Andrea Colombo – Il manifesto
08/08/2018
Parole diverse, concetto
identico. Il commissario europeo al Lavoro Moscovici, morbido per eccellenza,
invita il governo italiano al «realismo», giusto un attimo prima di incontrare
a Vienna, occasione la riunione Ecofin, il ministro Tria. Poche ore dopo il
vicepresidente Dombrovskis, che invece fa il duro a tempo pieno, parla di «buon
senso». Lui però si esprime dopo l’incontro, in conferenza stampa, e la sua non
è un’esortazione ma un complimento rivolto a Tria.
Il ministro dell’Economia di
Roma, dunque, ha detto ai commissari di Bruxelles quel che volevano sentirsi
dire. «Mi ha assicurato che al momento il bilancio in preparazione prevede il
miglioramento del saldo strutturale e la diminuzione del debito pubblico».
Questo sì che è un impegno «responsabile». Infatti proprio la stessa prova di
responsabilità aveva invocato prima del summit Moscovici: «Le regole sono fatte
per tutti: assolutamente per tutti. L’Italia deve ridurre il suo deficit
strutturale come tutti. Ha beneficiato di tutte le flessibilità possibili». Più
che una dichiarazione, un monito e con toni, trattandosi di Moscovici,
insolitamente arcigni. A vertice concluso il commissario al Lavoro torna
sull’argomento via Twitter, con toni lievemente meno ottimisti del collega
Dombrovskis: «Lavoriamo con Tria nella direzione di realizzare l’aggiustamento
strutturale nel bilancio per il 2019 per rispettare gli impegni assunti con
l’Europa».
Anche il diretto interessato, il
ministro italiano, si affida a un cinguettio: «Clima cordiale, colloqui
costruttivi. Linea condivisa: misure per crescita economica nel rispetto delle
regole e miglioramento della finanza pubblica».
Un cielo azzurro, sgombro di
nuvole. Solo che è difficile evitare il sospetto che Tria, preso tra due
fuochi, strattonato dalla maggioranza politica a Roma, da una parte, e dai
commissari europei a Bruxelles, da quella opposta, stia cercando un miracolo di
equilibrismo forse impossibile. Non a caso l’ex ministro Padoan resta più che
guardingo, palesemente non si fida delle rassicurazioni di Salvini e Di Maio e
invita ad aspettare di vedere i conti reali, quelli messi nero su bianco, prima
di emettere giudizi.
Sta di fatto che poche ore prima,
a Roma, si respirava un’aria tutta diversa. Le indiscrezioni, dopo le riunioni
dei giorni precedenti, parlavano di una manovra lievitata sino a 30 miliardi e
forse anche di più. Il presidente leghista della commissione Bilancio della
Camera, Borghi, lo dice a chiare lettere: «Per me la legge di bilancio si
aggirerà sui 30 miliardi».
Ma la medesima voce rimbalzava da
un palazzo del potere all’altro. Dieci miliardi per il reddito di cittadinanza,
da far partire a maggio, reclamato da M5S, che ne ha bisogno come dell’ossigeno
per smettere di apparire come la ruota di scorta del Carroccio. La Lega
dovrebbe accontentarsi di un bottino meno ricco sulla Flat Tax, senza andare
oltre l’aliquota del 15% per aziende e professionisti con partita Iva sino a
100mila euro di fatturazione. In compenso Salvini incasserebbe subito la
revisione della legge Fornero con la nota «quota 100», obiettivo che, pur
essendo condiviso da entrambi i partiti della maggioranza, si presenta
soprattutto come risultato da accreditare al Carroccio.
Sommate alla sterilizzazione
dell’aumento Iva, alle spese correnti e agli effetti della crescita meno
brillante del previsto, e già non è che ci fosse da brindare, si arriva molto
vicini al tetto del 3%. Quel confine non sarà varcato, questo ormai Salvini lo
assicura anche in privato ma anche solo sfiorarlo significa rinunciare agli
obiettivi sui quali, certo non a caso, insisteva ieri Moscovici: la riduzione
strutturale del deficit e la diminuzione del debito.
Altrettanto difficile, del resto,
dare troppo credito alla buona volontà europeista di un Salvini che proprio
ieri ha incontrato Steve Bannon e Lischael Modrikamen, tra i fondatori del
Movement anti-europeo al quale il leghista ha aderito con tanto di sorrisoni e
strette di mano su Twitter. Tria, in questa situazione, non può fare altro che
distribuire rassicurazioni a destra e a manca, evitando così almeno la tempesta
dello spread, e fare il possibile per riuscire a quadrare il cerchio entro il
27 settembre.

Nessun commento:
Posta un commento