Roberto Nicoletti – Redazione Sinistra
12 settembre 2018
Altre volte mi sono soffermato
sul problema della correlazione tra il fenomeno dell’immigrazione e quello
della distruzione degli habitat naturali, le guerre, la scarsità di acqua, l’assalto
alle risorse naturali in tante parti dell’Africa e non solo.
Due giorni fa ho anche pubblicato
un interessante articolo sul fallimento dei paesi europei e degli USA nel
raggiungimento degli obiettivi che erano stati fissati dalla conferenza di
Parigi per rallentare la crescita di CO2 e degli altri gas serra nell’atmosfera,
e nel mio commento a questo inquietante articolo mi sono soffermato sulla
miopia umana che è incapace di rinunciare a qualche stupido agio per consentire
ai nostri nipoti di non vivere un pianeta infernale.
L’immigrazione, contro cui si
scagliano molti, siamo noi a volerla, distruggendo alle popolazioni locali gli
habitat naturali dove continuare a vivere la loro vita, ma ancora più grave è l’incomprensione
degli occidentali della concatenazione dei fenomeni sul nostro piccolo pianeta.
Una siccità in Africa provoca conseguenze anche da noi, il riscaldamento del
pianeta comporta lo scioglimento delle calotte polari che riversano milioni di
metri cubi d’acqua negli oceani che determineranno l’aumento in altezza dei
mari e la sommersione di milioni di chilometri quadrati di spiagge.
Ma questa è solo una piccola
esemplificazione e non tocca a me fare qui un trattato sul problema del riscaldamento
del pianeta, direi che il mio compito è sottolineare che l’egoismo di pochi,
con la scusa di un falso mito di progresso, ci ha imposto un consumismo
sfrenato che è utile solo ai profitti di quella ristretta cerchia, mentre a noi
saranno scaricati gli effetti devastanti di quel modello di sviluppo.
Taranto, ma prima ancora
Bagnoli, Ferrara, e tanti altri poli del gigantismo industriale, sono il segno
della stupidità di governi (e l’ultimo non è migliore) che non sono in grado di
pensare piani di sviluppo alternativi senza per questo fare precipitare l’occupazione.
Oggi, il vero rivoluzionario è
chi si batte per un concetto di sviluppo diverso non ecosostenibile, ma uno
sviluppo che inizi una decrescita della produzione, soprattutto industriale, e
cominci a pensare a una crescita dei bisogni immateriali, quelli legati al
proprio benessere spirituale e fisico. Non si tratta di tornare indietro ma di
dare qualità alla nostra vita.
Tanti anni fa ho letto l’ultimo
rapporto del club di Roma (oggi la Raggi lo sfratterebbe) a cui davano il loro
contributo i maggiori scienziati e in particolare quelli del MIT. In esso si
faceva un esempio: se noi riduciamo la produzione di lavatrici, ma non la
ricerca tecnologica di queste macchine affinché raggiungano il massimo di efficienza
energetica, potremmo dare in noleggio queste macchine a una cifra molto bassa a
tutte le famiglie, un noleggio che potrebbe contenere anche l’assistenza manutentiva,
per poi cambiarle. con una modifica spesa, quando l’efficienza della macchina
decade per sostituirla con una nuova. Quest’ultima non verrebbe costruita ex novo,
ma è l’adattamento della vecchia macchina alle nuove specifiche di efficienza
energetica. E questo vale per tutti gli apparecchi domestici. Se poi a questo
aggiungiamo l’impianto di pannelli solari (anch’essi soggetti alla medesima
forma di vendita) avremmo una reale riduzione delle emissioni di co2.
Altro capitolo è quello del
trasporto che non può che essere con auto elettriche, ma soprattutto con mezzi collettivi, mentre per
le merci si dovrebbe privilegiare il km 0, il consumo vegetariano, la spesa
nelle botteghe anziché nei centri commerciali ecc…
I questo modo la rapina che le
multinazionali operano nei confronti dell’Africa è non solo sarebbe annullata ma si potrebbe iniziare a restaurare gli habitat che sono stati devastati.
Questo non
impedirebbe l’emigrazione, che è un tratto naturale dell’uomo fin dalla sua stabilizzazione
nella savana, ma si tratterebbe di una emigrazione volontaria, non costretta,
legata a interessi culturali o da curiosità personali.
Noi continuiamo a incolpare
innocenti per le colpe che abbiamo noi e forse, se capissimo questo, il nostro
potrebbe diventare un mondo migliore senza la fame, senza la spada di Damocle
della distruzione del pianeta, senza sfruttamento dell’uomo su altri uomini,
senza guerre.
Questa non è utopia, è un obiettivo che potremmo realisticamente
raggiungere … se solo lo volessimo.

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