Nazareno Dinoi- Striscia Rossa
11 settembre 2018
«Tradimento». Non c’è parola
migliore per descrivere il senso di frustrazione del mondo ambientalista di
Taranto e provincia che il 4 marzo scorso aveva creduto alla promessa grillina
di chiudere l’Ilva. L’accordo di Luigi Di Maio e dei sindacati che apre le
porte dell’acciaieria più grande d’Europa a Arcelor Mittal, non lascia più
speranze. Sit-in di protesta, anche di notte, tessere elettorali stracciate in
piazza, parlamentari grillini del territorio insultati sui social e, per la
senatrice Rosalba De Giorgi, la necessità di farsi scortare dalla polizia per
evitare le contestazioni dei più facinorosi. Il capitale elettorale
pentastellato, insomma, rischia di bruciare sul fuoco della mancata
credibilità.
I parlamentari pentastellati
tarantini non osano sfidare nessun confronto pubblico. Allora è toccato alla
capogruppo in Consiglio regionale della Puglia, Antonella Laricchia, assumere
l’arduo compito di chi deve recuperare qualcosa di perduto avendo poche carte
da giocare. Ma ecco l’idea, per niente originale a dire il vero, ma
evidentemente l’unica possibile: far credere che niente è perduto e che se
qualcosa è andato storto è per colpa di chi ha governato prima.
Con chi prendersela allora se non
con i cattivi del Pd che avevano preparato la festa agli indiani di Mittal?
«L’avvio di questo processo – dichiara la poco convincente Laricchia -, è stato
solo rallentato e complicato a causa del “delitto perfetto” del precedente
governo Pd che aveva messo in piedi una gara che, per quanto illegittima, non
si poteva annullare e che in ogni caso il 15 avrebbe fatto passare la proprietà
di Ilva ad Arcelor Mittal». La linea è chiara: girare la frittata e battere
ancora sul cuore verde dei tarantini che potrebbero ancora crederci. Hai visto
mai!
E via con gli slogan «Oggi è il
giorno zero», tuona la capogruppo grillina. Che dispensa speranze a piene mani:
«finalmente – dice – il governo M5S ha le mani libere per invertire la rotta
nella direzione della riconversione economica e della chiusura delle fonti
inquinanti». E la ri-promessa è bella e servita.
La portavoce del movimento in
Puglia si fa poi portavoce dei pugliesi a Roma ergendosi a paladina capace,
all’occorrenza, di fustigare i suoi di Roma se dovessero meritarlo. «Noi del
Movimento 5 Stelle Puglia, aiuteremo, vigileremo e all’occorrenza, incalzeremo
il governo, perché tali processi si realizzino nel minor tempo possibile e
siamo lieti che il ministro Di Maio non abbia perso tempo annunciando già da
subito una legge speciale per la riconversione economica di Taranto».
La chiusura del suo intervento è
da comizio elettorale con il dito puntato sulla solita «speculazione, fatta
sulla pelle dei tarantini, dei soliti politicanti del Pd e degli altri vecchi
partiti che da anni stanno massacrando l’Italia e Taranto con le loro politiche
e oggi cercano di far credere che il Movimento 5 Stelle in 3 mesi possa
risolvere tutti i loro disastri».
Convincente? Dalle reazioni sui
social non si direbbe proprio. Pur sempre punti di vista, naturalmente, di
quella Taranto dal cuore verde il cui sogno è durato giusto quanto una campagna
elettorale.

Nessun commento:
Posta un commento