme
esiste in numerosi Paesi europei, una serie di “casi speciali” e concede il
permesso per ragioni sanitarie: se la persona è malata e può provarlo e il suo
trasferimento mette a rischio la sua salute, allora avrà diritto a un permesso
di un anno rinnovabile. Si badi, il permesso per cure esiste già e ai “casi speciali”
oggi viene concesso un permesso di due anni.
La
giustificazione dell’abolizione di questo tipo di protezione risiede nell’idea
che i permessi concessi siano troppi. La
verità è che tra le prime quattro nazionalità, per citare quelle, come ha
notato su Twitter Matteo Villa dell’Ispi, a cui il titolo viene riconosciuto,
ci sono Nigeria, Gambia e Pakistan, Paesi dove alcuni segmenti della
popolazione (o tutti nel caso del Gambia fino all’inizio dell’anno) sono a
rischio persecuzione o conflitti armati non ufficiali. L’altra verità è che non
concedere alcun permesso alle persone che lo richiedono significa semplicemente
alimentare il numero di persone straniere che si troveranno nel nostro paese
senza un titolo di soggiorno. In assenza di accordi con i Paesi di provenienza,
infatti, le persone non possono essere rimpatriate e rimarranno in Italia ma
prive di diritti e invisibili. Il testo prevede poi l’introduzione di un
permesso premiale: se hai fatto qualcosa di eroico, allora, ti concediamo un
permesso e ti concediamo persino di cercare lavoro. Ma solo se ti comporti da
eroe.
L’ipotesi
di decreto riorganizza anche il sistema di accoglienza e raddoppia i tempi di
permanenza (da 90 a 180 giorni) nei centri di permanenza per il rimpatrio (CPR)
prevedendo che le autorità di polizia possano trattenere le persone in attesa
di essere espulse in “strutture diverse e idonee nella disponibilità delle
autorità di pubblica sicurezza”. La detenzione per chi non ha commesso reati,
insomma, si allunga. E le risorse destinate all’orientamento degli stranieri
nella difficile navigazione nel sistema legale e burocratico italiano vengono
trasferite al fondo per i rimpatri. La logica è quella della chiusura. Ma non
c’è da stupirsene. Il riordino dell’accoglienza implica un ridimensionamento
dello Sprar – il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati – che
gestisce i progetti locali di accoglienza ed è il migliore strumento in essere
per favorire l’inserimento sociale e la partecipazione dei richiedenti asilo
alla vita civile. Nei progetti Sprar potranno essere accolti solo coloro che sono
già titolari di protezione o i minori non accompagnati.
Un
altro aspetto grave riguarda sia la revoca della protezione: il testo amplia le
ipotesi di reato che possono causarla. Peccato che nell’elenco dei reati ci
siano anche la resistenza a pubblico ufficiale, la detenzione e lo spaccio di
stupefacenti (non viene naturalmente specificato quali, né in che misura) o il
furto. Nel primo caso il reato può essere dovuto a situazioni di stress
emotivo, scarsa comprensione della situazione e molto altro. Nei casi
successivi, invece, la modalità con cui si viola la legge varia moltissimo: se
ho in tasca delle droghe leggere o se viaggio in treno con un chilo di eroina,
sto facendo due cose molto diverse tra loro.
L’ipotesi
di decreto interviene anche sulla legge 91/1992 che regola la cittadinanza:
raddoppio dei tempi massimi di attesa dalla presentazione dell’istanza da due
anni a quattro. Non solo, chi chiede la cittadinanza italiana non deve avere a
proprio carico “o dei familiari o conviventi” provvedimenti di pubblica
sicurezza, giudiziari o di condanna “anche non definitiva”. Si introduce dunque
una normativa per cui la responsabilità penale non è individuale – se tuo
fratello o il tuo compagno/a ha rubato in un supermercato, tu non hai diritto a
divenire cittadino – e una condanna in
primo grado diventa di fatto definitiva: se tuo fratello è stato condannato in
primo grado ma ha presentato appello, tu non hai diritto a diventare cittadino.
Sono previsti limiti anche alla concessione della cittadinanza ai discendenti
di italiani: in caso di approvazione del testo Salvini, varrebbe solo la linea
diretta (padre, madre, nonni, ecc.). Aumentano anche le possibilità di revoca
della cittadinanza: il numero di reati commessi che la farebbe perdere cresce
non poco.
Fin
qui l’analisi del testo che ha come finalità quella di rendere più difficile,
faticoso, lento l’iter di riconoscimento dello status giuridico di una persona
che giunta in Italia richieda una forma di protezione.
La
parte politica riguarda invece le tensioni nella maggioranza: il Movimento 5
Stelle sembra frenare sul decreto per ragioni che non riguardano
necessariamente i suoi contenuti. Il braccio di ferro sulla manovra economica
(reddito di cittadinanza contro flat tax e così via) e il rilancio del centrodestra
in vista delle amministrative battezzato dall’incontro a tre
Berlusconi-Salvini-Meloni stanno provocando tensioni. Dare a Salvini anche una
misura “anti-immigrazione” da appuntarsi come una medaglia, al M5S proprio non
conviene. Ma il ministro degli Interni ha fretta e vuole fare approvare il
decreto con carattere di urgenza dal prossimo Consiglio dei ministri.
Sulla
vicenda vigila il Presidente Mattarella: diversi giuristi e operatori del
settore hanno scritto e commentato in questi giorni che l’ipotesi di decreto ha
caratteri di incostituzionalità. E il Presidente della Repubblica, scrivono
diversi giornali, ha reso note le sue perplessità. Sarà forse lui, in qualità
di custode e garante della Costituzione, ad evitare che un pessimo testo diventi
legge dello Stato. O almeno a costringere il governo a rivederne gli aspetti
peggiori.

Nessun commento:
Posta un commento