RAFFAELE RICCIARDI - La
Repubblica
13 settembre 2018
MILANO - Mentre la crescita
economica frena e anche le industrie danno i primi segnali di rallentamento, il
mercato del lavoro - nell'analisi trimestrale dell'Istat - festeggia il pieno
recupero dei livelli antecedenti la pesantissima crisi economica dello scorso
decennio. "Nel secondo trimestre 2018 si contano 205 mila occupati in più
rispetto al secondo trimestre 2008. Si è raggiunto e superato il numero degli
occupati del secondo trimestre 2008 e il tasso di occupazione 15-64 anni non
destagionalizzato è tornato allo stesso livello (59,1% in entrambi i
periodi)", spiega l'Istituto in un focus dedicato al raffronto tra i due
periodi. Se si guarda invece alla variazione rispetto al primo trimestre di
quest'anno, il saldo positivo è di 203mila occupati.
Quel che cattura maggiormente
l'attenzione è senz'altro il gap colmato sul 2008. Che nel frattempo
l'occupazione sia stata ridisegnata, è sotto gli occhi di tutti. Prima la
grande crisi, poi i cambiamenti radicali nella struttura del mercato del lavoro
e alcuni interventi normativi (si pensi alla 'droga' delle decontribuzioni per
favorire i contratti stabili) hanno compartecipato a creare un quadro diverso.
"Negli ultimi dieci anni si sono manifestate profonde trasformazioni nella
composizione dell'occupazione sia in termini di soggetti coinvolti, sia in
relazione alle caratteristiche dell'occupazione", dicono gli statistici.
"Oltre all'invecchiamento della forza lavoro, su cui hanno inciso anche il
calo della popolazione giovanile, il prolungamento dei percorsi di studio e
l'aumento dell'età pensionabile, importanti cambiamenti si riscontrano per le
componenti di genere e le ripartizioni territoriali, interessate in maniera
differente dalla crisi e dalla successiva ripresa".
Nell'ultimo periodo analizzato -
il secondo trimestre 2018 - al lavoro si conta mezzo milione di donne occupate
in più rispetto al 2008 (+6,3%; il relativo tasso +2,6 punti). "Per loro,
infatti, la crisi ha arrestato un processo di crescita di lungo periodo che è
poi ripreso dal secondo trimestre 2014. Diversamente gli uomini sono stati
duramente colpiti dalla congiuntura negativa (circa un milione di occupati in
meno tra il 2008 e il 2013), soprattutto nell'industria, e il recupero
avviatosi a partire dal secondo trimestre 2014 non è stato sufficiente a
colmare il gap con il 2008 (-380 mila, -2,7%; il tasso -2,7 punti)".
Donne meglio degli uomini
Anche la geografia di questa
ripresa occupazionale non è uniforme. Spiegano ancora dall'Istat: "Nel
Centro-nord la ripresa è iniziata prima e ha portato al recupero delle perdite
occupazionali dovute alla crisi già nel secondo trimestre 2016 mentre nel Mezzogiorno,
dove il calo degli occupati ha riguardato complessivamente 700 mila unità fino
al 2014, il saldo rispetto al pre-crisi è ancora ampiamente negativo (-258
mila, -3,9%; il relativo tasso -1,6 punti)".
Il Sud ancora non recupera
Per terminare infine con la
'qualità' del lavoro e le sue caratteristiche. "Il recupero interessa
esclusivamente il lavoro alle dipendenze, specialmente nella componente a
termine. Difatti, se per il tempo indeterminato al recupero avvenuto alla fine
del 2015 è seguita una debole crescita che ha determinato livelli di poco
superiori a quelli del 2008, per il tempo determinato la consistente crescita
dell'ultimo periodo ha comportato oltre 700 mila occupati a termine in più
rispetto al pre-crisi (+30,9%). A questa crescita fa da contraltare la perdita
di circa 600 mila indipendenti (-10,2%) nonostante l'aumento nell'ultimo
trimestre".
Cambiano le tipologie di
contratti
Che ci sia stata una
precarizzazione del lavoro e anche una sua minore intensità balza agli occhi
anche dalla parabola del tempo parziale: "In dieci anni gli occupati part
time sono aumentati di quasi un milione, a fronte di una diminuzione di poco
inferiore di quelli a tempo pieno. Se da un lato ciò si spiega con la forte
crescita del part time involontario (da 37,4% a 63,7% in dieci anni),
dall'altro la ricomposizione dell'occupazione per settori di attività economica
ha aumentato il peso di comparti con una maggiore quota di lavoro a tempo
parziale (alberghi e ristorazione, servizi alle imprese, sanità e servizi alle
famiglie) e diminuito quello di settori con più occupati a tempo pieno
(industria in senso stretto, costruzioni e servizi generali della pubblica
amministrazione)".
Volano i part-time
La sintesi di questi cambiamenti,
conclude l'Istituto, è che "allo stesso livello di occupati del 2008
corrisponde una maggiore presenza di dipendenti (77,0%; +2,8 punti), in
particolare a termine (13,4%; +3,1 punti), di lavoratori a tempo parziale
(18,7%; +4,1 punti) e di occupati nel settore terziario (70,2%; +3,5 punti),
soprattutto nei comparti a maggiore intensità di lavoro".

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