Claudio Mezzanzanica – Sbilanciamoci
20 settembre ’18
“La cessione
del quinto oggi è una forma di prestito conveniente e sicura”. Così scrivono
banche e finanziarie nelle loro newsletter e nei volantini che distribuiscono,
nei bar, fuori dai luoghi di lavoro, nelle cassette della posta… In realtà la
cessione del quinto è una trappola infernale in cui stanno cadendo e sono
caduti alcuni milioni di italiani. L’allarme l’ha lanciato perfino Bankitalia
che nella primavera scorsa ha emanato una circolare richiamando gli operatori a
una maggiore trasparenza e correttezza nella gestione dei rapporti con i
clienti. La crescita dei contenziosi nel 2017, saliti a 22.000, più 40%
rispetto all’anno precedente ha costretto anche il compassato istituto di via
Nazionale ad agire con il solito sistema della moral suasion.
Il numero
dei contenziosi del 2017 è ben quattro volte il numero dei danneggiati da Banca
Etruria su cui si sono versati fiumi d’inchiostro. I risultati di questa azione
di moral suasion della Banca d’Italia si scontrano con il formidabile interesse
di banche e finanziarie che hanno nella cessione del quinto una straordinaria
risorsa per fare utili. Il tasso di interesse di questo prestito è
sensibilmente superiore a qualsiasi altro. Le banche quest’anno operano con un
tasso di poco inferiore al 10%. Le finanziarie un paio di punti in più. Un
pensionato che dovesse contrarre un prestito di 17.000 euro ne restituirà
25.000. Un lavoratore dipendente che dovesse contrarre un prestito di 23.000 ne
restituirà 30.000 facendosi trattenere 250 euro al mese per dieci anni.
Lo scorso
anno sono stati erogati poco più di 5 miliardi di prestiti con questo sistema.
A questi tassi siamo a un utile lordo di oltre 500 milioni. Nessuna operazione
di prestito ha un simile rendimento.
Nell’ultimo
triennio i lavoratori e i pensionati italiani hanno utilizzato questa risorsa
per accedere al credito in modo crescente. Trecentocinquantamila nel 2015,
trecentottantaquattromila nel 2017, quattrocentoventimila nel 2017.
Il 58% di
chi vi ricorre sono lavoratori dipendenti del settore privato, con una età
media di 43 anni. Si tratta di circa seicentomila dipendenti che hanno ottenuto
questo prestito indebitandosi, mediamente per i prossimi sette anni. Per
accedere al credito bisogna avere un contratto a tempo indeterminato e lavorare
in aziende con più di 15 dipendenti. Questi requisiti l’hanno circa sette
milioni di lavoratori. Quindi negli ultimi tre anni il 9% dei lavoratori
dipendenti del settore privato ha avuto bisogno di un prestito ottenendolo con
questo sistema. Se aggiungiamo i quasi 500.000 che lo avevano avuto
precedentemente scopriamo che oltre il 15% dei dipendenti privati ha ceduto il
quinto del proprio stipendio a condizioni quasi suicide.
Il 35% dei
sottoscrittori l’ha fatto per pagare debiti pregressi. Spesso si tratta di
debiti contratti in famiglia, ma non solo. E’ un dato che conferma la
difficoltà di arrivare a fine mese con gli stipendi attuali. Il 35% ha bisogno
di liquidità per affrontare spese impreviste, spese per malattie. Solo l’8% fa
la cessione per la casa e la stessa percentuale lo richiede per l’acquisto
dell’automobile. Proprio quest’ultimo dato conferma che oltre ai bisogni per
chiudere debiti pregressi esiste una persistente difficoltà da parte delle
famiglie a risparmiare.
La cessione
del quinto, nonostante i tassi che dovrebbero scoraggiare i clienti, resta
l’unica via praticabile per pensionati o dipendenti per una molteplicità di
ragioni. E’ una istruttoria abbastanza veloce che permette di avere il denaro
con una discreta certezza. Non ci sono indagini sulla storia creditizia del
cliente e neppure sulle motivazioni della richiesta. L’accesso al credito dopo
il 2008 è stato un tormento per tutti i cittadini di medio e basso reddito. La
cessione di una quota dello stipendio è una garanzia incontrovertibile.
Infatti
l’uscita dal contratto è piuttosto onerosa e non può essere effettuata prima di
aver pagato almeno il 40% delle rate. Poi ci sono le penali. Insomma la banca o
la finanziaria fanno l’affare. Il contraente tira un momentaneo respiro di
sollievo ma entra in un tunnel.
La
diffusione della cessione del quinto è un altro dei segnali della crisi del
reddito da lavoro sempre più inadeguato a garantire una vita dignitosa a chi il
lavoro ce l’ha. La crescita della sua richiesta a dieci anni dall’inizio della
crisi conferma che i lavoratori dipendenti non beneficiano di alcuno scampolo
della proclamata ripresa. Se anche l’anno in corso dovesse confermarsi
l’aumento delle richieste saremmo di fronte a una emergenza di massa. Perché
qualche milione di dipendenti pubblici e privati, di pensionati costretti ad
autoridursi il salario o la pensione per far fronte alle necessità della vita
sono un fenomeno di dissesto sociale.

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