Andrea Fabozzi - Il
manifesto
14 settembre 2018
Il nome del commissario, i poteri
del commissario e come riuscire a tenere fuori Autostrade dalla ricostruzione
del ponte di Genova, facendole pagare i costi. A un mese dal crollo del ponte
Morandi il governo è ancora fermo davanti a questi problemi, e così ieri il
«decreto urgenze» è stato discusso dal Consiglio dei ministri – un eufemismo,
visti i contrasti tra M5S e Lega – ma non approvato se non in quella formula
«salvo intese» che vuol dire che non c’è un testo definitivo. Raccontiamo
un’ennesima bozza; oggi Conte sarà a Genova a dire che il governo sta facendo e
rifacendo – «non torno a mani vuote» – ma tutto quello che sappiamo del decreto
è quello che non c’è rispetto all’ultimo mese di annunci governativi.
NON C’È LA REVOCA concessione ad
Autostrade, non c’è nulla sulla nazionalizzazione, non c’è una risposta netta
alla richiesta di Autostrade di partecipare alla ricostruzione del ponte, non
c’è una soluzione ai dubbi della commissione Ue sull’affidamento diretto
dell’appalto a Fincantieri. Non c’è nemmeno il nome del commissario. «Fatemi
cercare… no, non c’è», Giuseppe Conte ci ha ha persino scherzato. Servirà tempo
per far digerire ai 5 Stelle il sindaco Bucci, o alla Lega un tecnico. Anche il
nome dell’atto approvato ieri sera è un capolavoro: «Disposizioni urgenti in
materia emergenziale». Ora, la Costituzione consente solo decreti per
«necessità e urgenza», quindi abbiamo un «decreto decreto».
Non si occupa solo di Genova, ci
sono dentro disposizioni generali per la sicurezza delle infrastrutture e
persino una norma per sveltire il condono edilizio a Ischia, sarebbe la
risposta ai danni del terremoto. Ci sono anche novità che sulla carta possono
essere positive, come l’archivio informatico nazionale delle infrastrutture, il
monitoraggio con i sensori delle opere fragili, l’assunzione di 250 ingegneri
per la nuova agenzia per la sicurezza delle reti ferroviarie e autostradali e
la possibilità che i pedaggi delle strade in concessione vengano rivisti al
ribasso.
MA DOVE SI RESTA SUL VAGO è
proprio nel cuore del problema di Genova, «l’emergenza dell’emergenza» come
dice il ministro Toninelli: la ricostruzione del ponte.
Il commissario straordinario sarà
in pratica un commissario per il nuovo ponte, la Lega fa condurre la sua
battaglia contro i 5 Stelle al presidente della regione Toti, che è già
commissario per l’emergenza e ci resterà altri undici mesi, il pressing
telefonico su Conte alla fine ottiene il rinvio.
Oggi il premier sarà a Genova non
«a mani vuote» ma con un foglio di carta in buona parte da riempire. La
battaglia grillina perché Autostrade non partecipi alla ricostruzione si è
infilata nel vicolo cieco dei ricorsi annunciati. Il presidente di Atlantia
Cerchiai e l’ad Castellucci hanno avvertito palazzo Chigi che se il governo
scavalcherà effettivamente la concessionaria anche solo come soggetto
appaltante della nuova opera ricorreranno ai tribunali per fermare tutto e,
dicono, tutelare i loro azionisti.
LA NOMINA di un commissario
pragmatico potrebbe aprire al rientro di Autostrade nella partita, ovviamente
non come realizzatrice dell’opera (cosa che del resto Autostrade per l’Italia
direttamente non fa), così da accontentare in qualche modo i grillini che non
vogliono che la società dei Benetton «tocchi pietra». Il sindaco Bucci, per
esempio, ha già sponsorizzato l’accordo tra Fincantieri e Autostrade che si era
delineato attorno al modellino di Renzo Piano; l’esigenza di accelerare i
lavori spinge in questa direzione.
PER NIENTE RISOLTA è anche la
questione dei costi dell’opera, il proposito di Di Maio e Toninelli di far
pagare tutto ad Autostrade senza coinvolgerla nei lavori si conferma tanto
giusto quanto velleitario.
L’escamotage che a un certo
punto è entrato nel decreto – ma si tratta appunto di una bozza – è un invito a
nozze per chi prepara i ricorsi. Si legge infatti che «il concessionario,
tenuto in quanto tale agli obblighi contrattuali ovvero in quanto responsabile
nel crollo a fare fronte alle spese di ripristino… pone a disposizione le
somme… impregiudicato il titolo in base al quale sia tenuto a sostenere i
costi». La versione leguleia di un post di Di Maio su facebook. Gli avvocati
dei Benetton si preparano. Anche qui, salvo intese.

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