RAFFAELE RICCIARDI - La
Repoubblica
13 settembre 2018
Inversione di marcia per la
produzione industriale italiana, e non è una buona notizia in un momento in cui
la crescita - a detta unanime degli osservatori domestici e internazionali -
sta rallentando. Secondo i dati pubblicati dall'Istat e relativi al mese di
luglio, nel mese estivo si è registrata una "brusca discesa"
dell'attività delle fabbriche, in diminuzione anche su base trimestrale.
"In termini tendenziali", ovvero guardando alla variazione annua sul
luglio 2017, dice l'Istat: "La variazione dell'indice corretto per gli
effetti di calendario diviene negativa per la prima volta da giugno 2016".
Scendendo nel dettaglio, l'indice
destagionalizzato della produzione industriale è sceso dell'1,8% rispetto a giugno.
Anche guardando alla media del trimestre maggio-luglio, il livello della
produzione registra una flessione dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti.
Partecipano al segno negativo tutti i comparti: beni strumentali (-2,2%), i
beni di consumo (-1,7%) e i beni intermedi (-1,2%); in misura più contenuta
diminuisce l'energia (-0,8%).
L'indice generale della
produzione industriale
Se si guarda invece alla
variazione annua, corretta per i diversi giorni lavorativi che ci sono stati
nel calendario di luglio 2018 e 2017, l'indice è diminuito dell'1,3%. In questo
caso, sono rimasti i soli beni strumentali a registrare una variazione positiva
(+0,7%), mentre sono scivolati in rosso quelli intermedi (-2,2%), i beni di
consumo (-1,9%) e l'energia (-1,4%). Paolo Mameli, economista di Intesa
Sanpaolo, commenta i numeri parlando di un calo "assai" superiore al
previsto, che "aggiunge rischi al ribasso sulla nostra previsione di
crescita del Pil di 1,1% per l'anno in corso", ovvero aumenta le
possibilità che alla fine il risultato sia da correggere all'ingiù rispetto a
questa aspettativa.
Industria, il primo tuffo in
negativo dal giugno 2016
A livello di attività economica,
la variazione tendenziale resta positiva per l'attività estrattiva (+2,8%), la
fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico
non elettriche (+1,8%) e la fabbricazione di macchinari (+1,3%). Le maggiori
flessioni - dettaglia ancora l'Istat - "si registrano invece nella
fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-6,4%), nella industria
del legno, della carta e stampa (-5,8%), nella metallurgia e prodotti in
metallo (esclusi macchine e impianti) (-2,8%) e nella fabbricazione di articoli
in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non
metalliferi (-2,8%)".
Le associazioni dei consumatori
cavalcano subito i dati ufficiali, chiedendo un cambio di passo. "Di male
in peggio: il Paese arretra", dice Massimiliano Dona, presidente
dell'Unione Nazionale Consumatori. "Preoccupante il crollo dei beni di
consumo, specie di quelli durevoli che sprofondano del 4,8% in un solo mese e
del 7,2% su base annua. Un chiaro indicatore della difficoltà delle famiglie ad
arrivare alla fine del mese", prosegue. Dal Codacons, si rileva che i numeri
freschi di stampa "risentono della forte contrazione delle vendite
registrata in Italia negli ultimi mesi". Spiega il presidente Carlo Rienzi
in una nota: "I numeri sulla produzione di luglio sono in calo in tutti i
settori sia su base mensile che su base annua, e la riduzione investe anche i
beni di consumo che scendono del -1,7% su giugno e del -1,9% su anno a
dimostrazione che l'industria risente in modo diretto dei consumi delle
famiglie".
Anche nel resto d'Europa,
segnalano i dati Eurostat, le industrie faticano: a luglio la produzione è
calata dello 0,8% nella zona euro e dello 0,7% nella Ue a 28. Anche in
Germania, come in Italia, la variazione è stata negativa dell'1,8%.

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