Bruno Ugolini – Striscia Rossa
7/08/2018
L’accordo finalmente raggiunto
per il grande complesso siderurgico dell’Ilva di Taranto e di Genova è un fatto
di straordinaria importanza. Con le sue luci e le sue ombre. Quel che più
rattrista è la disputa che si è aperta tra le forze politiche (con qualche
meritoria eccezione) di governo e di opposizione, intente a disputarsi i meriti
dell’intesa. Come in una campagna elettorale infinita. Mentre sarebbe il caso
di riconoscere che il merito principale va a quella grande forza composta da
oltre diecimila tra operai, impiegati e tecnici che in questi mesi ha vissuto,
con i loro sindacati, un calvario che pareva senza fine. E che poteva anche
sfociare in rivolte disperate. Con sulla testa una contrapposizione tremenda
tra lo spettro della perdita di lavoro e l’altrettanto spettro di una
produzione inquinante foriera di morti a catena.
Quel che si è ottenuto dovrebbe
poter rappresentare una risposta a entrambe le questioni. Sarà però necessaria
una grande attenzione e vigilanza, quando l’annunciato referendum tra i
lavoratori pronuncerà il suo verdetto, e se sarà positivo, affinché le misure
concordate siano pienamente realizzate. Non alludo solo a quelle relative ai
mantenuti livelli di occupazione “senza penalizzazione sul salario e sui
diritti, compreso l’articolo 18”, come hanno sottolineato Francesca Re David
(Fiom) e Maurizio Landini (Cgil). Mi riferisco altresì ai miglioramenti
annunciati al piano ambientale. E che dovrebbero portare “all’accelerazione
delle coperture dei parchi e a porre un limite fortissimo alle emissioni
inquinanti”. Operando altresì “tutte le rilevazioni necessarie alla valutazione
del danno sanitario a tutela della salute dei cittadini di Taranto”.
Sarebbe comunque ipocrita pensare
che questo approdo nella trattativa nasca nel nulla e non abbia avuto una lunga
preparazione, anche attraverso l’operato del precedente governo guidato dal Pd.
Così come sarebbe ipocrita negare che i 5 stelle di Di Maio abbiano sostenuto
nel passato opinioni che portavano alla chiusura del centro siderurgico. Lo
testimoniano i commenti delusi apparsi sui social. Leggiamo messaggi di chi
annuncia manifestazioni di protesta a Taranto. Oppure usano parole come queste
“voi non capite che Ilva è un cancro. Qui ci avete condannato da anni e per
anni al cancro. Abbiamo sperato nei 5S ma siete vecchi e legati e privi di
coraggio. Mi dispiace. con Tap e Ilva avete dimostrato che non
meritate il nostro voto”. E ancora: “L’Italia ha ceduto per sempre allo
straniero Ilva, la più grande forza produttiva siderurgica europea. Agli
indiani andranno i profitti; agli italiani gli inquinamenti, i tumori e la
morte”.
I commenti da parte del Pd sono
tutti tesi a considerare l’intesa come un successo appunto del Pd, e uno scacco
per l’attuale governo. Più misurato il commento dell’ex ministro Carlo Calenda:
“Una grande giornata per #ILVA,per l’industria italiana e per Taranto.
Finalmente possono partire gli investimenti ambientali e industriali.
Complimenti a aziende e sindacati e complimenti non formali a @luigidimaio che
ha saputo cambiare idea e finalmente imboccare la strada giusta”.
Un complimento a Di Maio è venuto
anche da parte della segretaria della Fiom Re David che gli ha riconosciuto “un
ruolo importante” nella trattativa.
Quest’ultima affermazione, questo riconoscimento, per qualcuno è sembrato avere
un collegamento con una discussione aperta anche nel sindacato. Con la
posizione di chi a suo tempo sosteneva la necessità di un confronto, a livello
delle forze politiche di Centrosinistra, con i 5 stelle per impedire il
formarsi del male peggiore (l’alleanza 5 stelle-Lega) e chi sosteneva “meglio
che governino insieme e dimostrino la loro incapacità, fino a schiantarsi”.
Cosicché oggi c’è chi non ammette distinzioni e fa di ogni erba un fascio e chi
vorrebbe giocare nelle contraddizioni della compagine giallo verde per
ricavarne risultati positivi.

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