Federica Bianchi – L’Espresso
17 Settembre 2018
Insieme a persone, merci, servizi
e capitali, per l’Europa hanno preso a circolare liberamente anche i virus,
così le istituzioni Ue hanno deciso di compiere un primo passo verso un’azione
comune a favore dei vaccini.
«La vaccinazione è un atto di
solidarietà», ha detto il commissario alla salute Vytenis Andriukaitis. Nella
riunione tenutasi a Parigi a cui hanno partecipato 17 Stati membri tra cui
l’Italia - ma anche la Norvegia, la Serbia, la Bosnia e la Moldavia, oltre a
una serie di organizzazioni internazionali, di università e di rappresentanti
della società civile - sono stati stanziati circa 7 milioni di euro su tre anni
(di cui 3,5 milioni di euro da parte della Commissione) per aiutare i paesi
europei a garantire l’accesso universale ai vaccini, a fornire un’informazione
chiara, trasparente e indipendente e a intraprendere la ricerca necessaria allo
sviluppo di nuovi vaccini.
Non sono tantissimi soldi. Ma
almeno è un inizio. Importante, a stare ai dati: nel 2017 in Europa ci sono
stati oltre 14 mila casi di morbillo. E l’Italia è la seconda in classifica con
5.098 casi, dopo la Romania con 5.608. Il terzo Paese, la Germania, con una
popolazione maggiore, ne ha avuti solo 929. D’altronde nel nostro Paese la
copertura vaccinale contro il morbillo è oggi del 93,5 per cento, al di sotto
di quel 95 per cento stabilito dall’Organizzazione mondiale della sanità che,
nella proposta della Commissione, se approvata dai capi di governo in
Consiglio, dovrebbe diventare la regola per tutti i Paesi Ue nel giro di un
paio d’anni.

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