Bruno Ugolini - La striscia rossa
14 settembre 2018
Le mille voci del mondo del
lavoro aprono le “giornate di Lecce” volute
dalla Cgil. Arrivano in un bellissimo docufilm di Mimmo Calopresti (in
collaborazione con Natascha Lusenti) prima che venga data la parola a decine di
dirigenti sindacali, studiosi, dirigenti politici. E’ stato possibile vederlo,
anche lontano da Lecce, tramite l’efficiente “Radio articolo 1”. Il titolo
scelto (ricordando nel finale l’apporto dato a queste tematiche da un grande
regista come Citto Maselli) è “Il tempo del noi”. Una scelta che appare
polemica nei confronti di chi teorizza solo l’Io prepotente.
Il ragazzo pagato con i voucher
E’ un odissea, quella che vedo,
tra donne e uomini di questa nostra stagione convulsa. C’è l’anziano operaio di
una fabbrica che un tempo si chiamava Fiat e che certo non rimpiange,
ricorda, le antiche “cabine di
verniciatura” dove dall’alto ti pioveva qualcosa che somigliava al catrame.
Oggi le nuove tecnologie certo cancellano certe umiliazioni, ma ti danno
qualcosa in meno. Hai meno tempo per te, osserva. Prevale il tempo della
fretta, dei ritmi. E’ lo stesso tempo che sgomenta il giovane rider, il
ciclista che porta pacchi viveri nelle abitazioni.
La manifestazione per la carta
dei diritti
E’ il tempo che ha piegato sotto
una pressa le dita di una mano a un altro dei protagonisti pescati da
Calopresti. É un ragazzo che rimpiange di non poter più suonare la chitarra.
Poi scopriamo che è un eroe dei nostri tempi. Uno di quelli pagati non con un
contratto normale, ma con i famosi voucher che tanti esaltano come forma
retributiva moderna. Per 5 euro e 50 centesimi all’ora perché l’imprenditore
risparmiava due euro anche sul voucher comprato dal tabaccaio. Così lui oggi
commenta: “Il lavoro non è tutto nella vita, i soldi vanno e vengono, le mie
dita non tornano più”.
Calopresti e una delle
protagoniste del docufilm
É un viaggio che incontra le
commesse (quelle dei lavori domenicali sui quali si discute tanto) con una
ragazza che spiega semplicemente come stando otto ore in piedi ti vengono le
vene varicose, per non parlare di altri malanni. Un viaggio che passa attraverso
gli immigrati raccoglitori di pomodoro nelle Puglie e non nasconde le assenze
del sindacato quando ci sono. Così le voci operaie, antiche e moderne, fanno da
contrappunto, come in una intervista con più attori, alle spiegazioni di
Susanna Camusso. Che non nasconde le difficoltà ma segnala anche una fiducia
nuova. Soprattutto attraverso quella battaglia sulla “Carta dei diritti” che
dovrebbe rappresentare una risposta, un passo avanti rispetto a una stagione
amara.

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