red. pol., Il manifesto
6/08/2018
«Stiamo leggendo e rileggendo il
testo», dice Salvini a prima mattina. «Lo approveremo nel Consiglio dei
ministri di domani», corregge poco dopo Di Maio. E stavolta ha ragione: il
disegno di legge anticorruzione arriva oggi sul tavolo di palazzo Chigi come
piatto forte del consiglio delle 16.00. Del resto il Movimento 5 Stelle lo ha
indicato come priorità: «Puntiamo a portarlo a casa nel giro di un mese e mezzo
assieme al provvedimento sulle pensioni d’oro», spiega sempre Di Maio.
Proposito impegnativo, i tempi prima dell’inizio della sessione di bilancio
sono strettissimi. Ma la campagna di propaganda social #spazzacorrotti è già
cominciata, a dispetto dei dubbi di Salvini e delle perplessità sull’efficacia
delle nuove norme avanzata da più parti.
Le due novità principali,
ampiamente annunciate, sono il cosiddetto Daspo a vita per i condannati per
corruzione grave e l’introduzione dell’agente sotto copertura. Nel primo caso
si tratta di una pena accessoria, l’esclusione definitiva dalla possibilità di
contrarre con la pubblica amministrazione, che scatterebbe dopo la condanna
definitiva a più di due anni (per pene inferiori l’interdizione è a tempo). Ma
a parte che non è chiaro come questa pena possa applicarsi al funzionario
pubblico (licenziamento?), è l’associazione antimafia Libera ad avanzare più di
un dubbio: «La prospettiva di un’interdizione a vita in caso può
paradossalmente consolidare il patto di ferro che lega i partecipanti
all’illecito, spingendoli a un’omertà ostinata, e nel contempo scoraggiare il
ricorso a procedimenti speciali (come patteggiamento, rito abbreviato), così
gravando ulteriormente su un sistema giudiziario sovraccarico, rallentandolo».
È il solito problema degli aumenti di pena: perché siano efficaci serve che si
arrivi alle condanne. Diversamente per velocizzare i processi occorrerebbe
agire sulle risorse della giustizia, ma è assai più difficile e costoso che
fare una legge per introdurre pene più pesanti.
Anche sull’agente sotto copertura
molti fanno notare come la grande corruzione cresca sulla base di rapporti
consolidati che sono difficilmente infiltrabili, ma non la pensa così il
procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho che ieri l’ha definitia una
novità attesa, approvando anche il Daspo a vita come «sanzione talmente forte
che scoraggia».
All’entusiasmo di Di Maio,
secondo il quale la legge anticorruzione corrisponde addirittura a «una manovra
economica che si sta sottovalutando, contrastare la corruzione significa recuperare
risorse per decine di miliardi di euro all’anno», corrisponde una certa
freddezza dell’altro vice premier. Che si scopre improvvisamente garantista,
dopo non aver perso tempo a condannare definitivamente via twitter qualsiasi
immigrato fermato dalla polizia. «Occorre non fare processi sommari – ha detto
Salvini ieri mattina a Radio uno – e attendere la sentenza fino al terzo grado
di giudizio, fino ad allora si è innocenti. i processi sommari non sono da
paese civile».
Differenze che, proprio nei
giorni in cui la Lega rischia il sequestro dei fondi per aver illecitamente
sottratto 49 milioni alle casse dello stato (ma per Di Maio «quelli sono affari
loro») potrebbero venire a galla nel corso dell’esame parlamentare del disegno
di legge. Il via libera del Consiglio dei ministri in programma oggi è solo il
primo passo.

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