Duccio Facchini - Alteconomia
14 settembre 2018
La guerra contro le
organizzazioni non governative attive nel Mediterraneo condotta in estate dal
governo Conte ha pagato. Peccato però che il conto “umano” sia drammatico. Nel
solo mese di luglio 2018, l’ultimo fotografato dalla Guardia costiera italiana,
le navi delle Ong non hanno soccorso nemmeno una delle 1.365 persone tratte in
salvo sotto il coordinamento del Maritime Rescue Coordination Center di Roma.
Esattamente un anno prima, nel
luglio 2017, quando i flussi erano stati decisamente più consistenti (11.461
sbarcati in Italia contro 1.969), le navi “umanitarie” avevano contribuito a
salvare 4.689 vite umane. Nello stesso mese del 2016 (23.552 arrivi in soli 30
giorni) avevano raggiunto quota 8.455. Lo “zero” del luglio 2018 -dopo il già
bassissimo valore di 236 di giugno di quest’anno- è frutto degli annunci dei
porti chiusi (italiani e maltesi), della criminalizzazione mediatica dei
soccorritori e della mano libera garantita alle milizie libiche, formate ed
equipaggiate dall’Italia (ben prima dell’attuale esecutivo, va ricordato) e
quindi definite “guardia costiera”.
Questi ingredienti hanno
comportato il progressivo allontanamento dalle acque del Mediterraneo centrale
di tutte le ultime Ong rimaste, da Proactiva Open Arms a SOS MEDITERRANEE. Come
se a un pronto soccorso fosse stata prima complicata la vita e poi rese
inutilizzabili le ambulanze a disposizione.
“Con la chiusura dei porti
italiani e maltesi e il divieto non solo di sbarco, ma anche di trasferimento
dei migranti salvati in mare su navi più grandi delle nostre -ha spiegato
recentemente all’agenzia Pressenza Riccardo Gatti, comandante dell’Astral e
capomissione della Open Arms- siamo stati costretti a lasciare temporaneamente
il Mediterraneo centrale”.
Ma la retorica “meno sbarchi,
meno morti” dei ministri Salvini e Toninelli mostra la sua brutale inesattezza.
È il caso proprio del mese di luglio 2018, quello della definitiva
cancellazione delle detestate Ong.
A fronte di un crollo degli arrivi, -83% nel
confronto mese a mese, i morti accertati dall’Organizzazione internazionale delle
migrazioni (OIM) nella fetta centrale del Mediterraneo sono passati da 68 a 157
(sempre nei singoli mesi di luglio), +130%. Pur di lanciare un messaggio
disincentivante alle partenze si è trasformato quel tratto di mare in una zona
più pericolosa e letale. Lo slogan andrebbe rimodulato: “Più morti, meno
sbarchi”.
Anche il mese di giugno 2018 ha
registrato le stesse dinamiche. 3.147 sbarchi (-86% rispetto al 2017), le Ong
combattute (appena 236 i naufraghi soccorsi), 564 morti accertati contro i 529 dello stesso periodo dell’anno
precedente (+6%). Agosto parrebbe segnalare una tendenza diversa, in attesa di
un quadro dettagliato delle operazioni SAR da parte della Guardia costiera:
1.531 sbarchi (-61%) e 19 morti contro i 143 dell’agosto 2017. Naufraghi che
per precisi obblighi internazionali, prima ancora che umanità, andavano
salvati.
Un campo che non interessa al
ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini. Domenica 9
settembre, infatti, ha dichiarato all’emittente RTL 102.5 che la sua iniziativa
di “bloccare le navi” è una “scelta politica, non una scelta giuridica”.

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