Patrizio Gonnella – Il manifesto
6/08/2018
Da ieri una settantina di agenti
in dodici città per i prossimi tre mesi (Milano, Napoli, Bologna, Torino,
Firenze, Palermo, Genova, Catania, Padova, Caserta, Reggio Emilia, Brindisi)
avranno in dotazione una pistola che spara scariche elettriche. La pistola è
comunemente chiamata Taser dal nome della prima ditta produttrice (che però
oggi si chiama Axon Enterprise).
L’ESPERIENZA statunitense,
fortemente contestata da Amnesty International, dall’American Civil Liberties
Union, dai gruppi di advocacy americani Truth Not Tasers e Fatal Encounters, ha
evidenziato come quest’arma a partire dal 2000 negli Usa sia stata
potenzialmente mortale. Essa non è stata usata come alternativa meno violenta
rispetto alle tradizionali pistole che sparano pallottole ma come più facile e
meno faticosa alternativa alla parola, alle manette, all’opposizione fisica.
STRAORDINARIA per cura e ampiezza
è la ricerca dei giornalisti della Reuters che la scorsa estate ha pubblicato
sul web un’inchiesta approfondita sui danni collaterali da Taser. L’indagine
giornalistica è stata costruita a seguito della visione di documenti
giudiziari, rapporti di polizia, autopsie, certificati medico-legali e notizie
di stampa locali. Dunque in un arco di tempo pari a circa sedici anni, oltre
mille sarebbero state le persone morte negli Stati Uniti in scontri con la
Polizia a causa dell’uso dell’elettroshock. In ben 153 casi la Reuters ha
scoperto che i medici legali hanno esplicitamente citato la pistola Taser come
causa della morte. In 442 casi di uso improprio della Taser sono state
presentate denunce da parte dei parenti delle vittime che per ora sono costate,
in termini di risarcimenti alle istituzioni o alle assicurazioni, ben 172 milioni
di dollari.
QUESTO ACCADE perché con la
pistola che spara scariche elettriche si colpiscono non persone armate
pericolose (in questo caso nessuno farebbe a meno delle più tradizionali
pallottole), ma uomini o donne giudicati agitati, che si muovono scompostamente,
che si oppongono al fermo. Dunque va chiarito che il Taser è un’arma usata
contro persone non armate.
EPPURE quando il fondatore della
società Taser, Rick Smith, lanciò il prodotto nel mercato pazzo dell’America
neo-liberale lo definì un prodotto sicuro, con rischi minimi. Ma le sue
affermazioni sulla sicurezza non avevano alcun avallo scientifico. Il punto non
è l’uso dell’arma su persone sane, ma su persone con pregressi problemi
cardiaci o neurologici. E in tali casi che il rischio diventa letale. Douglas
Zipes è un cardiologo che, come ricorda la Reuters, ha testimoniato in decine
di cause contro l’azienda Taser. Ha ricordato come i test e le sperimentazioni
scientifiche effettuate erano state del tutto inadeguate. Nel 2009 lo stesso
Smith, dopo un decennio e una sperimentazione su cavie animali con problemi
cardiologici, dovette ammettere che il Taser era potenzialmente letale.
MA LA SBORNIA SECURITARIA è
cieca, dunque nel mondo sono state messe in commercio circa un milione di
pistole Taser. L’azienda continua a sostenere che la sua arma sia alla stregua
di uno spray orticante e ha fatto di tutto, sempre secondo i giornalisti della
Reuters, per condizionare la scienza medica.
DUNQUE ORA anche in Italia c’è
un’arma in più nelle nostre città. Obiettivamente non ce ne era bisogno, visti
gli usi e abusi avvenuti in America. C’è inoltre chi nel Governo (Salvini,
ovviamente) e tra i sindacati autonomi di Polizia Penitenziaria ne ha evocato
l’uso anche negli istituti di pena.
IL TASER NELLE CARCERI è inutile,
pericoloso, nonché vietato dagli organismi internazionali. In carcere ci
vogliono pazienza, dialogo, esperienza, comunicazione e non scariche
elettriche. La gran parte degli operatori ha straordinarie capacità
professionali e i conflitti li risolve senza aver bisogno del Taser che invece
andrebbe ad aumentare i conflitti. In carcere bisognerebbe avere più operatori
sociali, più psicologi, più mediatori, più medici, più direttori. Finanche più
giovani poliziotti. Ma meno armi. Questa è l’idea costituzionale della pena.
INFINE speriamo proprio che il
Taser non sia l’ennesimo strumento di dissuasione contro chi legittimamente
protesta nelle piazze. Lo spazio democratico va preservato dall’elettroshock.

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