Sandro Carli – JOBnews
6/08/2018
Si dice che nella storia delle
vertenze sindacali la notte porta bene. Come al solito la verità non sta mai da
una sola parta. Grandi vertenze per il rinnovo dei contratti in particolare nel
passato si sono concluse in modo positivo. Quando si era sviscerato tutto lo
scibile le parti si riunivano in “ristretta” per provare a chiudere l’accordo e
poi portare i risultati alla delegazione dei lavoratori che aveva assistito
alla trattativa. Spesso le vertenze si sono chiuse positivamente. Ma non sono
mancati i casi in cui, proprio nella notte, si sono avute rotture clamorose. E
una lunga notte è iniziata al Mise il ministero dello Sviluppo economico e del
Lavoro, di cui è titolare il vicepremier Di Maio che si è deciso ad affrontare
la vertenza Ilva dopo che i sindacati, Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm Uil avevano
posto un ultimatum, proclamando una giornata di sciopero in tutto il gruppo.
Sciopero previsto per il giorno 11 e tutt’ora confermato.
Al tavolo di trattativa
rappresentanti di Arcelor Mittal. Allora sono legittimi
Al tavolo al ministero siedono i
rappresentati di Arcelor Mittal, colosso dell’acciaio indoeuropeo che si è
aggiudicato la gara per rilevare il gruppo siderurgico italiano, i dirigenti
sindacali e il governo. La presenza dei rappresentanti di Arcelor Mittal
significa, perlomeno così viene intesa, che la questione di legittimità della
gara posta da Di Maio è stata accantonata dopo il parere espresso
dall’Avvocatura dello Stato e dall’Anticorruzione. Il ministro ne aveva fatto
una questione preliminare, quasi una battaglia personale, accusando, di fatto,
il governo di cui era ministro Calenda, di aver approvato una gara la cui
legittimità era in forte dubbio. Anzi, per la precisione il ministro e
vicepremier aveva dichiarato che si era trattato di “un delitto perfetto, ma la
gara non si poteva annullare”. Di Maio non aveva letto la risposta dell’Avvocato
dello Stato, ne aveva solo fatto un sunto. Alla richiesta di Calenda, “se
ritieni la gara illegittima” non aveva mai risposto. Così come non ha mai
risposto ai sindacati, al sindaco di Taranto. C’è voluto l’annuncio dello
sciopero perché arrivasse la convocazione.
Al Mise circola una bozza di
accordo ma non si capisce chi l’ha formulata
Negli ambienti del Mise circola
una bozza di accordo che, allo stato, non si capisce bene chi l’abbia
predisposta e presentata, in cui per quanto riguarda il nodo centrale della
trattativa, il “quantum” che riguarda i posti di lavoro si parla della
assunzione di 10.100 lavoratori sui circa 14 mila che fanno parte del
siderurgico, entro il 2018. Se ben ricordiamo siamo fermi al punto di partenza
con gli esuberi respinti fin dall’inizio dai sindacati. Il ministro Di Maio non
ha mosso un dito. Poi vengono previsti incentivi all’esodo e si parla di
assunzioni per chi rimarrà fuori non avendo beneficiato di incentivi, ma entro
il 2023. Nella bozza si parla di “costi invariati” che verrebbero mantenuti
tramite la riduzione dell’orario di lavoro. Nella nota che è stata fatta
circolare al ministero, non si capisce se si tratta di una iniziativa
ministeriale, si afferma che con la proposta di accordo sarebbe “soddisfatta la
richiesta dei sindacati che hanno sempre puntato a non lasciare per strada
alcuno dei 14 mila lavoratori”. La “soddisfazione” non c’è proprio. Si tratta
di una “invenzione” di chi ha scritto il testo. Sarebbe interessante conoscere
il parere del ministro Di Maio.
Fiom Cgil e Fim Cisl. Il governo
deve far cambiare posizione a Mittal
Si conosce intanto quello della
Fiom Cgil espresso dalla segretaria generale Francesca Re David . “Allo stato
attuale siamo lontanissimi da un accordo – afferma – bisogna vedere quali
modifiche sostanziali sono sul tavolo.Continuiamo a chiedere che non ci siano
esuberi, che ci sia piena occupazione e pieno riconoscimento dei diritti
salariali e sindacali. Nessuno di questi punti è garantito. Noi non ci
sottraiamo al confronto ma Mittal deve cambiare posizione. Il governo deve far
cambiare posizione a Mittal”. Interviene anche il segretario generale della Fim
Cisl, Marco Bentivogli, il quale afferma che “nei primi testi consegnati le
distanze sono ancora molto rilevanti su assetti occupazionali, conferma salario
di secondo livello fino a nuova contrattazione aziendale, necessità che il
governo confermi 250 milioni per gli incentivi volontari all’esodo, somma
stanziata già dal precedente governo, doppio regime salariale con neoassunti,
conferma trattamenti economici e normativi pre-esistenti. Dobbiamo avere un
quadro complessivo dei testi, compresi gli allegati e valuteremo come
proseguire”.

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