martedì 11 settembre 2018

LA MIA OPINIONE Riflessione sulle cause della migrazione


Roberto Nicoletti – Redazione Sinistra
12 settembre 2018


Altre volte mi sono soffermato sul problema della correlazione tra il fenomeno dell’immigrazione e quello della distruzione degli habitat naturali, le guerre, la scarsità di acqua, l’assalto alle risorse naturali in tante parti dell’Africa e non solo.
Due giorni fa ho anche pubblicato un interessante articolo sul fallimento dei paesi europei e degli USA nel raggiungimento degli obiettivi che erano stati fissati dalla conferenza di Parigi per rallentare la crescita di CO2 e degli altri gas serra nell’atmosfera, e nel mio commento a questo inquietante articolo mi sono soffermato sulla miopia umana che è incapace di rinunciare a qualche stupido agio per consentire ai nostri nipoti di non vivere un pianeta infernale.
L’immigrazione, contro cui si scagliano molti, siamo noi a volerla, distruggendo alle popolazioni locali gli habitat naturali dove continuare a vivere la loro vita, ma ancora più grave è l’incomprensione degli occidentali della concatenazione dei fenomeni sul nostro piccolo pianeta. Una siccità in Africa provoca conseguenze anche da noi, il riscaldamento del pianeta comporta lo scioglimento delle calotte polari che riversano milioni di metri cubi d’acqua negli oceani che determineranno l’aumento in altezza dei mari e la sommersione di milioni di chilometri quadrati di spiagge.
Ma questa è solo una piccola esemplificazione e non tocca a me fare qui un trattato sul problema del riscaldamento del pianeta, direi che il mio compito è sottolineare che l’egoismo di pochi, con la scusa di un falso mito di progresso, ci ha imposto un consumismo sfrenato che è utile solo ai profitti di quella ristretta cerchia, mentre a noi saranno scaricati gli effetti devastanti di quel modello di sviluppo.
Taranto, ma prima ancora Bagnoli, Ferrara, e tanti altri poli del gigantismo industriale, sono il segno della stupidità di governi (e l’ultimo non è migliore) che non sono in grado di pensare piani di sviluppo alternativi senza per questo fare precipitare l’occupazione.
Oggi, il vero rivoluzionario è chi si batte per un concetto di sviluppo diverso non ecosostenibile, ma uno sviluppo che inizi una decrescita della produzione, soprattutto industriale, e cominci a pensare a una crescita dei bisogni immateriali, quelli legati al proprio benessere spirituale e fisico. Non si tratta di tornare indietro ma di dare qualità alla nostra vita.
Tanti anni fa ho letto l’ultimo rapporto del club di Roma (oggi la Raggi lo sfratterebbe) a cui davano il loro contributo i maggiori scienziati e in particolare quelli del MIT. In esso si faceva un esempio: se noi riduciamo la produzione di lavatrici, ma non la ricerca tecnologica di queste macchine affinché raggiungano il massimo di efficienza energetica, potremmo dare in noleggio queste macchine a una cifra molto bassa a tutte le famiglie, un noleggio che potrebbe contenere anche l’assistenza manutentiva, per poi cambiarle. con una modifica spesa, quando l’efficienza della macchina decade per sostituirla con una nuova. Quest’ultima non verrebbe costruita ex novo, ma è l’adattamento della vecchia macchina alle nuove specifiche di efficienza energetica. E questo vale per tutti gli apparecchi domestici. Se poi a questo aggiungiamo l’impianto di pannelli solari (anch’essi soggetti alla medesima forma di vendita) avremmo una reale riduzione delle emissioni di co2.
Altro capitolo è quello del trasporto che non può che essere con auto elettriche, ma soprattutto con mezzi collettivi, mentre per le merci si dovrebbe privilegiare il km 0, il consumo vegetariano, la spesa nelle botteghe anziché nei centri commerciali ecc…
I questo modo la rapina che le multinazionali operano nei confronti dell’Africa è non solo sarebbe annullata ma si potrebbe iniziare a restaurare gli habitat che sono stati devastati. 
Questo non impedirebbe l’emigrazione, che è un tratto naturale dell’uomo fin dalla sua stabilizzazione nella savana, ma si tratterebbe di una emigrazione volontaria, non costretta, legata a interessi culturali o da curiosità personali.
Noi continuiamo a incolpare innocenti per le colpe che abbiamo noi e forse, se capissimo questo, il nostro potrebbe diventare un mondo migliore senza la fame, senza la spada di Damocle della distruzione del pianeta, senza sfruttamento dell’uomo su altri uomini, senza guerre. 
Questa non è utopia, è un obiettivo che potremmo realisticamente raggiungere … se solo lo volessimo.

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