Ilaria Sesana – Alteconomia
6/08/2018
Sono centinaia le firme arrivate
da tutto il mondo in queste settimane in solidarietà a “RiMaflow” la fabbrica
occupata e recuperata di Trezzano sul Naviglio (Milano) che lo scorso luglio è
finita nella bufera a seguito dell’arresto di Massimo Lettieri, presidente
della cooperativa che gestisce la realtà, con l’accusa di “associazione per
delinquere finalizzata al traffico illegale di rifiuti”. “Fino a questo momento
ha parlato solo l’accusa, ora vogliamo raccontare la nostra versione -spiega
Gigi Malabarba, ex operaio dell’Alfa Romeo di Arese, già senatore e oggi anima
del progetto-. Vogliamo smentire pubblicamente, davanti a tutti coloro che ci hanno
espresso la loro solidarietà, le accuse che ci vengono mosse”. L’appuntamento è
per domenica 9 settembre presso la fabbrica (in via Boccaccio 1 a Trezzano sul
Naviglio) per un’assemblea pubblica organizzata dalla cooperativa a partire
dalle ore 16 dal titolo “RiMaflow vivrà. Massimo libero”
Fin dai giorni immediatamente
successivi all’arresto la cooperativa aveva ribadito con forza la propria
estraneità alla vicenda. “Con le ditte che ci hanno conferito macchinari e
materiali con regolari documenti di trasporto, alcune delle quali figurano tra
quelle indagate, non abbiamo nulla a che fare per qualsiasi altra loro
attività”, si legge in un comunicato diffuso il 26 luglio scorso. Al centro
dell’inchiesta della procura di Milano era finito un progetto sperimentale che
prevedeva la lavorazione di scarti di produzione di carta da parati. “La
sperimentazione, peraltro onerosa e quindi in perdita, è terminata mesi fa”,
sottolinea ancora il comunicato.
Il coinvolgimento in un’inchiesta
sul traffico illecito di rifiuti e l’accusa di associazione a delinquere
prevedono però l’applicazione di misure restrittive molto rigide, che hanno
posto in seria difficoltà l’attività della cooperativa. “Non possiamo
comunicare con Massimo, che si trova ancora in carcere a Salerno e tutte le
attività regolari sono ferme, paralizzando il lavoro di tutta la cooperativa
-spiega Gigi Malabarba-. Inoltre il conto corrente è sotto sequestro e non
possiamo pagare gli stipendi né i fornitori, non potremo pagare i contributi né
le tasse e questo ci costerà delle sanzioni quando la situazione si risolverà”.
Tutta l’attività regolare di “Ri-maflow” è paralizzata. Con un danno economico
importante cui si andranno a sommare le spese legali, che si preannunciano
importanti.
Nata nel 2013 da una coraggiosa
scommessa (riportare lavoro e occupazione in una fabbrica chiusa e abbandonata
dalla dirigenza, la Maflow di Trezzano sul Naviglio) oggi “RiMaflow” è una
realtà che oggi dà lavoro a un centinaio di persone e accoglie all’interno dei
suoi capannoni 35 botteghe artigiane “sfrattate” dalla crisi o da canoni di
locazione troppo elevati. Riuso, riciclo, riappropriazione e reddito sono
alcune delle parole d’ordine del progetto di “RiMaflow” cui si aggiungono
legalità e tutela dell’ambiente. “Collaboriamo con Libera e con la Caritas con
l’obiettivo di creare posti di lavoro: è il solo modo per sottrarre manovalanza
alla ‘ndrangheta che in questo territorio è molto presente e gestisce diverse
attività. Tra cui il movimento terra e lo smaltimento dei rifiuti -spiega Gigi
Malabarba-. Lavoriamo contro le bande criminali, con una precisa visione etica
ed ecologica: da una fabbrica metalmeccanica abbiamo deciso di riconvertire
l’attività di ‘RiMaflow’ al recupero delle materie prime”.
All’interno di quest’ottica di
legalità “RiMaflow” appoggia totalmente l’inchiesta svolta dalla Procura di
Milano: “Siamo felici del fatto che si stia indagando per combattere i danni
prodotti dal traffico e la gestione illecita dei rifiuti -conclude Malabarba-.
Noi siamo certi di poter dimostrare la nostra estraneità a questa vicenda e di
poterne uscire. Questo però sarà possibile solo quando inizierà il processo. Il
nostro timore principale è legato soprattutto alle tempistiche: non solo per il
nostro presidente Massimo Lettieri che dovrà restare in carcere, ma per una
serie di difficoltà in cui ci troviamo”.
Ma il futuro di “Ri-maflow” non
riguarda solo le attività economiche e lavorative. In questi anni, infatti,
attorno alla fabbrica recuperata è nata la rete “Fuori mercato” che promuove un
approccio responsabile e sostenibile al cibo e alla filiera alimenrate, che
recentemente ha promosso lo sviluppo di un “luppoleto sociale” dove lavorano
giovani migranti. “RiMaflow” collabora a diversi progetti con associazioni del
territorio, cascine, con il Parco Sud Milano, la Caritas Diocesana, la Civica
scuola di musica di Corsico, la nascita della Libera Masseria di Cisliano
all’interno di un bene confiscato alla ‘ndrangheta. “Il tutto sempre con l’idea
che sia possibile costruire una rete dell’economia alternativa -conclude Gigi
Malabarba-. Vogliamo continuare a difendere questa rete. Ma se viene meno
‘RiMaflow’ anche questa rete è a rischio”.

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