Margherita Furlan – Antimafia 2000
21 settembre ’18
L’importante
mancanza di trasparenza sul commercio delle armi determina una forte
corresponsabilità dell’Italia nelle guerre che devastano il pianeta senza la
minima attenzione al rispetto dei diritti umani e dei Trattati internazionali.
Stati
Uniti, Germania, Regno Unito, Francia, Russia, Cina inviano periodicamente
all’Unroca, il Registro delle Nazioni Unite sulle armi convenzionali,
informazioni abbastanza aggiornate sulle esportazioni di armi. L’Italia,
invece, è ferma al 2009. Da nove anni Roma non invia informazioni all'Unroca.
Pare che da allora nessun parlamentare se ne sia accorto. Così come nessuno tra
i tanti esperti di strategie militari che quotidianamente pontificano nei
salotti televisivi.
Ma
c’è di più. Nello scorso anno, l’Italia ha inviato alla sede del Segretariato
dell’ATT (Trattato sul Commercio di Armi) di Ginevra informazioni gravemente
insufficienti riguardo alle esportazioni di armamenti autorizzate ed effettuate
nel 2016. Il rapporto consegnato è infatti privo di una colonna presente invece
nel rapporto dell’anno 2015, quella dei Paesi destinatari. Si sanno le
tipologie e il numero di armamenti dell’esportazione ma non si conoscono i dati
sulle consegne effettive, né il Paese acquirente. Un’assurdità consentita
all’Italia dalla “clausola di riservatezza”: “In the submitted report, some
commercially sensitive and / or national security-related data has been
withheld in accordance with article 13.3 of the Treaty” ("Nella relazione
presentata, alcuni dati relativi alla sicurezza commerciale e / o nazionale
sono stati omessi ai sensi dell'articolo 13, paragrafo 3 del Trattato”). Non è
dato di sapere se questa venga impiegata dal Belpaese per ragioni di tipo
commerciale o per questioni relative alla “sicurezza nazionale”. Sappiamo però
che tra i Paesi che non inviano informazioni all’Onu sulle proprie importazioni
di armi figurano Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar,
Turkmenistan, Paesi verso cui l’Italia negli ultimi anni ha esportato sempre
più armamenti perché considerati partner affidabili, nonostante il massiccio
sostegno che offrono costantemente al terrorismo internazionale.
Si
fa dunque fortemente strada il sospetto che la cosiddetta “sicurezza nazionale”
spesso nasconda lucrosi interessi economici e che una “zona grigia” governi il
mercato delle armi in cui potrebbero regnare collusioni forse inimmaginabili.
Nel
frattempo la guerra e il blocco parziale imposto dalla coalizione a guida
saudita hanno lasciato in Yemen 22 milioni di abitanti, sui trenta complessivi,
in condizioni di emergenza, bisognosi di aiuti umanitari. E’ la più grande
emergenza alimentare mondiale, mentre il colera ha colpito 1,1 milioni di
persone. Nel più grande silenzio mediatico che una guerra abbia mai registrato.

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