Massimo Franchi – Il manifesto
22settembre ’18
Tre
anni di Jobs act. Il compleanno è lunedì e invece di essere festeggiato porterà
a migliaia di licenziamenti. Il 24 settembre 2015 infatti fu pubblicato il
decreto legislativo di riforma degli ammortizzatori sociali. Prevedeva il taglio
della cassa integrazione e dei contratti di solidarietà: i famosi 36 mesi (tre
anni) nel quinquennio.
Migliaia
di aziende in crisi – per un bacino calcolato in 140mila lavoratori coinvolti
di tutte le regioni – li hanno usati tutti e da lunedì arriveranno i
licenziamenti.
Che
neanche il «decreto Urgenze» con il ripristino della cassa integrazione
straordinaria per cessazione – fino a 12 mesi anche per «interventi di
reindustrializzazione» in caso di «concrete prospettive di rapida cessione» –
potrà in gran parte evitare. «La stragrande maggioranza delle aziende non sta
chiudendo, ma ha solo problemi di mercato temporanei: sarà quindi costretta a
licenziare parte dei lavoratori», spiega Michela Spera, segretaria nazionale
Fiom. L’elenco è lungo e non riguarda solo il settore metalmeccanico. Partendo
dalle multinazionali si va dalla Electrolux di Solaro (Milano) a tanti
stabilimenti della Whirlpool: Comunanza (Ascoli), Caserta, Siena più Milano e
Fabriano per gli addetti amministrativi. Ci sono poi i casi dell’indotto del
petrolchimico di Siracusa, gli appalti ferroviari (pulizie, ristorazione e
accompagnamento notte), dell’elettrodomestico in generale, l’indotto Fca e la
siderurgia nelle zone non considerate di «crisi complessa», che invece godono
di altri 12 mesi di cigs.
Un
primo caso eclatante di licenziamenti è già avvenuto. Ad opera della proprietà
cinese – la Wanbao – della Acc di Mel (Belluno): 90 esuberi su 400 dipendenti
nella storica azienda di compressori per frigoriferi. Il 30 settembre scade la
cig straordinaria e i licenziamenti saranno effettivi. La proprietà cinese è
arrivata anch’essa tre anni fa e, non diversamente dagli altri, ha utilizzato
subito gli ammortizzatori. Che ora sono finiti. Nonostante la mediazione della
Regione, non si è arrivati ad un accordo che tenesse tutti al lavoro, nemmeno a
part time.
Lunedì Fim, Fiom e Uilm
saranno sotto al ministero dello Sviluppo in presidio. Per chiedere «al governo
l’apertura di un tavolo urgente per la copertura degli ammortizzatori sociali».
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