Federico Pozzi - Redazione Sinistra
14 settembre 2018
Hanno
infine trovato la soluzione magica, tutte le aggressioni, i morti, gli insulti,
i pestaggi, sono tutte "goliardate", il termine è diventato di moda
durante quest'estate dopo che un "geniale" figlio di un consigliere
comunale del Partito Democratico ha lanciato un uovo che è finito nell'occhio
di un atleta azzurra "casualmente" nera. Prima hanno detto che un
uovo in un occhio non era una gran cosa, suvvia cosa sarà mai? (In merito
suggerirei la cura "provare per credere". Suggerisco quindi di tirar
un uovo in un occhio a quel genio che ha partorito questa cavolata, per
informazione aggiungo che è stato l'esimio Signor Beppe Grillo, abitante nei
pressi di Genova).
Poi
quando è venuto fuori che si è trattato del figlio di un consigliere P.D. è
stata tirata fuori la storia della "goliardata", come se per qualche
motivo sconosciuto ai più non potesse esserci un iscritto al P.D. (o un figlio
di uno iscritto al P.D.) razzista, ho diversi anni di esperienza e vi assicuro che
ci sono, anzi uno ha fatto il ministro nel governo Gentiloni (il cognome
Minniti vi ricorda qualcosa?).
Ma non
è questo il problema (o per lo meno il problema principale), il problema è che
pochi giorni dopo sono stati trovati i due ragazzini di 13 anni che avevano
ferito con un fucile ad aria compressa un migrante, anche in quel caso i due
hanno giustificato il gesto con le stesse identiche parole
"goliardata" (per altro, dubito, come pare dubitarne anche qualche
giornalista di "Repubblica" che i su detti sappiano cosa significhi
nel vocabolario :"goliardata" ne che avessero mai sentito questa
parola prima che i media la tirassero fuori in merito alla vicenda dell'uovo
nell'occhio) e questo ha chiuso le tendine per lo meno quelle mediatiche del
caso (fortunatamente non quelle legali), come se la "goliardia" fosse
una giustificazione plausibile.
Lasciatemi
esprimere un concetto molto semplice la così detta "goliardia" non è una
giustificazione, né lo è mai stata, si diceva che per "goliardia" si
facessero fare salti dalle torrette di guardia alle reclute della divisione
paracadutisti "Folgore", fino a quando un ragazzo di diciannove anni,
per quelle simpatiche uscite "goliardiche" non ci rimase ammazzato.
Ma del resto la "goliardia" era il termine usato da Mussolini in
persona per giustificare le incursioni delle squadracce fasciste e persino le
botte a Pietro Gobetti o a Giovanni Amendola furono giustificate come
"goliardata".
Gli
squadristi fascisti, le bande di picchiatori che terrorizzarono il paese,
s'ispiravano direttamente oltre che ai reparti d'assalto della prima guerra
mondiale (i famosi "Arditi" e del resto anche loro in qualche modo
erano figli di un certo spirito "goliardico") al
"goliardismo" universitario: canzoni oscene e volgari scherzi maschili
sul sesso e la sessualità, rituali di "iniziazione" per i nuovi
arrivati da parte dei "vecchi", logica di "noi" in quanto
gruppo di "eguali" contro il mondo, violenza e ferocia come
ostentazione della propria virilità e affermazione del proprio io.
Lo stesso
inno ufficiale del fascismo, "Giovinezza", nasce come inno goliardico
(infatti viene cantato in un operetta dagli universitari di Alessandria che
partono per il fronte della grande guerra )l'intimo nesso storico tra il
fascismo squadrista e spirito goliardico universitario, condito con il sangue e
la violenza delle trincee è stato profondamente analizzato in numerosissimi e
seri testi storici a partire da Renzo De Felice.
La
"goliardia" è il termine usato per giustificare i più atroci casi di
bullismo, nonnismo o razzismo, che ha poco a che fare con il senso
"giocoso", scherzoso del termine. La goliardia è il velo dipinto che
nasconde l'orrore, l'escamotage per giustificare tutto e tutti. C'è molto del
fascismo dei primordi (quello del 19-21 per intenderci) nelle
"goliardate": la violenza come "gioco", la sopraffazione
del più forte sul più debole, l'agguato dei molti (due o più) contro il singolo,
che poi viene fatto passare per "scherzo", per "irrequietezza
giovanile " o al massimo per scemenza, così invece di affrontare il problema
e chiamare le cose con il loro nome si "rassicura" la maggioranza
della popolazione: "Tranquilli sono solo degli scemi che hanno giocato non
succede niente, tornate in spiaggia oppure guardatevi il prossimo servizio su
quanto gelato consumeranno gli italiani quest'estate".
Questo
era (ed è) il senso del discorso e così mentre compatiamo il povero
"goliarda" scemo e della vittima non sentiamo più parlare (essa
sparisce ,come in un gioco di prestigio), non ci accorgiamo dei piccoli (e
grandi) gerarchi che crescono intorno a noi, non ci accorgiamo che questi
saranno i futuri Kapò dei campi di concentramento e sterminio, chiediamo armi
quando avremmo bisogno di intelligenze (e soprattutto di intelligenze
critiche).
Ah, hanno
sparato ad un altro migrante, ma tranquilli è stata solo un’altra goliardata, godetevi
quest'altra giornata di sole, pensate alla salute (cioé fatevi i fatti vostri)
e adesso va in onda la pubblicità.

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