Marina Mastroluca - La striscia rossa
14 settembre 2018
Una ogni tre giorni, più o meno,
un altro paio di scarpe rosse da aggiungere a quella platea silenziosa che
testimonia l’assenza delle tante donne uccise da chi diceva di amarle: un
partner, un ex, un familiare. Oggi le loro storie, mai davvero ascoltate, sono
finite sullo sfondo, le emergenze sono altre per chi preferisce parlare di come
alzare muri nel mare per fermare gli sbarchi. Si è interrotta la strage o
semplicemente stiamo parlando d’altro? La seconda, stando ai numeri. E alle
richieste d’aiuto: solo da gennaio a giugno di quest’anno le chiamate al 1522
gestito dal Telefono Rosa sono aumentate del 53%, 4.664 telefonate in sei mesi
da tutta Italia. In tutto il 2017 erano state 6533.
Una sfida in più per Progetto
Nora, nato intorno al testo teatrale di Amalia Bonagura diventato poi un
romanzo breve (Nora, il silenzio deve tacere, Iuppiter edizioni), e cresciuto
in teatro e soprattutto nelle scuole e nelle università come percorso educativo
contro la violenza di genere e il femmicidio. Cos’è Nora? La storia qualsiasi
di una donna qualsiasi, vittima della violenza di suo marito, un professionista
stimato, carriera, rispettabilità, facciata, alle spalle una madre che
considera normale subire. Storia come tante, di donne che non hanno nulla di
speciale, non portano su di sé i segni premonitori della violenza che
subiranno. Nora non esce dalle stamberghe di Brutti, sporchi e cattivi. Non
vive ai margini, in quelle zone di confine tra lecito e illecito. E’ una donna
sposata, con un figlio e un marito che ricordava diverso, che è stato diverso,
e che ancora giustifica botte e abusi con l’amore. Fino ad ucciderla.
Firmato anche da Stefania
Cioccolani, patrocinato dall’Associazione Nazionale Differenza Donna, dalla
Polizia di Stato e dall’Ordine degli psicologi del Lazio, vincitore del bando
di concorso 2016-2017 del Dipartimento delle Pari Opportunità – MIUR, il
progetto si è fatto strada un passo alla volta, trovando tra i giovani un
pubblico meno distratto di quanto ci si aspetterebbe a leggere i dati del
rapporto di We World Onlus prodotto con Ipsos Italia (il 32 % dei ragazzi tra i
18 e i 29 anni crede che la violenza domestica debba restare tra le mura di
casa, i classici panni sporchi da lavare in famiglia, mentre uno su quattro la
“giustifica” con il “troppo amore” o come conseguenza dell’”esasperazione”
provocata dall’atteggiamento delle donne). Perché l’emotività del testo non si
ferma alla storia di Nora, che nel suo essere una donna come tante parla alla
normalità del nostro quotidiano e proprio per questo fa drizzare le antenne.
Alla lettura o rappresentazione è sempre seguito un lavoro di dibattito e di
approfondimento, spesso accompagnato da psicologi dei centri antiviolenza che
hanno creato sponde a chi tra i ragazzi ha riconosciuto in Nora frammenti della
propria vita.
“Il libro per noi ha avuto un
doppio significato – racconta Bruna Cimenti, criminologa e psicologa forense
che collabora con lo sportello d’ascolto per donne vittime di violenza, nel
distretto Cerveteri-Ladispoli e che inserito Nora nella sua tesi per il master
in criminologia -. Come lettura consigliata per aiutare quante facevano fatica
a prendere atto della pericolosità della loro condizione. Ma anche come spunto.
Nel libro Nora tiene un diario. E’ quello che ora invitiamo a fare a molte
donne. Una sorta di diario di bordo, che consente di acquisire una maggiore
lucidità e di far emergere tramite la scrittura cose che non si riescono a
dire. In qualche caso il diario è diventato anche una prova da esibire in
tribunale per dimostrare la violenza”.
Il progetto è arrivato a Vila
Verde, Portogallo, grazie al programma Erasmus Plus FREE ((Female and Racial
Equality Ever) con gli studenti del Liceo Pertini di Ladispoli che hanno
presentato ai loro partner spagnoli, turchi e portoghesi brani di Nora tradotti
in inglese e hanno scelto anche le musiche di accompagnamento. Nora si è
trasformata in tesina per gli esami di maturità e in una serie di “cartoline” e
due video che ora viaggiano sul web e sono stati prodotti dal Liceo artistico
statale di Napoli. E in ogni città dove è sbarcata, soprattutto nel Lazio dove
il progetto è stato sostenuto dalla Regione, ha lasciato traccia di quella
educazione al rispetto che ha ispirato l’autrice, Amalia Bonagura, ora
proiettata anche su un nuovo obiettivo, stavolta centrato sul tema
dell’immigrazione e dei muri che stanno nascendo tra noi.
Un suggerimento per scuole e
università, perché l’antidoto alla violenza passa per la cultura e dalla
consapevolezza che è illusorio pensare di esserne comunque fuori. “Certo, è
così: io non c’entro, tu non c’entri! – si legge nella contro copertina di Nora
– Forse dormiremo male stanotte, tu ed io, agitati, sconvolti, ma poi passerà,
proveremo a dimenticare, a vivere come al solito. Ci proviamo, vero? Magari ci
riusciamo”. E se a scuola si insegnasse invece a ricordare?


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