ISTAT – UNICEF
12 settembre 2018
L’analisi è stata condotta
prendendo in considerazione le caratteristiche sociali e territoriali dei
bambini e ragazzi fino a 17 anni e delle loro famiglie, in modo da restituire
un’immagine di questo gruppo di popolazione nella sua complessità.
Allattamento al seno
- In Italia l’81,4% delle donne
che hanno avuto figli nei cinque anni precedenti la rilevazione ha allattato al
seno, secondo i dati dell’Indagine Istat su “Condizioni di salute e ricorso ai
servizi sanitari” realizzata nel 2005. - Tra il 2000 e il 2005 la durata media
del periodo di allattamento al seno è aumentata da 6,2 mesi a 7,3 mesi. - Le
percentuali più basse di allattamento materno si sono riscontrate nell’Italia
insulare, dove nel 2005 solo il 74,5% delle donne allattava al seno (rispetto
alla media di 81,4%), e per un periodo più breve (6,8 mesi). In particolare il
valore minimo era quello raggiunto dalla Sicilia (71,4%) , mentre la Sardegna
(86,2%) si attestava al di sopra della media nazionale. - Le madri con titolo
di studio elevato hanno allattato di più (84,3% nel 2005) e per un periodo più
lungo (7,6 mesi).
Colazione non adeguata (Per
colazione non adeguata si intende una colazione in cui si assumono soltanto
bevande come tè, caffè ma non si beve latte né si mangia qualcosa)
- Nel 2012 la quota di bambini e ragazzi di
3-17 anni che fa una colazione non adeguata è pari al 9,9%. Il valore più alto
caratterizza la fascia tra gli 11 e i 17 anni (16,7%), mentre tra i più
piccoli, 3-10 anni, la percentuale scende al 3,9%. - Il livello di istruzione della madre sembra
influenzare l’adeguatezza della colazione per i figli; infatti se si guarda il
totale dei bambini tra i 3 e i 17 anni che non fa una colazione adeguata, il
livello più basso (5,6%) è tra i bambini con madre laureata, questo valore sale
al 7,9% nel caso in cui la madre abbia conseguito solo il diploma di scuola
superiore e al 12,2% se la madre ha solo completato la scuola dell’obbligo. -
Tra le famiglie che considerano le proprie risorse economiche ottime o
adeguate, la quota di bambini e ragazzi che fa una colazione non adeguata è
pari al 9,0%, mentre è di poco superiore (10,7%) la percentuale di famiglie che
considerano scarse o insufficienti le proprie risorse economiche.
Consumo di snack (Per snack si
intendono alimenti salati come patatine, noccioline, olive, ecc.)
- Nel 2012 il consumo di snack,
cioè di prodotti poveri di nutrienti salutari ma di cui spesso si abusa,
riguarda il 14,2% dei 3-17enni, con quote più elevate al crescere dell’età
(11,4% tra i ragazzi di 3-10 anni contro 17,4% nella fascia 11-17 anni). -
Anche per il consumo giornaliero di snack si ripropone la stessa associazione
inversa con il titolo di studio delle madri. La percentuale aumenta man mano
che si abbassa il livello di istruzione: 7,3% (laurea), 12,2% (diploma scuola
superiore) e 17,4% (scuola dell’obbligo). - A livello territoriale il Sud
presenta i dati più critici nel consumo almeno una volta al giorno di snack,
con il 19,4%, rispetto al 16,3% del Nord-Ovest, all’11,4% nel Nord-Est,
all’8,9% del Centro e all’11,7% delle Isole. - Nell’arco temporale 2005-2012 il
titolo di studio della madre non sembra influenzare il consumo quotidiano di
snack dei figli, che risente invece del titolo di studio paterno. Si riscontra
infatti una netta riduzione del consumo tra i bambini e i ragazzi figli di
laureati, che passa dall’11% nel 2005 al 4,6% nel 2012.
Consumo di frutta e verdura
- Nel 2012 la quota di bambini e
ragazzi che consuma 4 o più porzioni di frutta e verdura al giorno è pari al
12%, mentre il 63,2% si caratterizza per un consumo più basso, cioè fino a 3
porzioni. - Anche per questa abitudine si ripropone la corrispondenza virtuosa
tra titolo di studio elevato dei genitori e comportamento alimentare più sano
dei bambini e dei ragazzi. Nel 2012 è infatti il 24,1% dei bambini e dei
ragazzi, tra i 3 e i 17 anni con una mamma laureata, a consumare 4 o più
porzioni di frutta o verdura al giorno, mentre lo fa solo il 14,5% di coloro
con mamma con diploma di scuola superiore o di scuola dell’obbligo. - Se si
considerano le ripartizioni territoriali, i valori più critici sono quelli del
Sud, con il 6,8%, cui seguono quelli delle Isole, con il 9,1%. Più alti ed
omogenei i valori delle rimanenti ripartizioni: 14,2% nel Nord-Ovest, il 14,9
nel Nord-Est e il 15,1% nel Centro. Esaminando il consumo giornaliero di
verdura, ortaggi e frutta “fino a 3 porzioni al giorno” le differenze si
mantengono evidenti: al Sud si registra il 68%, e nelle Isole il 64,6% mentre
al Nord e al Centro si osservano prevalenze più contenute (Nord-Ovest 62,2%, Nord-Est
59,5%, Centro 60,9%).
Consumo di bevande gassate
- Anche per il consumo di bevande
gassate, di cui spesso i ragazzi abusano, i dati del 2012 rilevano la relazione
con il titolo di studio delle madri; la quota di consumatori quotidiani di più
di mezzo litro di bevande gassate tra i ragazzi di 11-17 anni è pari al 4,7% se
le madri sono laureate, al 10,4% se hanno il diploma di scuola superiore e
all’8,6% se hanno completato solo la scuola dell’obbligo.
Sovrappeso e obesità
- Il fenomeno dell’eccesso di
peso (sovrappeso e obesità) tra i bambini e i ragazzi è più diffuso tra i
maschi (30,1% contro il 23,6% delle femmine), tra coloro che vivono al Sud
(34,6% rispetto al 22,7 del Nord-Ovest, al 21,1% del Nord-Est, al 24,6% del Centro
e al 31,1% delle Isole) e tra chi svolge poca attività fisico-motoria, nonché
tra chi vive in famiglie con risorse economiche scarse o insufficienti e
soprattutto con livelli di istruzione dei genitori più bassi. - Anche il peso
dei genitori influenza il fenomeno; infatti se entrambi sono in sovrappeso si
registra la percentuale più alta di bambini e adolescenti dai 6 ai 17 anni in
sovrappeso, pari al 38,1%. Questo valore scende al 28,1% se è sovrappeso solo
la madre, e al 26,5% se lo è solo il padre. La quota di bambini in sovrappeso
con entrambi i genitori normopeso scende al 20,4%.
L'Italia è 32ma su 41 paesi
Ue/Ocse per le disuguaglianze tra i bambini. Il dato allarmante emerge dal
nuovo rapporto pubblicato dall'Unicef, che analizza la disuguaglianza in
termini di reddito, istruzione, salute e soddisfazione nei confronti della
vita. Leggendo i dati pubblicati, saltano subito all'occhio le basse posizioni
occupate dal nostro Paese in tutte le voci analizzate: sul divario reddituale
relativo l'Italia è al 35mo posto su 41 paesi, nei risultati scolastici è al
22mo posto su 37 paesi, nell'ambito della salute è al 28mo posto su 35 paesi,
in termini di soddisfazione nei confronti della vita è al 22mo posto su 35
paesi. Nel periodo 2008-2013 il divario di disuguaglianza del reddito è
aumentato da noi di 8 punti percentuali. Significativo il dato sulla salute:
nel periodo 2013/2014, il 30,5% degli adolescenti italiani ha riferito di
soffrire quotidianamente di uno o più disturbi. Il rapporto appena pubblicato
evidenzia come le disuguaglianze tra bambini e ragazzi non sono appannaggio
esclusivo dei Paesi più poveri. Anche nelle Nazioni ricche persistono - e anzi
la crisi economica ha talvolta inasprito - forti divari tra chi si trova nella
fascia media della distribuzione del benessere e chi ha la sfortuna di
appartenere alla fascia più bassa. Non sorprende che la Danimarca sia in cima
alla classifica con valore relativo alla diseguaglianza più bassa tra i bambini
ma colpisce che due dei paesi più ricchi del mondo, Giappone e Stati Uniti,
sono posizionati in basso nella classifica per disuguaglianza di reddito.
Sempre tra i paesi ricchi, solo Spagna e Stati Uniti hanno migliorato in tutti
i 4 indicatori dal 2002. Positivo il trend di 4 paesi – Estonia, Irlanda,
Lettonia e Polonia – che hanno affrontato positivamente il problema dello
scarso rendimento scolastico, riducendo il numero di bambini privi di
competenze. Non sorprende ma rattrista apprendere che in 7 dei 10 paesi in cui
si dispone di dati, i bambini migranti riferiscono i livelli più bassi di
soddisfazione nei confronti della vita.

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