Alessandro Cardulli, JOBnews
6/08/2018
Verrebbe da dire separati in casa
dopo il vertice che si è tenuto a Palazzo Chigi sui temi economici, presente il
presidente del Consiglio Conte, i due vicepremier, Salvini e Di Maio, il
ministro dell’Economia Tria, quello degli Esteri Moavero e degli Affari europei
Savona. Non hanno deciso niente, aggiornando la riunione a giovedì. In realtà hanno
deciso di non decidere perché le posizioni restano distanti. Salvini e Di Maio
stanno insieme al governo, hanno firmato un “contratto”, ma ognuno lo legge
come meglio crede. Una sola cosa tiene insieme Salvini e Di Maio, i veri
protagonisti del governo gialloverde: una colossale presa in giro degli
italiani, a partire da quelli che hanno votato i due partiti, la Lega in
particolare che nei sondaggi ha superato i pentastellati. Perché i conti non
tornano, dai 100 miliardi promessi agli italiani, si e no la manovra arriverà a
10 miliardi. Separati in casa perché ognuno cerca di far arrivare l’acqua al
proprio mulino. Salvini punta tutto sulla Flat tax e sulla modifica, se non
l’abolizione, della legge Fornero. Addirittura proprio poche ore prima del vertice
aveva “dimenticato” di far cenno al reddito di cittadinanza, l’obiettivo numero
uno di Di Maio.
Opinioni diverse anche sul
disegno di legge anticorruzione
Anche per quanto riguarda il
disegno di legge anticorruzione che dovrebbe arrivare in tempi rapidi in
Consiglio dei ministri i due vicepremier hanno opinioni diverse. Su una cosa i
due sembrano andar d’accordo: il rapporto con la Unione europea. Dopo i “me ne
frego”, “non andiamo con il cappello in mano”, l’arroganza con la quale si sono
rivolti ai Commissari Ue proprio mentre il ministro Tria cercava un accordo per
quanto riguarda il deficit, il famoso 3% sia Salvini che Di Maio lanciavano
segnali di guerra. Se la prendevano anche con le agenzie di rating, Fitch in
particolare che, a loro dire, sarebbero state responsabili del pessimo
andamento del mercato dei titoli. Ora sembrano arrivati a più miti consigli, ma
ognuno tira acqua al proprio mulino. Dopo la presa di posizione di Salvini il
quale ha parlato proprio alla vigilia del vertice con Conte e gli altri
ministri di un programma di governo che copre l’arco di tutta la legislatura.
Tradotto: i provvedimenti di cui si parlerà nella legge di Bilancio e ancor
prima nel Def, il documento di Economia a Finanza da presentare alla Ue entro
la fine del mese, verranno “diluiti” nell’arco di tutta la legislatura. “Siamo
persone serie”, aveva detto Salvini, “il programma verrà realizzato nell’arco
della legislatura”. Campa cavallo, le riforme subito, uno slogan elettorale.
“L’obiettivo è una manovra nel segno della crescita nella stabilità. Ci
aggiorneremo anche domani”, ha detto al termine il presidente del Consiglio,
Giuseppe Conte. “Sarà una legge di bilancio coraggiosa e terrà anche i conti in
ordine. Non sfidiamo l’Unione europea”, ha affermato Luigi Di Maio. Ha negato
che ci sia contrapposizione con Tria, “anzi vince il gioco di squadra” . Matteo
Salvini: “Vogliamo rispettare gli impegni presi con gli italiani restando nei
vincoli imposti dagli altri”. Gli altri sarebbero i mercati e la Ue. Ma
potrebbero essere anche lo stesso Tria, per non parlare del Colle cui fanno
riferimento anche cronisti vicini al Quirinale.
Boccia (Confindustria). Le
aperture di Salvini fanno ben sperare
Addirittura il presidente di
Confindustria, Vincenzo Boccia, il cui unico interesse è la approvazione della
flat tax ha esclamato: “Le aperture di Salvini fanno ben sperare”. Effetto
della pressione dei mercati? Di una moral suasion di Tria o addirittura del
Colle? Non si sa quanto durerà ma di sicuro l’aria, nelle ultime ore, è cambiata.
Tanto che il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, dice: “Le aperture
di Salvini fanno ben sperare”. Di Maio a conclusione del vertice ha affermato
che “Reddito di cittadinanza e flat tax non sono alternativi”. Risponde Salvini
il quale nella relazione tenuta alla riunione dei leghisti che hanno
responsabilità nei settori della politica economica aveva dimenticato, guarda
caso proprio il reddito di cittadinanza. Intervistato in mattinata da una radio
aveva chiarito la linea della Lega sui temi economici: “La priorità resta la
legge Fornero che è palesemente sbagliata. Arrivare a quota 100 e mandare in
pensione chi se lo è meritato”. E la flat tax resta l’obiettivo di fondo. E il
reddito di cittadinanza? “Sarà nella manovra – ha risposto – quella di ieri era
una riunione sui temi economici della Lega: il reddito di cittadinanza è una
battaglia dei Cinquestelle, non metto becco nei temi altrui, ma in governo
siamo in due”. Appunto e lui tira l’acqua al suo mulino. Di Maio – parlando a
Radio radicale – fa capire che M5S vigilerà sul provvedimento che sta tanto a
cuore alla Lega . “La flat tax e la pace fiscale – dice – sono tutti argomenti
da contratto, devono aiutare i più deboli, se favoriscono i più ricchi non va
bene”. Dice Di Maio che “pensioni d’oro
e legge anticorruzione sono una priorità quindi miriamo a farla partire in
questi giorni nelle commissioni e portarla a casa nel prossimo mese di marzo.
Il daspo per i corrotti me lo chiedono gli imprenditori”. Anche Salvini dice
che “la lotta alla corruzione è una priorità
come quella alle mafie”. Ma non è convinto da quanto contenuto nel
testo: “Lo sto leggendo e rileggendo – afferma – bisogna stare attenti a
garantire che fino al terzo grado di
giudizio si è innocenti perché i processi sommari non sono da paese civile”.
Insomma un stop.
In alto mare Def e del Bilancio.
Le inutili interviste dei vicepremier
Veniamo così all’argomento forte,
la preparazione del Def e poi della legge di Bilancio. I cento miliardì
promessi agli italiani stanno volando via. Il reddito di cittadinanza, il
cavallo di battaglia del Di Maio, da purosangue diventa un ronzino, senza
offesa per questo animale. Il vicepremier annunciava di voler garantire 2,8
milioni di famiglie che vivono sotto la soglia di povertà relativa. Parlava di
cinque milioni di persone. Costo 17 miliardi. In realtà si tratta di 1 milione
e 780 mila famiglie che corrispondono, appunto, a cinque milioni di individui.
Il costo cala a circa 3 miliardi. Sempre 3 miliardi il costo della flat tax e
non 50 miliardi. Sarà un primo passo, un percorso a tappe, non tutti e non
subito pagheranno il 15%. Infine la Fornero, “la smontiamo” ha detto più volte
Salvini. Il costo di questa operazione 44 miliardi. In realtà stando a quanto
si prevede di cambiare il costo sarebbe di 3-4 miliardi. Se mettiamo in conto
il costo del salvataggio dell’Iva si potrebbe arrivare poco sopra i venti
miliardi. Questi sono i numeri che gli esperti di conti pubblici, fra questi
Petrini su Repubblica, stanno facendo circolare. Infine, a proposito di
interviste che a getto continuo rilasciano Salvini e Di Maio, in particolare a
televisioni e radio, una domanda ai nostri colleghi: perché non viene mai
chiesto loro quale è il costo della manovra, come contano di coprire i cento
miliardi di cui parlano e che i colleghi accettano come se fossero verità.

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