Redazione Pressenza International press agency
Da Progetto melting pot Europa
17 settembre ’18
Da Progetto melting pot Europa
17 settembre ’18
A Ventimiglia, 9 km dalla
frontiera francese, passano decine di migliaia di rifugiati ogni anno. Fuggono
da guerre, da torture, da violenze. Tentano di varcare il confine per
raggiungere familiari o conoscenti in Francia, Inghilterra e altri paesi
europei, rischiando la vita durante il tragitto.
Una volta superata la frontiera
spesso incontrano abusi, detenzioni e respingimenti dalla polizia francese.
Questi tentativi durano mesi, mesi in cui uomini, donne e bambini rimangono
bloccati a Ventimiglia, senza accesso ai servizi primari: acqua potabile, bagni
pubblici, cibo, un luogo dove dormire, a parte il campo della croce rossa,
militarizzato, desolato e distante. I rifugiati sono oltretutto soggetti al
razzismo e all’ostracismo di buona parte della popolazione locale, ostile a
chiunque non abbia la pelle bianca.
In questa situazione drammatica, tuttavia, una piccola parte della popolazione resiste: tra questi Delia, il cui bar è diventato l’anima della solidarietà a Ventimiglia.
In questa situazione drammatica, tuttavia, una piccola parte della popolazione resiste: tra questi Delia, il cui bar è diventato l’anima della solidarietà a Ventimiglia.
La storia di Delia inizia 3 anni
fa, quando invita a entrare e offre un pasto ad alcune donne e bambini seduti
sul marciapiede di fronte al bar. Da allora, grazie al passaparola, il bar è
diventato un punto di riferimento per tutti i rifugiati che transitano da
Ventimiglia, oltre che per i volontari e le organizzazioni solidali.
Delia, soprannominata “Mamma
Africa”, ha aiutato migliaia di persone in transito, offrendo vestiti, un pasto
caldo, un abbraccio e un luogo accogliente a chiunque ne avesse bisogno. Ha
distribuito scarpe, aiutato a decifrare documenti, assistito nella ricerca di
alloggio, offerto pasti gratuiti a donne, bambini e a chiunque non può
permettersi di pagare. Al bar Hobbit si possono caricare i cellulari e si può
utilizzare il bagno (attrezzato di spazzolini, dentifricio, sapone, assorbenti
e fasciatoio) senza obbligo di consumazione. I bambini hanno un angolo tutto
loro, che Delia ha creato raccogliendo giocattoli usati. Il bar è spesso
l’unico rifugio per i più vulnerabili, donne incinte, minori, vittime di
tratta.
Tuttavia la solidarietà di Delia
l’ha resa invisa al vicinato e a una parte di popolazione di Ventimiglia, che
ha messo al bando il Bar Hobbit, soprannominandolo il “bar dei neri” e il “bar
degli immigrati”. Insulti, aggressioni e atti vandalici fanno ormai parte della
quotidianità di Delia. L’isolamento, la perdita della clientela e pressioni di
vario genere hanno spinto il bar in una situazione economica sempre più grave.
Delia non è più in grado di sostenere le spese ed è stata costretta suo
malgrado a mettere il bar in vendita.
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