Federico Pozzi – Redazione
Sinistra
20 settembre ’18
Lasciate affermi
una banalità sorprendente: I bambini non devono stare in carcere. Neanche
fossero figli di Salvatore Riina o Lucifero in persona.
Quello che è
successo nel carcere di Rebibbia, dove una detenuta ha buttato giù dalle scale
i suoi due figli, qualcosa che non deve più succedere, mai più.
Una società
si giudica da come tratta i suoi elementi peggiori . Perché? Perché è facile trattare bene gli elementi
migliori, molto più difficile trattare gli elementi equamente gli elementi
peggiori, quelli che per un motivo o per un altro sono stati posti (o si sono
posti volontariamente) fuori dalla società (o in alcuni casi addirittura contro
la società). I Detenuti appartengono a questa categoria. Ancora una volta è
però evidente il fallimento sociale italiano. Ovvero l'incapacità di
reintegrare i detenuti nella società.
Secondo la
costituzione il carcere dovrebbe avere un valore "rieducativo", non è
dunque una sorta di gogna pubblica (o peggio ancora di vendetta pubblica), il
carcere dovrebbe essere considerata una scuola e non una scuola di criminalità in
cui chi entra impara molto spesso solo a delinquere meglio.
Associazioni
come "Antigone" o "Nessuno tocchi Caino", da anni dicono
che il nostro sistema carcerario non funziona, è in sofferenza, sovraffollato e
con pochissime riforme, Un’analisi con la quale è impossibile non essere
d'accordo.
Non
bastassero i numerosi suicidi (veri o presunti) di detenuti, le storie di
pestaggi (da parte di detenuti e guardie), gli assassini mirati, gli stupri,
sarebbe sufficiente considerare il numero di detenuti per metro quadro a far
rizzare i capelli in testa a chiunque (quattro detenuti per ogni metro quadrato
disponibile, comprese quindi le aree non preposte a dormitorio, come le cucine
o i bagni).
Oh sì, scommetto
che molti di voi penseranno a quella magica soluzione che piace tanto ai
"legalisti" di casa nostra (sempre con il sedere degli altri però perché
quando tocca a loro diventano ultragarantisti) ovvero costruire più prigioni, bell'idea,
anzi trasformiamo il mondo in un enorme galera, impariamo tutti a vivere nella
nostra cella imbottita e a chiedere al superiore il permesso per pisciare.
Questo non
può essere il sogno di nessuno semmai un incubo, quindi no, costruire più
prigioni, alzare più sbarre è perfettamente inutile, come è inutile chiudere i
porti.
Il sistema
carcerario va riformato. Sarebbe bello eliminarlo, ma questo sarebbe possibile
se fossimo nell'isola di Utopia, ma disgraziatamente la violenza esiste ed è
giusto anche che chi commette atti violenti vada in prigione. Ma attenzione se
ho posto l'accento sulla violenza non è un caso, anni fa (2003), in tempi più
felici (o comunque in cui si usava di più la testa) l'associazione Antigone
lanciò una campagna per la depenalizzazione di tutti i reati contro il
patrimonio, cioé del 90% dei reati puniti in carcere, tutti i furti, gli scippi
e persino le truffe venivano depenalizzati,
All'epoca mi
ero posto fermamente contro, all'epoca ero un coglione (e lo dico apertis
verbis) oggi che ho avuto modo di conoscere (per poco) il mondo carcerario e
l'orrore che vi risiede, sono totalmente d'accordo, e ci sarebbe da parlare
molto sul fatto che sia lo stesso sistema economico in cui viviamo ad alimentare
questo tipo di reati, ma questo è un argomento per un altro articolo.
Certo
capisco che vivo comunque in un mondo un pò utopico, perché ahimé nel frattempo
la società ha preso tutta un’altra direzione rispetto a quello che speravo (e
speravamo) all'epoca, oggi si parla di come "proteggersi meglio" da
orde di non meglio specificati invasori pronti ad entrare in casa (e che c'è di
meglio per proteggersi di un bel fucile d'assalto modello Ak-47 ? Arma per
altro utilissima a distanza ravvicinata, in casa e di notte, di facile e
praticissimo utilizzo, quasi come un alabarda del secolo XV), nonostante tutte
le statistiche confermino un calo dei reati, sembra paradossale ma meno ci sono
reati, più la gente chiede di avere in casa un mitra uzi o un badzooka (altre
armi utilissime da usare in casa). Per me che mi occupo di migranti da una vita,
non è neanche una strabiliante novità, anche loro infatti meno sono e più
creano paure deliranti, irrazionali, da studio psichiatrico. Eppure rimane la
soluzione migliore, i reati contro il patrimonio vanno depenalizzati, tutti i
reati che non comprendano la violenza, vanno generalmente depenalizzati. Per la
violenza è un pò più complicato, perché i violenti devono capire di essere
stati violenti e possibilmente ci si deve assicurare che non ridiventino
violenti appena usciti di prigione, di certo il nostro sistema carcerario non
aiuta, anzi è ampiamente dimostrabile che detenuti che non erano violenti
quando sono entrati in carcere, lo sono diventati dopo aver scontato la pena.
Quindi i violenti vanno rieducati, cioé messi in prigione, ma non nelle
prigioni odierne, ma in istituti carcerari dove vanno seguiti possibilmente da
degli esperti, non sto parlando di cose impossibili, sto parlando di cose che
già si fanno nei paesi scandinavi.
Si deve
arrivare a comprendere la radice della loro violenza, certo ci sarà sempre un
1% che è violento perché gli piace la violenza, ma sono per l'appunto l'uno per
cento, si tratta generalmente di casi psichiatrici, quanti volete che siano?
Facciamo pure che fossero mezzo milione (e mi sono tenuto larghissimo, anzi ho sparato
volutamente molto alto), una popolazione di mezzo milione di casi clinici non
dovrebbe essere un problema per il nostro sistema carcerario, anzi si
potrebbero persino demolire alcune carceri fatiscenti (San Vittore e Regina
Celi tanto per fare due esempi), si risparmierebbero anche un sacco di soldi
che consentirebbero alle carceri più "nuove" di essere migliorate
concretamente (così magari un domani non diventeranno fatiscenti e schifose).
Naturalmente poi bisognerebbe abolire quelli che io chiamo i "non
reati" come ad esempio il reato di clandestinità, cioè il reato di
esistenza in vita per i migranti senza permesso di soggiorno, come pure il
reato sull'uso e/o possesso delle droghe leggere, questi non sono reati o
almeno non dovrebbero esserlo . Di recente ho avuto un interessante discussione
sul problema dei rimpatri dei criminali comuni di diversa nazionalità (rispetto
alla nazionalità italiana), come sempre ho fatto notare che non si capisce
perché dei criminali di diversa nazionalità debbano essere rimpatriati, a meno
che nel loro paese non penda un mandato di cattura. In ogni altro caso il
rimpatrio coatto è una misura punitiva senza alcun senso.
Ho già
accennato come questa politica sia profondamente ingiusta in un articolo
precedente, ma voglio qui sottolineare un altro aspetto : la politica degli "indesiderabili"
attuata negli anni 50 dagli americani che portava sulle nostre sponde gente
come Lucky Luciano è una politica scema perché è controproducente, il criminale
non smette di avere contatti (e quindi di agire ,spesso per interposta persona)
nel paese dove è stato cacciato e inoltre può creare una solida rete anche nel
paese dove è stato spedito (come fece Lucky Luciano), questo tipo di
"pena" serve solo gli interessi della criminalità organizzata che
riesce così ad estendere le sue braccia e i suoi collegamenti un po’ come il
"soggiorno forzato" dei mafiosi al nord.

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