Bruno Perini – Il manifesto
20 settembre ’18
Dopo tanti
messaggi ondivaghi, finalmente arriva dai massimi esponenti del governo
Lega-M5S una notizia certa: i tre cardini del patto di governo giallo verde,
ovvero smantellamento della legge Fornero, reddito di cittadinanza ed Flat-Tax
verranno realizzati in deficit. Non sarà superato il tetto del 3 per cento ma
certamente verrà superato il vincolo dell’1,6 per cento posto dal ministro Tria
come massimo argine sul quale costruire la manovra finanziaria.
Rispondendo
a Giovanni Floris, nel corso della trasmissione di martedì, il vice presidente
del Consiglio Matteo Salvini ha detto esplicitamente: “Non supereremo il tetto
del 3 per cento come hanno fatto altri paesi, arriveremo al massimo al 2,5 per
cento. La priorità non è rispettare lo zero virgola ma far crescere
l’occupazione e diminuire le tasse. D’altronde io sono stanco di correre dietro
allo spread. Chi lo ha fatto prima di noi in nome dei sacrifici ha creato
soltanto disoccupazione e un aumento del debito pubblico”. Salvini non ha
saputo però replicare alle crude cifre dello spread: se sale di 100 punti, gli
interessi ammontano il primo anno a 1,8 miliardi, il secondo anno a 4,5
miliardi e il 3 anno a 6,6 miliardi.
Ancora più
esplicito Luigi di Maio a proposito dei rapporti con l’Europa: “Si deve
attingere a un po’ di deficit per poi far rientrare il debito l’anno dopo o tra
due anni, tenendo i conti in ordine senza voler fare alcuna manovra distruttiva
dell’economia”. “Quello che vogliamo mettere al centro – ha aggiunto – non è
rassicurare i mercati ma migliorare la qualità della vita dei cittadini. Per
questo ci siamo candidati e ci hanno eletto”. Occorre quindi procedere con
tagli di spesa e modulare il deficit. A rafforzare la presa di posizione di
Salvini e di Maio è intervenuto il presidente del consiglio Giuseppe Conte che
ha assicurato che il reddito di cittadinanza sarà parte integrante della manovra
finanziaria.
I due vice
presidenti del consiglio hanno snocciolato cifre iperboliche necessarie al
realizzare il programma di governo: Soltanto per un primo intervento sulla
legge Fornero “i miliardi necessari – ha spiegato Salvini – sono tra i 7 e gli
8”. Di Maio ha invece spiegato che soltanto per il reddito di cittadinanza i
miliardi necessari sono circa 12. Se poi, come ha annunciato, dal primo gennaio
2019 con la pensione di cittadinanza non ci sarà nessun pensionato che prenderà
meno di 780 euro, il conto diventa ancora più salato.
I due
esponenti del governo Lega-M5S hanno giurato che “I soldi ci sono” ma nessuno
ha spiegato dove sono, ovvero con quali coperture si realizzeranno gli
obiettivi annunciati in pompa magna durante e dopo la campagna elettorale. Il
governo spera di poter drenare risorse dal condono fiscale. Ma come è ovvio
nessuno è in grado di quantificare quanti quattrini porterà nelle casse dello
Stato la cosiddetta pace fiscale. Chi ha fatto i conti seriamente sostiene che
anche partendo da una base di 50 miliardi e un’aliquota del 25 per cento non si
arriverebbe lontano e certamente la Flat Tax sarebbe irrealizzabile. Alla fine
il governo si ridurrà a un ritocco dell’Irpef.
Matteo
Salvini ha anche replicato a Mario Draghi che aveva rimproverato il governo
Lega-M5S di aver provocato la crescita dello spread grazie a dichiarazioni
sconsiderate: “Io stimo Mario Draghi. Mi piacerebbe anche avere la sua stima ma
per il momento mi accontento di avere quella di milioni di italiani”.

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