Redazione – Rassegna sindacale
22settembre ’18
“Gli
obiettivi di finanza pubblica e di crescita non saranno messi a segno, e questo
rende ancora più difficile la manovra del governo attuale, ancora più ristretti
gli spazi di manovra”. Lo ha detto Riccardo Realfonzo, docente di Fondamenti di
economia politica all’Università del Sannio, intervenendo a RadioArticolo1
durante la puntata odierna di Economisti erranti. Facendo il punto della
situazione a una settimana dalla scadenza per la presentazione della nota di
aggiornamento al Documento di economia e finanza, Realfonzo ha ricordato che
“come in effetti era già chiaro sul finire del primo semestre, la crescita
economica prevista dal governo Gentiloni non sarà messa a segno al termine
dell'anno. Il governo Gentiloni prevedeva una crescita per il 2018 dell’1,5%, mentre
invece ci attesteremo all’1,2%. Quindi una crescita molto modesta e tra l'altro
tra le più deboli di Europa. È chiaro che anche il quadro della finanza
pubblica risulta peggiore rispetto a quello previsto. Il governo Gentiloni –
prosegue Realfonzo – aveva previsto un deficit dell’1,6% del Pil e un debito
pubblico al di sotto del 131% del Pil. In realtà questi valori non risulteranno
rispettati, noi avremo a fine anno un deficit che si aggirerà intorno al 2% del
prodotto interno lordo e un debito pubblico sostanzialmente stazionario a poco
meno del 132%, stazionario rispetto all'anno precedente”.
Dai
vertici di governo e della maggioranza politica gialloverde sono emersi quattro
capitoli fondamentali sui cui dovrebbe imperniarsi la manovra: reddito di cittadinanza,
pensioni, flat tax e pace fiscale. Ma è ormai chiaro che servono più risorse di
quelle che si poteva prevedere con la crescita definita dal Def dello scorso
anno e poi dalla legge di bilancio dello scorso anno. E 20 miliardi circa sono
ipotecati, impegnati tra clausole di salvaguardia sull'Iva e accise.
Ipotizzando
una disponibilità di risorse, Realfonzo promuove il reddito di cittadinanza,
perché “un reddito di ultima istanza – spiega - sicuramente è una misura
socialmente auspicabile e può spingere anche la domanda e la crescita”. Il
giudizio sulla flat tax, invece, “è veramente negativo”. “Ci sarebbe bisogno di
ben altro – motiva l’economista - per disegnare la curva dell'Irpef in maniera
più progressiva”, e occorrebbero “risorse per le politiche industriali e quindi
per incentivi alle imprese, per investimenti diretti pubblici, per gli
ammortizzatori sociali. avremmo altre esigenze per la verità in questo paese,
piuttosto che la flat tax”.
Ma
tutti questi ragionamenti – ricorda Realfonzo – devono tenere conto
dell’impostazione che il ministro dell’Economia Giovanni Tria intende dare alla
manovra: “Il ministro propone di tenere il deficit al valore che era era
previsto per quest'anno, cioè stabile all'1,6%”, spiega Realfonzo, e aggiunge:
“Perché propone questa soluzione? Perché dobbiamo ricordarci che il problema
dei vincoli europei non è tanto quello del deficit al 3%. In realtà la
Commissione europea spinge il Paese per andare verso una situazione di
equilibrio strutturale del bilancio, cioè un pareggio del bilancio al netto
delle variazioni cicliche. Il ministro vuole muoversi incontro a questa
indicazione, che è quella del Fiscal compact, cioè l'azzeramento del deficit
strutturale del bilancio. Sarebbe una politica di continuità rispetto a quelle
che abbiamo visto negli ultimi anni. Significherebbe continuare lungo una
strada di politiche di austerità e non si potrebbe fare alcunché”, prosegue
Realfonzo.
“Le
forze del governo, che invece hanno fatto delle promesse molto impegnative sul
piano delle risorse, chiedono al ministro di non andare nella direzione della
Commissione europea. Staremo a vedere se si andrà in continuità con le
politiche del passato, o se ci sarà la forza invece di fare un braccio di ferro
con l'Europa”, conclude Realfonzo.

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