Tommaso Di Francesco - Il manifesto
11 settembre 2018
Tra le tante care perdite umane
dell’estate vale la pena ricordare, alla luce di quel che accade, quella di
Danilo Zolo, l’aggiornatore incessante del valore dei diritti umani e del
diritto internazionale che, sosteneva nelle sue ultime posizioni, «era stato
seppellito», sia per effetto dell’ideologia della guerra “umanitaria” sia per
la devastazione delle Nazioni unite diventate organismo di silenzi e
legittimazioni di troppe ingiustizie. Siamo certi che di sicuro presterebbe
attenzione a questo timido segnale, modesto ma importantissimo.
Non è quella rivoluzione
necessaria del ruolo dell’Onu quella che arriva dalle parole del discorso
inaugurale di Michelle Bachelet, l’ex presidente del Cile diventata proprio
agli inizi di agosto Alto Commissario Onu per i diritti umani. Ma vista la
reazione di Matteo Salvini dall’Italia, che praticamente invita le Nazioni
unite a non impicciarsi di come tratta migranti e rom, si appalesa come un
dirompente risveglio.
Michelle Bachelet, nel suo
discorso «mondialista» a tutto tondo, dopo avere informato sulla commissione di
inchiesta sui crimini commessi in Myanmar contro i Rohingya – dalla pulizia
etnica ai massacri alla cacciata di centinaia di migliaia di persone, ai
silenzi della Nobel per la pace Aung San Suu Kyi – ha annunciato due
provvedimenti della sua gestione che richiamano subito il ruolo del governo
italiano. L’’invio di osservatori dell’Onu in Austria e in Italia per indagare
sul trattamento dei migranti e dei rom.
«Abbiamo intenzione di inviare
personale in Italia per valutare il riferito forte incremento di atti di
violenza e razzismo contro migranti, persone di origini africane e rom», ha
dichiarato l’ex presidente cilena, aggiungendo che personale Onu sarà inviato
anche in Austria perché «dare priorità al ritorno dei migranti dall’Europa,
senza assicurare che gli obblighi internazionali in materia di diritti umani
siano assicurati, non può essere considerata risposta di protezione». Dure le
sue parole contro il ministro Salvini: «Il governo italiano sta negando
l’ingresso alle navi da soccorso delle Ong. Questo tipo di atteggiamento politico…
ha conseguenze devastanti per molti persone già vulnerabili»; e ancora senza
sosta ha accusato: «Il numero dei migranti che attraversano il Mediterraneo è
diminuito, ma il tasso di mortalità nei primi sei mesi di quest’anno è stato
più alto del precedente»; per concludere senza fingimenti che le politiche
sulle migrazioni dovrebbero essere «basate sulla realtà non sul panico. Erigere muri, proiettare paura e rabbia sui
migranti non offre soluzioni di lungo periodo per nessuno, solo più ostilità,
miseria, sofferenza e caos». Il riferimento è più che esplicito alla vicenda
Diciotti, a quella dell’Aquarius, ai tanti respingimenti verso le prigioni in
Libia, alle fosse comuni nel Mediterraneo e ai troppi silenzi europei. Più
chiaro di così c’è solo l’adesione alla manifestazione unitaria e di massa che
il manifesto invita da due settimane a costruire al più presto.
E il ministro degli interni
Salvini non è stato da meno. Colto con le mani nel sacco dei diritti umani, ha
replicato proprio come sta facendo in queste ore John Bolton, il consigliere
per la Sicurezza di Trump, impegnato a distruggere le Nazioni unite e la Corte
penale internazionale. «Non accettiamo lezioni da nessuno -a dichiarato per
reazione Salvini – tantomeno dall’Onu che si conferma prevenuta, inutilmente
costosa e disinformata; e le forze dell’ordine smentiscono ci sia un allarme
razzismo».
Di più. Michelle Bachelet ha
chiesto all’Egitto del presidente golpista al Sisi di rivedere il processo
farsa che sabato scorso ha condannato a morte 75 oppositori, anche per la
mancanza assoluta di garanzie nella difesa individuale degli imputati in
carcere da 5 anni. Anche questo appello chiama direttamente in causa l’Italia.
Che per prima ha sdoganato, ad opera del governo di Matteo Renzi nel 2014 e nel
2105, il regime golpista che aveva preso il potere anche con il bagno di sangue
del 15 agosto contro l’opposizione e che ora riempie le prigioni e controlla
tutto, compresa quella magistratura inesistente e subalterna che non a caso non
viene e capo dell’omicidio di Stato perpetrato contro Giulio Regeni.
Quell’Italia che, in questi
giorni, con il nuovo governo M5S-Lega riattiva i «nostri» interessi italiani in
nome degli affari che, a quanto pare, vengono prima dei diritti umani. A quando
una politica estera che invece inverta i fattori: diplomazia e affari a
condizione dei diritti umani?
L’iniziativa del nuovo Alto
Commissario Onu dei diritti umani è, in questo momento, almeno una luce,
flebile, che si accende. Sarà perché Michelle Bachelet è una donna, che ha
subìto la tragedia di un golpe sulla sua pelle, che ha visto parte della
famiglia massacrata dai militari golpisti, che è stata minacciata e sottoposta
a torture; che è andata in esilio chiedendo asilo con lo strascico di dolore e
terrore che deve averla accompagnata. Fin nel governo del Cile, una volta
diventata presidente dopo la morte del sanguinario Pinochet; fin nelle non
poche ambiguità e arretramenti – insieme a tante positività – che alla fine
hanno riportato il Cile nelle mani della destra.
Sarà perché è smaccato l’attacco
barbaro alla civiltà che le destre razziste nel mondo, a cominciare dal
capofila Trump, stanno perpetrando grazie anche alla scia di guerre
«umanitarie» condotte a partire dall’89 dalle “sinistre” di governo. Sarà per
tutto questo… ma la novità c’è. Certo l’agenda internazionale la metterà
allaprova. Ma per ora «benvenuta». Potrebbe diventare l’elemento mancante nel
vuoto di civiltà che ci circonda.

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