mercoledì 12 settembre 2018

LA mia opinione Mi sono tolto il fazzoletto quello bianco verde e rosso ed al collo mi sono messo quello che è solo rosso.


Federico Pozzi -  Redazione Sinistra
12 settembre 2018



Seguitando la citazione di Ivan della Mea :" Mi hanno dato del cinese/mi hanno detto disfattista/ho risposto secco, secco /ero e sono comunista!". 
Questa mi pare l'unica risposta sensata che si possa dare a chi si senta offeso dal fazzoletto dell'A.N.P.I. indossato dall'attrice Ottavia Piccolo, tanto da poterla denunciare.  
Il fazzoletto tricolore dell'A.N.P.I. non vi và più bene? 
Benissimo seguiremo il consiglio datoci da della Mea nella canzone "Nove maggio". Smetteremo di indossare il tricolore e ricominceremo a portare al collo quello rosso. Quel fazzoletto che ha significato tanto per i nostri nonni e (oramai) bisnonni, che per venti mesi lottarono per un paese migliore, più democratico, più libero, senza più l'oppressione delle leggi razziali, in città, come in campagna, nelle montagne come sulle pianure. Potrei persino essere d'accordo con chi ha sollevato la polemica, poiché il governo giallo-verde non merita assolutamente i partigiani, non può leggittimamente dichiarare di essere erede di quella tradizione, del resto già il Presidente del Consiglio (o come preferisco chiamarlo io L'attaccapanni supremo) ci aveva già ampiamente chiarito di non appartenere a quella tradizione, dichiarando l'otto settembre la data dell'inizio della ricostruzione nazionale. Lui se mai (se dobbiamo pensarla bene) appartiene alle "sporche figure" che fuggirono da Roma, lasciando lo stato in balia dei tedeschi, oppure (ma non vogliamo pensarlo) ai "fedelissimi" di Mussolini che ricrearono lo stato fantoccio di Salò. 
Quindi possiamo largamente abbandonare il tricolore e metterci al collo il fazzoletto rosso, dobbiamo capirlo, lo stato non ci rappresenta più, forse non ci rappresentava più da tempo,ma mi pare che con questo governo siamo arrivati al punto definitivo di rottura, per questo chiedo la mobilitazione, non basta ricostruire "politicamente" un CLN, dobbiamo ricostruirlo con il movimento. 
Torno a citare il VII congresso del P.C.U.S. e la tesi del compagno Georgi Dimitrov - Un fronte popolare antifascista, il più ampio possibile -  Abbiamo finito di giustificare un facile nazionalismo d'accatto (Vedete di riferirlo a Stefano Fassina), il nazionalismo "di sinistra" era ancora un argomento valido negli anni 50-60 quando numerosi paesi coloniali si scrollarono di dosso il pesante giogo sotto cui vivevano, ma il nazionalismo "di sinistra" aveva probabilmente già perso la sua battaglia dagli anni cinquanta del secolo precedente, l'unica risposta può venire dall'internazionalismo che non deve essere forzatamente un internazionalismo "proletario", il mondo è cambiato, di proletari in giro non ce ne sono più così tanti (fatta salva, forse la repubblica popolare Cinese,"fabbrica" del mondo), deve essere un internazionalismo di movimenti, sì lo so è una proposta che puzza di Social Forum (anni 00 di questo secolo) lontano un miglio, un movimento che di fatto è morto, se qualcuno ha una soluzione migliore è pregato di esplicitarla nei commenti, tenendo conto che non si propone qui la pedissequa ripetizione dei forum sociali degli anni zero con tutti i loro errori politici, ma che l'idea andava nella giusta direzione, un movimento dei movimenti , un associazione delle associazioni, aver fallito non significa non poterci riprovare, conoscendo gli errori che si sono commessi la prima volta. 
Dobbiamo tornare ad indossare il fazzoletto rosso come diceva Della Mea, non metterci ad inseguire la destra sul terreno del nazionalismo dove ha già vinto (prima di tutto per l'imposizione del tema del razzismo, una tara di ogni nazionalismo che non può essere ignorata), dobbiamo tornare ad essere internazionalisti per l'abbattimento delle frontiere, i giorni del "tircolore" sono tramontati, sono arrivati quelli della lotta e dei fazzoletti rossi.  
Del resto, da queste bande la tautologica verità che "siamo tutti italiani", non ha mai attecchito un granché , sì siamo tutti italiani ma ci sono le classi sociali, ci sono gli sfruttati e gli sfruttatori.

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