Massimo Franchi – Il manifesto
05 Settembre 201
05 Settembre 201
Riparte la trattativa, rimane
aperta la possibilità di annullare l’intero bando. Oggi alle 14 al ministero
dello Sviluppo il ministro Di Maio ha convocato Mittal e sindacati. Ma se da
parte di Fim, Fiom, Uilm e Usb si mette come condizione per far ripartire il
confronto interrotto il 6 agosto «che Di Maio chiarisca definitivamente che la
gara Ilva è valida e non annullabile e Mittal è il nostro interlocutore», da
fonti Mise si dà per certo che «la partita è ancora aperta perché attendiamo
ancora approfondimenti sul piano ambientale (il misterioso 5 per cento mancante
evocato anche dal ministro Costa, ndr) che potrebbero accertare “l’interesse
pubblico” per poter annullare la gara». Il tutto sebbene la proroga per
l’accertamento scada venerdì 7.
Una conferma di questa posizione
da parte di Di Maio potrebbe portare ad interrompere il tavolo sul nascere da
parte dei sindacati che si ritroverebbero al Mise martedì 11 per lo sciopero e
presidio dei lavoratori Ilva indetto da confederali e Usb.
A questi potrebbero aggiungersi
addirittura esponenti di Confindustria in un inedito assoluto. Ma da parte Fiom
l’idea che gli imprenditori scendano in piazza viene considerata «una
barzelletta»: «I lavoratori Ilva rischiano il posto di lavoro, gli imprenditori
vogliono solo usarli per attaccare il governo: se venissero al Mise
rischierebbero di essere presi a male parole dagli operai».
In realtà da parte sindacale
filtra ottimismo sulla possibilità di chiudere «un buon accordo con Mittal».
Assieme agli impegni a migliorare ulteriormente il piano ambientale spuntati
dal ministro Sergio Costa – scadenze intermedie ravvicinate, Mittal disposta a
prevedere una Valutazione di impatto ambientale e di non aumentare le emissioni
anche se produrrà oltre 6 milioni di tonnellate di acciaio l’anno – i sindacati
hanno avuto segnali dal gigante franco indiano anche sul piano occupazionale.
Si punta a spostare l’organico di partenza dagli attuali 10.500 a 11mila
assunti – rispetto ai 13.500 attuali dipendenti del gruppo Ilva – e «che Mittal
garantisca i 2.500 esclusi in modo da azzerare gli esuberi». Queste sono le
condizioni di Fim, Fiom e Uilm per firmare l’accordo: «un accordo che sarebbe
molto migliore rispetto all’ultimo piano Calenda (10.500 assunzioni e 1.500
assunti fino al 2023 in una società gestita da Invitalia, ndr) che prevedeva
migliaia di esuberi», sottolinea il leader Uilm Rocco Palombella.
La strada percorribile è doppia.
Come in ogni trattativa di ristrutturazione Mittal può proporre esodi
incentivati ai potenziali esuberi – si parla di 100mila euro – mentre la carta
in mano a Di Maio è quella di prepensionamenti o assunzioni in aziende con
«mission» alternative che sorgerebbero accanto ad una Ilva di Taranto non più
inquinante.
Per tutte queste ragioni (e
incognite) l’esito dell’incontro di oggi è quindi molto difficile da prevedere.
Un classico per la vertenza infinita Ilva.

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